MILANO (ITALPRESS) – I tumori dell’esofago e dello stomaco sono caratterizzati da sintomi che spesso si manifestano tardi: l’evoluzione della malattia e le possibilità di cura dipendono molto dallo stadio alla diagnosi. Si calcola che in Italia ogni anno ci siano 12mila nuovi casi di tumore dello stomaco e circa 3mila casi di tumori dell’esofago: negli ultimi decenni le tecniche chirurgiche si sono molto evolute ma l’approccio migliore rimane quello multidisciplinare, che combina secondo le diverse necessità chirurgia, oncologia e radioterapia. Fondamentale è la diagnosi precoce, che rappresenta il fattore più determinante per migliorare la prognosi e offrire reali possibilità di guarigione. “Negli ultimi trent’anni in Italia c’è stata una grande evoluzione nel modo e nella quantità in cui si manifestano i tumori dello stomaco e dell’esofago: come numero sono abbastanza stabili o comunque in leggero aumento, dopo un periodo in cui i tumori dello stomaco erano apparsi in calo”, ha dichiarato Carlo Castoro, responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia generale esofago gastrica presso l’istituto clinico Humanitas di Rozzano, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.

Inoltre, rispetto a trent’anni fa, “è interessante notare come sia proprio cambiata la sede di questi tumori: all’inizio riguardavano la parte alta, ovvero l’esofago toracico o cervicale, e avevano come fattori di rischio principali fumo e alcol, poi si sono trasformati in tumori che nascono nella parte inferiore dell’esofago e legati ad alimentazione, obesità o reflusso. Nell’esofago si manifestano con un sintomo preciso che è la disfagia, ovvero la difficoltà a far progredire il boccone che deglutiamo: questo, soprattutto nelle persone di una certa età, all’inizio viene considerato come un segno di nervosismo, agitazione o ansia e a volte richiede un po’ di tempo per essere diagnosticato. La ricorrenza di questi sintomi non andrebbe sottovalutata: l’esame principale per individuare questi tumori è l’endoscopia”.

Castoro si sofferma poi sugli interventi per contrastare i tumori a cominciare da quello all’esofago, che “percorre tre regioni del corpo: gli interventi che lo riguardano sono complessi, perché toccano tutti i distretti corporei. I principi di tale intervento sono la rimozione di una sufficiente lunghezza di esofago sano oltre alla parte malata, per ragioni di sicurezza, e di tutti quei linfonodi presenti attorno all’organo malato: le tecniche che usiamo sono soprattutto mini invasive, per favorire una ripresa rapida, e la maggior parte delle operazioni viene compiuta in laparoscopia, toracoscopia o chirurgia robotica. Siamo passati da interventi solo aperti, in cui per togliere la malattia si facevano grandi tagli all’altezza del torace o dell’addome, ad altri mini invasivi ma non per questo minori: la tecnica robotica invece è molto accurata in alcuni distretti corporei come la parte alta del torace, dove l’esofago è attaccato alla trachea, al pericardio e al polmone”.

L’ultima riflessione riguarda il cambio di passo registrato negli ultimi tempi per quanto riguarda l’efficienza degli interventi da un lato, delle tecnologie dall’altro: “Anche nella chirurgia gastrica abbiamo assistito a un’evoluzione simile e quasi sempre l’intervento viene preceduto da una terapia oncologica, che oggi è molto più efficace rispetto al passato: significa che arriviamo a operare pazienti che hanno già fatto un’operazione farmacologica spesso personalizzata. Per quanto riguarda lo stomaco, la frontiera oggi è tentare di conservare una parte dell’organo ove possibile, minimizzando la mutilazione funzionale che dopo un intervento simile è inevitabile: ci sono pazienti molto selezionati in cui tecnologie nuove, come la navigazione del linfonodo sentinella, possono aiutarci a essere molto più precisi”.

– foto tratta da video Medicina Top –

(ITALPRESS).