Pensavo a un raffreddore fuori stagione, ma vedo che gli starnuti non passano e poi mi lacrimano gli occhi. Il sospetto è che mi sia venuta un’allergia alle graminacee, di cui soffrono da anni tanti miei amici. Vorrei però essere certo e chiedere a un esperto di BenEssere quali sono i sintomi dell’allergia ai pollini, gli esami validati scientificamente per diagnosticarla e le possibilità di cura.
Andrea Z.

La risposta di Riccardo Asero, ex presidente e membro del gruppo di coordinamento scientifico dell’Associazione allergologi immunologi italiani territoriali e ospedalieri (Aaiito)

Gentile Andrea, il suo problema è molto comune. Secondo i dati dell’Associazione allergologi immunologi italiani territoriali e ospedalieri (Aaiito), un italiano su tre soffre di rinocongiuntivite allergica o di asma allergica o di entrambe.

Salute e medicina

Quando le allergie ai pollini s’incrociano con quelle ai cibi

Quando le allergie ai pollini s’incrociano con quelle ai cibi
Quando le allergie ai pollini s’incrociano con quelle ai cibi

L’allergia alle graminacee e ad altri pollini si manifesta con sintomi simili a quelli del comune raffreddore: rinorrea (naso che cola), prurito al naso, starnutazione (spesso starnuti in serie), ostruzione nasale (naso chiuso). Spesso sono associati anche sintomi oculari, per cui si parla di rinocongiuntivite: iperemia congiuntivale (occhi rossi), lacrimazione, prurito oculare.

Una risposta anomala del sistema immunitario
L’innesco della reazione allergica è dovuto al contatto con allergeni presenti nell’ambiente, in molti casi pollini, ma anche acari della polvere, peli di animali, spore di funghi o muffe. Normalmente queste sostanze non provocano alcun tipo di reazione ma nelle perso­­ne allergiche attivano in modo anomalo il sistema immunitario, che produce anticorpi detti IgE e attiva particolari cellule, i mastociti, con conseguente rilascio di istamina, una sostanza che provoca i sintomi sopra descritti.

Il prick test per la diagnosi
Per essere certi che si tratti di allergia, vi sono esami affidabili di routine ma in alcuni casi lo specialista potrebbe chiedere approfondimenti prescrivendo test di secondo e terzo livello.
• Prick test. La prima indagine è il prick test, che consiste nel mettere a contatto i vari allergeni con la pelle del soggetto, disponendo una goccia di ciascun allergene sull’avambraccio e pungendola delicatamente. È un esame rapido e indolore: nel giro di 15 minuti si ha una risposta che consiste - se positiva - in un piccolo pomfo pruriginoso nel punto corrispondente a uno o più allergeni testati. Bassissimo il rischio di effetti collaterali.
Rast test. Sono test di laboratorio e sono dosaggi delle IgE specifiche per ogni singolo allergene. Si eseguono con un normale prelievo di campione di sangue.
Test molecolari. Sono esami di secondo livello e si eseguono come il Rast test ma possono individuare anticorpi di classe IgE verso molte componenti singole di una data fonte allergenica. Sono particolarmente utili per i pazienti positivi a più allergeni o quelli sensibili ad allergeni presenti in più fonti allergeniche.
Isac test. Esame di terzo livello, è un pannello di oltre 100 molecole allergeniche sia alimentari che respiratorie che vengono testate tutte insieme in alcuni casi molto selezionati. Un altro test molecolare molto affidabile è l’Alex2.
Spirometria. È importante ricordare che la rinite allergica persistente si associa in circa il 30% dei casi all’asma, per cui se è presente un sospetto clinico di quest’ultima è indicata anche l’esecuzione di una spirometria.

Farmaci per i sintomi o immunoterapia
Il trattamento della rinite allergica si basa sull’utilizzo di vari farmaci con diversi meccanismi d’azione, che possono essere tra loro associati a seconda della durata e gravità dei sintomi. Si tratta di antistaminici, corticosteroidi nasali, cromoni, antileucotrieni, anticolinergici e vasocostrittori. La scelta del tipo di farmaco, la dose e la modalità di assunzione devono essere sempre indicate dal medico.
L’immunoterapia, invece, impropriamente definita “vaccino”, consiste nel somministrare dosi crescenti dell’allergene fino ad “allenare” il sistema immunitario a non rispondere più in maniera anomala quando viene a contatto con l’allergene stesso. Questa terapia provoca la riduzione dei sintomi a lungo termine e può essere somministrata per via sottocutanea o per via sublinguale.

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