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Paola Formica
L’acne, ho scoperto sulla mia pelle, non è un problema esclusivo degli adolescenti: io ho 28 anni e questa primavera sono apparsi degli odiosi brufoli sul viso. Un’amica mi ha rincuorato, dicendomi che d’estate si può approfittare dei raggi solari, che contribuiscono a seccare i foruncoli. Io sono piuttosto dubbiosa, perché in genere i medici raccomandano di proteggere la pelle dal sole. Potrei avere un parere specialistico?
Anna C., Abbiategrasso
La risposta di Alessandra Narcisi, dermatologa all’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano)
Gentile Anna, i suoi dubbi sono condivisi anche da molti miei pazienti. L’acne, infatti, è una malattia dermatologica che si accompagna spesso a un certo grado di ansia e di disagio psicologico. A livello medico è definita come una patologia che comporta l’infiammazione dei follicoli piliferi e delle loro ghiandole sebacee. Interessa in particolare la pelle di viso, collo, torace e dorso e provoca lesioni cutanee come punti neri e punti bianchi (comedoni), pustole e papule fino ad arrivare, nei casi più severi, allo sviluppo di cisti e noduli con esiti cicatriziali e macchie persistenti nel tempo.
L’acne può essere provocata da vari fattori, tra cui l’alterazione del processo di formazione dello strato cutaneo, l’aumento della produzione di sebo e lo sviluppo di infiammazioni e infezioni batteriologiche.
Come comportarsi d’estate
Le persone interessate da acne si possono trovare a dover gestire il disturbo in varie situazioni quotidiane, in particolare in estate, quando si passa più tempo sotto il sole e ci si può trovare a contatto con l’acqua del mare.
Esporre i brufoli al sole oppure nascondere gli sfoghi sotto l’ombrellone o il cappello di paglia a tesa larga? Sul sole amico o nemico dell’acne si sono spesi tanti studi scientifici e la conclusione è che vanno bene entrambi i comportamenti, perché ci sono raggi che migliorano la pelle acneica e altri che la peggiorano. In linea di massima, le radiazioni di tipo Uva riducono la secrezione sebacea e quindi in qualche modo hanno effetti positivi sull’acne, mentre quelle Uvb favoriscono gli eritemi, e quindi possono alimentarla.
Scegliere protezioni non comedogeniche
Come regola generale, si può dire che l’esposizione alla luce solare nei mesi in cui è più intensa va valutata da persona a persona in base alla fase in cui si trova l’acne. Se la cute è particolarmente infiammata, infatti, si dovrebbe evitare di prendere direttamente il sole prima di aver disinfiammato l’area acneica con un’opportuna terapia. È importante ricordare che non tutte le terapie topiche e orali per l’acne sono adatte al sole, perché alcune sono fotosensibilizzanti e quindi aumentano la suscettibilità della pelle ai raggi ultravioletti. Ciò non significa che si deve sospendere la cura dell’acne quando si va al mare, ma è bene concordare con il proprio medico le sostanze più adatte, che non reagiscano negativamente al sole.
Se, invece, l’acne si trova in una fase stabile, la luce solare potrebbe essere d’aiuto, utilizzando però una protezione solare adeguata (Spf 50), non comedogenica e specifica per pelli acneiche, perché non deve occludere i pori, ed evitando anche di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata. Un’esposizione eccessiva, infatti, può provocare l’ipercheratinizzazione della pelle, con un ispessimento degli strati cutanei superficiali e un aumento dell’infiammazione.
Sempre la doccia dopo il bagno in mare
Un’ultima annotazione: l’acqua di mare non fa male alla pelle acneica e, anzi, può contribuire a disinfiammare lesioni particolarmente infiammate o pustolose. Questo aspetto dipende però sia dalla salinità dell’acqua, sia dalla sua pulizia. In generale, dopo il bagno nel mare, è sempre consigliato risciacquare la pelle, con particolare attenzione al volto.











