A rendere possibili (e piacevoli) i giochi di prestigio è il funzionamento del nostro cervello, che tende a illudere se stesso. «La nostra percezione è fortemente condizionata da ciò che abbiamo sperimentato in passato e da quanto ci attendiamo», spiega Guido Marco Cicchini, ricercatore del Cnr di Pisa. «Le nostre aspettative possono modificare in maniera profonda e convincente l’aspetto di quello che arriva ai sensi»