

PALERMO (ITALPRESS) – Dalla ricerca scientifica alla pratica clinica, con l’obiettivo di rendere le cure sempre più personalizzate e rispondenti alle caratteristiche di ciascun paziente. E’ questo il filo conduttore del workshop nazionale dell’EATRIS Spotlight Programme, dal titolo “Precision medicine innovations for diagnosis and therapy of tissue and organ failures: from the research infrastructures to the healthcare”, ospitato a Villa Magnisi, sede dell’Ordine dei Medici di Palermo. Un appuntamento che mette al centro la medicina di precisione e la ricerca traslazionale, ovvero il percorso che consente di trasformare le scoperte maturate nei laboratori in applicazioni concrete per la diagnosi e il trattamento delle malattie.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’IRCCS ISMETT di Palermo e l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano, con il coordinamento di A_IATRIS, la rete italiana per la medicina traslazionale coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità. Una sinergia tra due realtà di riferimento della ricerca biomedica nazionale, chiamate a condividere competenze e progettualità per accelerare il trasferimento dell’innovazione scientifica al letto del paziente.
«La medicina di precisione – afferma Edy Tamajo, Assessore regionale alle Attività produttive – rappresenta una delle frontiere più importanti dell’innovazione contemporanea, ma ci pone anche una questione politica ed economica: quale ruolo vogliamo assegnare alla Sicilia nella costruzione delle nuove conoscenze e delle nuove tecnologie? La nostra ambizione non può essere soltanto quella di utilizzare innovazioni sviluppate altrove. Dobbiamo creare le condizioni affinchè la Sicilia diventi un luogo in cui la ricerca produce conoscenza, genera impresa, attrae investimenti e offre opportunità ai nostri giovani.
Esperienze come quelle di ISMETT e della Fondazione RiMED dimostrano che questo percorso è possibile. La collaborazione tra istituzioni scientifiche, università e sistema produttivo può contribuire alla nascita di un’economia fondata sulle competenze e sull’innovazione.
L’intelligenza artificiale, le biotecnologie e la medicina personalizzata non riguardano esclusivamente il futuro della sanità. Sono anche settori strategici per lo sviluppo industriale e per la competitività dei territori.
Come Assessorato regionale alle Attività produttive abbiamo il dovere di accompagnare questa trasformazione, favorendo il trasferimento tecnologico e il dialogo tra ricerca e imprese.
La vera sfida è fare in modo che il valore scientifico prodotto in Sicilia diventi anche valore economico e sociale per la Sicilia. Perchè una terra che investe nella conoscenza non si limita a immaginare il proprio futuro: comincia a costruirlo».
‘E’ un convegno sulla medicina di precisione, stiamo lavorando per trasformare e portare le cure dalla cura della malattia alla cura della persona. Significa non avere una terapia uguale per tutte le malattie, ma avere una terapia specifica per ogni persona”, ha spiegato Angelo Luca, direttore dell’IRCCS ISMETT di Palermo. Un cambiamento di prospettiva che passa anche attraverso le infrastrutture internazionali di ricerca. “EATRIS è una infrastruttura di ricerca europea, di ricerca traslazionale avanzata; noi siamo dentro questa infrastruttura dal 2014. E’ una infrastruttura che coinvolge 15 paesi, oltre 175 centri in tutta Europa, ed è una infrastruttura attraverso cui l’intera Sicilia, quindi non solo ISMETT, ha accesso a competenze, tecnologie avanzate, progettualità scientifiche”.
Un sistema di collaborazione che, secondo Luca, può rappresentare anche uno strumento per attrarre talenti e investimenti, favorendo il dialogo tra ricerca e mondo produttivo. “Sono infrastrutture internazionali queste che hanno il potenziale di poter attrarre i talenti, che ovviamente hanno bisogno di collaborazioni internazionali, di poter interessare le imprese, perchè oggi abbiamo bisogno di una ricerca che interessi le imprese. E’ un’infrastruttura in grado di accelerare i prodotti della ricerca in cure concrete per i pazienti”.
Tra i temi centrali della giornata c’è anche l’intelligenza artificiale, sempre più presente nei percorsi diagnostici, terapeutici e chirurgici. “Sta stravolgendo la nostra vita di tutti i giorni, magari senza che ce ne accorgiamo. A maggior ragione sta stravolgendo il modo di fare, di curare i nostri pazienti”, ha sottolineato il direttore dell’ISMETT, descrivendo applicazioni già entrate nella quotidianità ospedaliera. “Oggi in sala operatoria curiamo i nostri pazienti con sistemi di robotica integrati con intelligenza artificiale, che muovono da soli i bracci di robotica, oppure avendo degli ologrammi, cioè delle immagini tridimensionali sul paziente, che muoviamo per vedere qual è l’approccio chirurgico migliore”.
