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Ho 39 anni e da diverso tempo soffro di mal di schiena. I dolori si accentuano di notte, interferiscono con il sonno, poi al mattino faccio fatica ad alzarmi dal letto, ma quando mi muovo la situazione migliora. Dopo una serie di esami e visite, ho scoperto di avere la spondiloartrite assiale. Visto che l’attività fisica è di utilità, quali sono gli sport consigliati?
Paolo P., Cosenza
La risposta di Roberta Ramonda, direttrice dell’unità operativa complessa di Reumatologia dell’Azienda Ospedale-Università di Padova e vicepresidente della Fondazione italiana per la ricerca in reumatologia (Fira)
Gentile lettore, la spondiloartrite assiale rappresenta una famiglia di malattie che riguardano principalmente la colonna vertebrale e le articolazioni sacroiliache ma possono interessare anche altre articolazioni e diversi organi. In Italia si stimano circa 15 nuovi casi ogni centomila abitanti all’anno, pari a oltre ottomila diagnosi. A differenza del passato, quando la spondiloartrite era considerata quasi esclusivamente maschile, oggi il rapporto tra uomini e donne è più equilibrato (circa tre a due). L’esordio avviene tipicamente prima dei 40-45 anni, spesso già intorno ai 30.
Sintomi e diagnosi
Come lei riferisce, non è semplice arrivare a una diagnosi, perché il sintomo principale - il dolore lombare infiammatorio - può essere confuso con un comune mal di schiena. Si tratta però di un dolore con caratteristiche precise: dura da più di tre mesi, compare di notte, è associato a rigidità mattutina prolungata e migliora con il movimento.
Essendo una patologia sistemica, la spondiloartrite assiale può associarsi a infiammazioni dell’occhio (uveiti), malattie intestinali come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa o alla psoriasi. A volte la diagnosi può nascere proprio dal sospetto di altri specialisti: può essere l’oculista, di fronte a uveiti recidivanti, o il gastroenterologo in pazienti con malattie croniche intestinali e con dolore alla colonna o in altre sedi articolari, a indirizzare verso una valutazione reumatologica.
I farmaci efficaci
Le terapie si basano in prima battuta sui farmaci antinfiammatori non steroidei, i Fans, con i quali il dolore tipicamente infiammatorio risponde bene. Per la persistenza dei sintomi, oggi, abbiamo a disposizione i farmaci biotecnologici che ne hanno profondamente cambiato la storia naturale: gli inibitori del TNF e dell’interleuchina 17 rappresentano uno standard di cura nelle forme più attive, così pure l’inibitore dell’interleuchina 23. Mentre nuove classi di farmaci come gli inibitori delle JAK (Janus Kinasi) stanno ampliando ulteriormente le possibilità terapeutiche. Non possiamo ancora parlare di guarigione definitiva, ma si può ottenere una remissione stabile: il paziente può condurre una vita normale, senza sintomi, a condizione di seguire la terapia nel tempo.
Lo stile di vita
Accanto ai farmaci, anche lo stile di vita gioca un ruolo fondamentale. L’esercizio fisico è parte integrante della terapia: migliora la mobilità, riduce la rigidità e contribuisce al controllo del dolore. Sono particolarmente utili attività a basso impatto come nuoto e ciclismo, insieme a esercizi di stretching e rafforzamento muscolare. Anche la dieta ha un ruolo importante: un’alimentazione di tipo mediterraneo, ricca di fibre e polifenoli, può favorire un effetto antinfiammatorio e contribuire al benessere generale del paziente.
Le ricerche
La ricerca scientifica sta facendo luce sui meccanismi patogenetici della spondiloartrite assiale. Sappiamo che esiste una predisposizione genetica, come la presenza del gene di istocompatibilità HLA-B27, ma anche fattori ambientali, trigger infettivi e traumi articolari che possono contribuire allo sviluppo della malattia. Negli ultimi anni la ricerca ha evidenziato anche l’importanza del microbiota intestinale: l’alterazione della flora batterica può influenzare la risposta immunitaria e favorire processi infiammatori sistemici. Studi recenti condotti nell’ambito delle ricerche della Fira hanno evidenziato che anche il microbiota vaginale può essere alterato: diminuiscono i batteri protettivi (lactobacilli) e aumentano quelli associati a infiammazione e attivazione immunitaria. Questo squilibrio potrebbe non essere solo una conseguenza della malattia, ma contribuire alla sua progressione.









