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Una pelle senza imperfezioni, uniforme e luminosa come quella mostrata nei video che spopolano su TikTok e Instagram. È questo l’ideale estetico che spinge un numero sempre più alto di bambini e adolescenti a dedicare tempo, energie e denaro (dei genitori) a creme e cosmetici. I cosiddetti “Sephora kids” sono bambini e preadolescenti, spesso tra gli 8 e i 14 anni, che frequentano catene di cosmetici come Sephora e acquistano prodotti skincare e make up di fascia alta, spesso pensati per adulti: sieri anti-age, retinolo, acidi esfolianti, maschere, creme costose.
La mania delle routine di bellezza
C’è più di un rischio in questo fenomeno. Quando l’attenzione all’aspetto si trasforma in un bisogno costante di correggere ogni minimo difetto, il rischio è quello di entrare nel territorio della cosmeticorexia o dermorexia. Un editoriale appena pubblicato sulla rivista scientifica Dermatology and Therapy porta l’attenzione proprio su questa preoccupazione eccessiva per la propria pelle tra i giovanissimi. L’ossessione per il raggiungimento di una pelle “perfetta” può portare a un uso eccessivo, inadeguato all’età o compulsivo di prodotti e procedure cosmetiche, sottolineano gli autori, il dermatologo Giovanni Damiani, direttore del Centro di medicina di precisione e infiammazione cronica dell’Università Statale di Milano, e lo psicologo Alberto Stefana, dell’Istituto superiore di sanità. Nell’articolo si legge che la cosmeticorexia è rinforzata da modelli culturali che spingono alla medicalizzazione della bellezza, dalla crescita del mercato dei prodotti cosmeceutici (ibridi tra cosmetici e farmaci, contenenti principi attivi in alte concentrazioni) e dalle piattaforme social che premiano contenuti basati su routine di bellezza e presentazioni di sé centrate sull’aspetto fisico.
«La cosmeticorexia interessa soprattutto le fasce pre-adolescenziali, come emerso a livello internazionale con il caso dei “Sephora kids”», commenta Damiani. «La tendenza virale coinvolge principalmente la Generazione alpha, all’incirca dagli 8 ai 14 anni, ossessionata da prodotti per la cura della pelle e dal trucco di alta gamma destinati agli adulti. Tali cosmetici hanno un costo spesso rilevante che grava sulle famiglie, soventemente ignare del pericolo sotteso dal cosmetico che, stravolgendo l’aspetto del viso del figlio o della figlia, ne distorce la rappresentazione interna. In altre parole, il cosmetico rende sempre uguale e imperturbabile un viso di un adolescente che naturalmente cambia giornalmente e cresce fino ad acquisire un aspetto adulto. Ecco, il cosmetico applicato eccessivamente rompe proprio questa evoluzione percepita».
Dermatiti da contatto e allergie
I social media hanno propagato la tendenza, omettendone i pericoli per la pelle (dermatiti da contatto e allergie) e per la mente (rischio di sviluppo di dismorfismo corporeo).
Segnali emergenti indicano che l’esposizione e l’adozione di queste pratiche avvengono a età sempre più precoci, sollevando preoccupazioni riguardo a dermatiti irritative e allergiche da contatto, alterazioni della barriera cutanea e al rafforzamento di modalità disfunzionali di monitoraggio dell’aspetto e di comportamenti di pulizia della pelle compulsivi. «Sebbene la cosmeticorexia non sia riconosciuta come diagnosi formale negli attuali sistemi di classificazione, potrebbe rappresentare un disturbo mentale nello spettro del dismorfismo corporeo clinicamente rilevante, meritevole di una definizione operativa, strumenti di valutazione standardizzati e un monitoraggio epidemiologico, attraverso un approccio interdisciplinare», concludono i ricercatori.
Negli ultimi anni i social media hanno contribuito a trasformare la skincare in una pratica identitaria. Video che mostrano routine articolate in dieci o più passaggi, influencer che consigliano sieri, acidi esfolianti e prodotti anti-età, immagini filtrate che propongono standard di perfezione difficilmente raggiungibili nella realtà. In questo contesto, anche bambini e preadolescenti finiscono per usare cosmetici formulati per pelli mature, senza essere consapevoli dei possibili effetti collaterali. L’esposizione costante a immagini idealizzate favorisce il confronto con modelli estetici spesso irrealistici e può incoraggiare forme di monitoraggio continuo dell’aspetto fisico. Alcuni ragazzi arrivano a cambiare frequentemente prodotti o a vivere con forte disagio la comparsa di una normale imperfezione.
Per questo gli studiosi invitano a non sottovalutare il fenomeno.









