ROMA (ITALPRESS) – Le epatiti virali sono infezioni che colpiscono il fegato e sono causate principalmente dai virus A, B, C, D ed E. Nella maggioranza dei casi le epatiti A provocano infezioni acute che si risolvono spontaneamente; per le epatiti B c’è una vaccinazione molto efficace, ma una cura che nell’attesa di nuovi farmaci si limita a inibire la replica del virus; le epatiti C, come anche le B, possono diventare croniche aumentando il rischio di cirrosi e tumore del fegato; l’epatite D insorge in soggetti in cui è già presente il virus dell’epatite B; l’epatite E infine è la causa principale di epatite acuta nel mondo, che può dare luogo a epatite fulminante nella gravidanza e epatite cronica nella persona immunodepressa.

Ancora oggi le epatiti rappresentano una delle principali cause di morte per malattie infettive: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità nel 2024 circa 287 milioni di persone convivevano con un’infezione cronica da epatite B o C, causa di 1,3 milioni di decessi. “Le epatiti sono infiammazioni del fegato che possono essere acute o croniche: in quest’ultimo caso possono portare alla cirrosi e, nei casi più gravi, al cancro. Esse sono causate da almeno cinque virus che hanno un effetto tossico nel fegato, innescano una risposta immunitaria e generano infiammazione: la cirrosi viene causata da una serie di cicatrici che si generano nel fegato in seguito proprio a un’infiammazione cronica”. Lo ha detto Mario Mondelli, professore emerito di Malattie infettive presso l’Università di Pavia, intervistato per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.

Il primo tema su cui si sofferma Mondelli è legato ai principali alimenti da cui si può rischiare di contrarre il virus: “Contro l’epatite A, che al pari dell’epatite E viene trasmessa per via alimentare, bisogna fare estremamente attenzione a molluschi crudi, frutti di mare e tutti gli alimenti non sufficientemente cotti. Il virus è estremamente diffuso soprattutto negli ambienti a contatto con gli scarichi fognari: ci sono stati anche casi in cui acque infette, usate per irrorare colture di fragole, lamponi e altri frutti a bacca, hanno contaminato questi frutti e generato casi di epatite. In estate siamo molto più propensi a mangiare pesce e ci sono regioni come la Puglia in cui la consumazione di pesce crudo è una vera e propria religione: bisogna fare molta attenzione su questo”.

Per quanto riguarda i sintomi, aggiunge, “bisogna innanzitutto distinguere tra giovani e adulti: i bambini sono in generale asintomatici e ad esempio nei paesi in via di sviluppo si infettano subito, diventando automaticamente immuni; negli anziani fragili l’epatite A può mettere a rischio la vita e di solito è sintomatica. In questo caso si diventa ‘gialli’ e compare l’itterizia, chiamata così per la presenza dell’ittero che è causato da un aumento nel siero della bilirubina: in generale negli adulti il decorso può anche essere prolungato e nell’80% dei casi a caratterizzare il virus è proprio l’ittero. Con la Società europea di Malattie infettive abbiamo pensato di scrivere un articolo che facesse da guida nei confronti non solo degli specialisti, ma anche dei medici generici: abbiamo a disposizione una varietà di vaccini estremamente efficaci contro l’epatite A, abbiamo davanti agli occhi le esperienze di Israele e Argentina che sono riusciti a sconfiggere completamente il virus vaccinando durante l’infanzia; il nostro obiettivo è proprio far passare il messaggio che una vaccinazione, anche con una sola dose anziché due, è in grado di offrire protezione completa a chi la riceve”.

Secondo Mondelli, la più pericolosa tra le epatiti è la E, “causata da un virus che si comporta per certi versi in modo analogo al virus dell’epatite A: per anni è stato considerato un virus esotico e un problema legato agli Stati ex Urss, all’India, al Pakistan e al Bangladesh, ma anche in Europa è molto diffuso. Si tratta in realtà di due famiglie diverse di epatite E: quella esotica viene trasmessa dall’uomo, mentre quella prevalente in Europa è trasmessa dal maiale e da piccoli roditori. Ci sono circa 20 milioni di nuove infezioni l’anno, quindi è la causa più frequente di epatite acuta nel mondo: nelle donne in gravidanza c’è almeno un 25-30% di mortalità per ragioni che ancora non comprendiamo del tutto, mentre negli immunodepressi il virus può diventare cronico perché l’individuo non riesce a funzionare con le proprie forze”.

L’ultima riflessione è dedicata alle vaccinazioni, su cui occorrono ulteriori step: “Per l’epatite B, che è la più diffusa al mondo, disponiamo di un ottimo vaccino che nel giro di un paio di generazioni abbatterà in modo significativo le nuove infezioni: ci vorrà un po’ di tempo, ma la vaccinazione è ormai diffusa in tutti i paesi. Per l’epatite C, che è causa di epatite virale cronica, cirrosi e cancro del fegato, abbiamo un’ottima cura: chi ha il virus può guarire grazie a queste nuove cure quasi nel 100% dei casi, ma non abbiamo ancora un vaccino e questo non permette di eradicare completamente la malattia; magari possiamo raggiungere un’eliminazione locale in certi paesi, ma non in tutto il mondo. Per l’epatite A ed E abbiamo ottimi vaccini, ma l’unico è disponibile in Cina e per motivi di regolamentazione non viene importato in Europa e nel resto del mondo: mi auguro che un giorno questo possa succedere”. 

-Foto tratta da video Medicina Top-
(ITALPRESS).