L’obiettivo è ampliare ulteriormente queste possibilità anche sul fronte della ricerca. “Noi quello che stiamo facendo è adesso rinnovare la nostra infrastruttura di ricerca, vogliamo creare una nuova piattaforma che integra l’intelligenza artificiale in questa infrastruttura”. Un progetto che punta soprattutto a valorizzare l’enorme quantità di informazioni disponibili. “Concretamente questo significherà lavorare su progetti in cui l’intelligenza artificiale ha un ruolo determinante, perchè è possibile analizzare migliaia di dati clinici e biologici dei pazienti. E mettere insieme dati clinici e biologici dei pazienti significa, naturalmente, poter dare delle risposte più personalizzate”.
Un esempio concreto riguarda i pazienti sottoposti a trapianto e la gestione delle terapie immunosoppressive, indispensabili per prevenire il rigetto dell’organo. “Per le nostre migliaia di pazienti trapiantati, oggi un paziente trapiantato prende una pillola di farmaco immunosoppressore, che è indispensabile per evitare il rigetto. Il problema è che non riusciamo a sapere in anticipo qual è la concentrazione di farmaco nel sangue del paziente: potrebbe essere troppa e quindi avere tossicità, potrebbe essere poca e quindi avere il rigetto”. E’ proprio su questo equilibrio che l’intelligenza artificiale potrebbe offrire un contributo decisivo: “Con l’intelligenza artificiale stiamo concretamente sviluppando dei progetti che ci aiutano a predire qual è la dose di farmaco di cui il paziente ha bisogno per evitare il sovradosaggio o il sottodosaggio del farmaco stesso”.
La collaborazione con il Galeazzi di Milano rappresenta un altro tassello strategico del percorso. Due istituti con caratteristiche differenti, ma con obiettivi comuni e competenze potenzialmente complementari. “Il Galeazzi sicuramente è una realtà che ha una grande tradizione e visibilità in Italia. Direi che siamo molto diversi, ma molto simili”. ha osservato Luca. “Nella diversità, ovviamente, nascono, a mio avviso, le migliori sinergie: loro sono nel Nord del paese, noi siamo al Sud; loro però sono collegati allo Human Technopole, noi siamo strettamente integrati con la Fondazione Ri.MED, che sono i due grandi centri di ricerca biomedica che determineranno il futuro della ricerca biomedica in Italia, a mio avviso”. Da qui la prospettiva di consolidare un’intesa capace di produrre ricadute concrete: “E quindi penso che questa collaborazione potrà sicuramente svilupparsi e dare risultati importanti ai pazienti, soprattutto”.
Sulla stessa linea Giuseppe Banfi, direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano, che ha evidenziato il lavoro già avviato tra le due strutture. “E’ un’ottima collaborazione: abbiamo iniziato in questi anni a cooperare tra il nostro istituto e ISMETT su diversi temi, essenzialmente legati ad alcuni grant, ad alcuni bandi nazionali che ci hanno visto protagonisti”. Un rapporto che ha già prodotto esperienze positive e che potrebbe ora assumere una dimensione più strutturata. “Una collaborazione molto attiva, di cui siamo stati veramente molto contenti, e questa collaborazione è stata apprezzata anche dalla nostra amministrazione. Credo che questo intento di cooperare debba essere sostanziato da una cooperazione ufficiale tra noi e ISMETT, che credo che la manderemo avanti insieme al professor Luca”.
La complementarità riguarda sia l’attività clinica sia quella scientifica: “I nostri istituti sono anche complementari dal punto di vista clinico e anche dal punto di vista della ricerca, pur avendo degli intenti e degli obiettivi comuni”. Banfi ha inoltre illustrato alcuni dei filoni di ricerca attualmente sviluppati dal Galeazzi: “Stiamo lavorando essenzialmente sull’utilizzo di particolari strutture cellulari per migliorare la terapia, per anche introdurre nuove terapie, per introdurre nuove procedure per quanto riguarda la prevenzione, o comunque per ritardare, laddove non è possibile determinare una prevenzione primaria, per ritardare il determinarsi di lesioni che poi portano alla chirurgia”.
-foto xd6/Italpress-
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