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Foto di Raoul Beltrame
L’ultimo anno di Federica Brignone è stato un susseguirsi di emozioni. Il 3 aprile 2025, verso la fine della stagione sciistica, dopo la vittoria della seconda nella Coppa del mondo generale (unica sciatrice italiana) e di due coppe del mondo di specialità, è caduta durante una gara, rimediando un gravissimo infortunio alla gamba sinistra.
Dieci mesi dopo, si è presentata alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, vincendo due medaglie d’oro nel SuperG e nello Slalom gigante. Così, il suo palmarès include sette coppe del mondo, di cui due generali, cinque medaglie olimpiche e cinque medaglie mondiali.
Eletta ad aprile 2026 atleta dell’anno dalla Fisi, la Federazione italiana degli sport invernali, in primavera si è presa una vacanza (meritatissima), prima di riprendere la fisioterapia, necessaria perché la sua tibia non è ancora in perfette condizioni. Dopo l’estate deciderà, in base agli esiti delle visite mediche, se affrontare di nuovo le piste da protagonista.
Intanto si può dire che i suoi successi sono la dimostrazione di come a certi livelli gli atleti debbano lavorare su ogni aspetto della performance: fisica, mentale, tecnica. Ora è seguita da un mental coach, con cui segue un percorso di ipnosi. Ma, nella sua ventennale carriera, la sciatrice milanese non ha trascurato nessun dettaglio, neppure la vista, riuscendo a sfrecciare tra le porte con una precisione millimetrica.
Federica Brignone, quando ha capito che gli occhi erano un problema?
«Da ragazzina ero miope, ma me ne sono resa conto più a scuola che sugli sci perché non riuscivo a vedere la lavagna. Fino ai 14 anni non ho mai sciato con occhiali né con lenti a contatto. Poi un giorno mi sono messa gli occhiali nella tasca della giacca, li ho indossati giusto per guardare lontano e ho realizzato che il mondo era completamente diverso. Avevo fatto quello sport per anni senza vedere davvero la pista. Per me era sempre falsa luce, tutto sfumato. Era terribile».
E dopo come ha rimediato?
«Ho iniziato con le lenti a contatto e lì ho avuto il primo grande salto in avanti: sono diventata più veloce, più brava in generale. Ma le lenti hanno i loro limiti, soprattutto quando vai forte o quando la luce si riflette sulla neve. Si spostavano, me le ritrovavo nella maschera. Vedevo appannato nei momenti peggiori proprio quando avresti bisogno di vedere tutto con più nitidezza».
Come ha maturato la decisione di ricorrere alla chirurgia?
«Devo ringraziare il nostro allenatore Gianluca Rulfi, che ha sempre avuto problemi di vista e ha fatto più operazioni. Quando mi vedeva con gli occhi rossi o affaticata, mi diceva: “Perché non chiedi a Christoph?”. Si riferiva a Innerhofer, il campione altoatesino che era stato operato da Angelo Appiotti e si era trovato benissimo. Così mi sono fatta visitare e il medico ha azzerato la miopia con il laser: mi mancavano 3,25 gradi da un occhio e 3,50 dall’altro».
Aveva paura dell’intervento?
«C’è sempre una valutazione da fare quando ti sottoponi a un intervento, anche se non è invasivo come quello che ho fatto alla gamba. Devi pesare pro e contro. Ma quando ho sentito che la mia migliore amica, operata una decina d’anni prima in Francia, era entusiasta, mi sono detta: “Provo anch’io”».
Com’è cambiata la sua vita dopo l’operazione?
«La cosa più strana all’inizio è stata vedere bene anche la sera, senza lenti. Prima, quando le toglievo, il mondo diventava sfocato: era una sensazione che associavo quasi automaticamente alla fine della giornata, al rilassamento, al sonno. Dopo l’operazione, invece, la vista restava nitida anche in quei momenti. È stato sorprendente, perché mi ha fatto capire quanto quella sfocatura fosse diventata normale per me».
E sulle piste da sci? Ha notato differenze concrete?
«Sì, soprattutto nelle condizioni di visibilità difficile, con falsa luce e poco contrasto. Vedevo meglio i particolari, le linee per terra, le variazioni del terreno. Ironia della sorte, sono proprio quelle le condizioni in cui oggi mi sento più a mio agio, perché sono anche quelle in cui molti fanno più fatica. Ho percepito una differenza proprio dove prima era più difficile. E questa maggiore qualità della visione l’ho notata anche fuori dalla pista. Per esempio, nella percezione della profondità e degli oggetti in movimento: prima giocare a tennis era un disastro, adesso mi sembra di cavarmela decisamente meglio. È stato un segnale molto concreto del cambiamento».
Come si traduce tutto questo nelle competizioni?
«Vedere meglio ti dà più sicurezza nei movimenti, nelle traiettorie, nelle decisioni in frazioni di secondo. È un aspetto molto importante».
Consiglierebbe l’intervento ad altri sportivi?
«L’ho già consigliato parecchie volte. Per uno sportivo vedere bene è fondamentale. In uno sport estremo come il mio, dove devi muovere il corpo a grandissima velocità e prendere decisioni in millisecondi, ancora di più».
Si aspettava di essere eletta atleta dell’anno?
«È un orgoglio enorme, anche perché ci sono tanti altri atleti degli sport invernali che hanno fatto una stagione incredibile. Il riconoscimento, proprio per questo, è ancora più speciale».
Oltre alla correzione della miopia, quali sono stati i passi decisivi, nel campo della salute, per la sua straordinaria carriera?
«Nel 2015 ho iniziato per la prima volta a lavorare con un preparatore atletico per tutta l’estate, cosa che prima non facevo. Poi ho cominciato un percorso di ipnosi, nel 2019 a Como, con il mental coach Gianmarco Ideo. Per me è stato un modo per migliorarmi come persona, innanzitutto, e di conseguenza anche come atleta. Mi ha aiutata tantissimo!».
Medita?
«Negli ultimi due o tre anni ho integrato la respirazione, la meditazione, il recupero. Sono tutte tessere di un mosaico che si costruisce lentamente. Da fuori sembra un salto da un giorno all’altro, ma in realtà ci sono anni di lavoro silenzioso dietro».











