

MILANO (ITALPRESS) – Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dall’iperglicemia, cioè dall’aumento dei livelli di glucosio nel sangue: l’iperglicemia si manifesta quando l’organismo non produce una quantità sufficiente di insulina, l’ormone sintetizzato dal pancreas che permette al glucosio di entrare nelle cellule, dove viene utilizzato come fonte di energia; quando questo meccanismo non funziona, lo zucchero si accumula nel sangue e nel tempo può provocare complicanze che coinvolgono il cuore, i reni, gli occhi e il sistema nervoso.
Il diabete si manifesta in due forme principali, 1 e 2: il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, che spesso compare nell’infanzia o nell’adolescenza e che è causata dall’attacco del sistema immunitario alle cellule del pancreas che producono l’insulina; distrutta la fabbrica, si dovrà assumere insulina per tutta la vita. Il diabete di tipo 2 è la forma più diffusa, legata a resistenza all’insulina e a una ridotta produzione dell’ormone: è spesso associato a sovrappeso, obesità e stile di vita sedentario e compare più frequentemente nell’età adulta. “Da più di quarant’anni si cerca di capire quale sia la causa del diabete di tipo 1, ma ancora non è chiarissimo: sappiamo che è una malattia autoimmune, nella quale i linfociti cominciano a reagire contro le cellule del pancreas che producono insulina finendo per distruggerle; non si sa cosa sia a scatenare questa reazione autoimmune, nonostante tanti anni di studi”, ha detto Raffaella Buzzetti, professoressa ordinaria di Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e presidente della Società italiana diabetologia (Sid), intervistata da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
“Non c’è un unico genere di diabete di tipo 1, ma differenti parti del genoma possono determinare un maggiore rischio in alcuni individui rispetto ad altri: dopodiché, di volta in volta, sono stati presi in considerazioni fattori eziologici come virus, infezioni, proteine del latte vaccino nell’alimentazione del neonato; pare tuttavia che anche questo possibile agente eziologico non sia mai stato confermato”, ha aggiunto.
Negli ultimi anni, aggiunge, l’incremento del peso “ha sicuramente anticipato l’insorgenza del diabete di tipo 1 nei bambini e nei giovani o comunque ne ha determinato un incremento di prevalenza: per quanto riguarda i sintomi, quelli più caratteristici sono un aumento della sete e della quantità di urina, dimagrimento, stanchezza, nausea, vomito o sintomi molto più gravi che richiedono un ricovero ospedaliero. È una malattia in aumento, come anche il diabete di tipo 2, sia nel mondo occidentale che nei paesi in via di sviluppo: i meccanismi che determinano quest’aumento non sono ben chiari, ma sicuramente tra le cause dell’incremento di tipo 1 c’è un aumento dei casi di obesità ed eccedenza ponderale. Fino ad oggi lo si è affrontato con la terapia insulinica: i linfociti distruggono le proprie cellule che producono insulina endogena, di conseguenza si è provveduto a utilizzare quella esogena, cioè prodotta in laboratorio e somministrata dall’esterno. Dalla sua scoperta nel 1921 è stato possibile trattare con l’insulina le persone con diabete di tipo 1, che altrimenti sarebbero morte: con il tempo le tipologie sono migliorate in quanto prima si utilizzava l’insulina bovina, poi quella suina, poi quella umana e infine forme analoghe sempre più funzionali”.
La terapia attuale, spiega Buzzetti, “prevede la somministrazione o con strumenti simili alle penne, quindi per via sottocutanea, o con i cosiddetti microinfusori che sono dispositivi che erogano insulina: alcuni prevedono una cannula che si posiziona a livello addominale, altri aderiscono a braccia o addome e dialogano con i sensori che monitorano la glicemia in maniera continuativa. L’evoluzione è stata davvero importante, grazie alle aziende che hanno prodotto dispositivi sempre più efficienti e adeguati a migliorare la qualità di vita del paziente: tutto questo permette di effettuare esercizio fisico a chi ha diabete di tipo 1”.
Per quanto riguarda le cure, invece, “c’è un farmaco che si chiama Teplizumab ed è un anticorpo monoclonale approvato dall’Ema: speriamo venga presto approvato anche dall’Aifa; esso è finalizzato alla prevenzione del diabete di tipo 1, in modo che chiunque non abbia ancora la malattia conclamata ma solo gli autoanticorpi possa attraverso il farmaco dilazionare o prevenire l’insorgenza del diabete. L’Italia è l’unico paese al mondo ad avere una legge sullo screening del diabete di tipo 1: questa verrà implementata in tutte le regioni italiane, finora solo in quattro ha avuto un progetto iniziale e ha già dato risultati per l’identificazione dei bambini a rischio; prevenire il diabete è importantissimo per evitare complicanze che richiedono ricoveri ospedalieri, che rischiano di determinare anche il decesso del bambino”.
In conclusione, in termini percentuali “il diabete di tipo 1 rappresenta circa il 10% di tutte le forme della malattia: ha un’insorgenza nell’infanzia e nell’adolescenza, ma nel 50% dei casi arriva dopo i trent’anni; in futuro ci sarà anche la possibilità di trapiantare le betacellule. Il diabete di tipo 2 è la forma più prevalente, siamo al 90%: è fondamentale lo stile di vita, come anche l’attività fisica e una dieta adeguata”
-Foto tratta da video Medicina Top-
(ITALPRESS).





