ROMA (ITALPRESS) – La chirurgia plastica è una disciplina medica che unisce competenze ricostruttive, rigenerative ed estetiche, con l’obiettivo di ripristinare funzione, forma e armonia del corpo: del resto, l’aggettivo plastica deriva dal greco modellare ed esprime bene la natura di questa specialità. La chirurgia plastica ricostruttiva interviene nei casi di malformazioni congenite, traumi, ustioni, tumori o perdita di tessuti, contribuendo a restituire funzionalità e qualità di vita: negli ultimi anni la disciplina ha sviluppato anche una forte componente rigenerativa, grazie all’impiego di tecniche innovative come il lipofilling, le cellule adipose derivate dal grasso. La chirurgia plastica comprende la componente estetica, che si occupa di migliorare proporzioni e armonia del corpo e del volto: forse la defillazione più nota è sicuramente la più chiacchierata, ma legata a filo doppio con la chirurgia ricostruttiva con la quale condivide le tecniche e il sapere.

“La chirurgia plastica viene considerata l’ultima grande chirurgia perché quella generale sta ormai scomparendo a vantaggio delle specialistiche, che si affermano sempre di più: il chirurgo plastico è rimasto l’unico in grado di spostarsi lungo il corpo. I nostri interventi modificano l’anatomia del volto, della mammella, degli arti, delle mani: nella nostra formazione conosciamo molto bene l’anatomia sia di superficie che di profondità”, ha detto Franco Bassetto, direttore della clinica di Chirurgia plastica presso l’Azienda ospedaliera dell’Università di Padova e presidente della Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva, rigenerativa ed estetica (Sicpre), intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.

Per Bassetto uno step fondamentale per il futuro della disciplina può arrivare con la costituzione dell’Ortoplastica, ovvero “un’unità composta da un ortopedico e un chirurgo plastico: abbiamo la possibilità di spostare parti del nostro corpo laddove c’è stata una frattura, se queste due figure lavorano insieme anche l’evoluzione della stessa frattura è diversa e molto più consolidata, portando le persone a guarire molto prima; ci auguriamo di sviluppare l’unità di Ortoplastica anche a livello politico. In passato a intervenire erano prima l’ortopedico e dopo il chirurgo plastico per i tessuti molli, ma era troppo tardi: bisogna intervenire subito con l’Ortoplastica, concordando fin dall’inizio un programma chirurgico”.

La tragedia del 1° gennaio a Crans-Montana, aggiunge, è servita a “spiegare cos’è la chirurgia rigenerativa: questi tessuti di origine non umana ma animale, chiamati matrici, vengono processati dalle aziende che li commercializzano con l’obiettivo di rigenerare il tessuto. In passato i nostri maestri nei Centri ustioni cercavano di indurci a sviluppare un tessuto su cui mettere un innesto, adesso la cosa è cambiata e si fa chirurgia rigenerativa fin dall’inizio: si asporta il tessuto ustionato con enzimi o altro e si parte subito con la rigenerazione, utilizzando queste matrici. In Nuova Zelanda ad esempio hanno molte pecore e dal loro stomaco, abituato a lavorare 24 ore al giorno, hanno ricavato matrici molto sensibili alla neovascolarizzazione: sono tessuti esercitati che vengono utilizzati proprio per cominciare a rigenerare la pelle persa nella grande ustione. Avere accanto un chirurgo plastico significa disporre di una persona propositiva e innovativa: la nostra specialità va alla velocità della luce”.

Uno degli aspetti su cui l’impegno di Bassetto è ininterrotto è la denuncia della “mutilazione dei genitali femminili come un crimine che non avviene solo in quei paesi che ne fanno non tanto un credo religioso quanto una pratica tribale, con l’amputazione nei confronti di queste bambine a livello del clitoride e l’infibulazione a livello vulvare: in Italia abbiamo cominciato a parlarne perché le nuove generazioni girano e cominciamo a vedere bambine trattate nei loro paesi d’origine che si rivolgono a noi. Anche in questo caso la chirurgia plastica rigenerativa, attraverso l’asportazione della cicatrice creata dall’atto vandalico, interviene con l’iniezione di tessuto adiposo o con le cellule staminali: l’obiettivo è modificare i genitali femminili in modo tale che queste ragazze possano avere una vita normale”.

L’ultima riflessione del presidente della Sicpre è dedicata all’importanza di svolgere gli interventi di chirurgia plastica estetica “in strutture in cui si capisce subito se ci sono i codici di sicurezza. Abbiamo sentito tante cose brutte, come ad esempio quel paziente morto a Roma con il fidanzato a filmare cosa stesse succedendo: questi sono interventi che hanno bisogno di un anestesista, di una sala operatoria, di professionisti seri. Oggi ci si può tranquillamente informare e non lasciarsi abbindolare dal web, che è la nostra grande nemica: bisogna parlarne anche con il medico di base, che è la persona che più di tutti vuole fare l’interesse del paziente perché avendolo conosciuto negli anni è la figura giusta per indicare dove, come e con chi fare un eventuale intervento di chirurgia estetica”.

– foto tratta da video Medicina Top –

(ITALPRESS).