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Stare a galla, in acqua come nella vita, è fondamentale. Non a caso già nel II secolo d.C. il celebre scrittore latino Apuleio osservava: «Per vivere, proprio come per nuotare, è avvantaggiato chi è privo di pesi: anche nella tempesta dell’umana esistenza le cose leggere sostengono, quelle pesanti fanno affondare». È tutta qui la lezione del nuoto: se si diventa morbidi e cedevoli è più facile procedere spediti, e per non andare a picco è indispensabile trovare un equilibrio con ciò che ci sostiene e che, allo stesso tempo, oppone resistenza.
L’arrivo dell’estate invita a riscoprire il piacere dei tuffi e delle lunghe nuotate in acque libere, al mare o al lago, immergendosi in una dimensione fluida, libera e giocosa dove ci si muove in maniera spontanea e naturale. «Il nuoto è uno sport profondamente filosofico perché mette il corpo e la mente davanti alle grandi esperienze umane: il limite, il tempo, il silenzio, la solitudine, il respiro», spiega Carola Barbero, docente di Filosofia del linguaggio al dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino, e autrice del saggio L’arte di nuotare. Dell’acqua e del respiro (Il Mulino). «Nell’acqua smettiamo di essere travolti dalle urgenze e torniamo a percepire in modo essenziale il nostro stare al mondo, al punto che il nuoto può essere considerato una forma di mindfulness dinamica, una pratica che obbliga a confrontarsi con sé stessi senza mediazioni. Forse è anche per questo che tanti nuotatori, uscendo dall’acqua, hanno sul viso quell’espressione serena, luminosa, tipica di chi, per un momento, è riuscito a ritrovare un’armonia interiore».
Il potere del gesto che si ripete
Un’indagine dell’Università di Bath, apparsa sul Journal of Environmental Psychology e basata su un campione di circa 1.200 partecipanti selezionati in 19 Paesi, rivela che il nuoto (al mare o al lago, più che in piscina) migliora l’umore e riduce la secrezione di cortisolo, l’ormone dello stress.
Nuotare significa sentire il cuore che rallenta, i muscoli che si distendono, l’aria che manca e poi ritorna. Si conta e si pensa, si cambia prospettiva: il tempo non è più quello degli orologi, ma quello interno, fatto di battiti e di secondi vissuti fino in fondo. «Nel nuoto il gesto si ripete continuamente - bracciata, respiro, sgambata, virata - e questa scansione quasi ipnotica assomiglia a una sorta di concentrazione profonda», prosegue Barbero. «L’acqua attenua il rumore esterno e ci costringe a una forma di attenzione nuova, più lenta e profonda. Mente e corpo smettono di apparire separati, ed è una chiave di lettura che trasforma il nuoto in una pratica di benessere completo, non solo fisico».
Si riducono ansia e cattivo umore
Secondo un lavoro scientifico (pubblicato su Communications Medicine, 2023), basato su oltre 700mila persone, il nuoto si distingue come lo sport più efficace per contenere il rischio di disagi psicologici, soprattutto se praticato con regolarità. Concordano i risultati di una meta-analisi su 18 studi clinici (pubblicata su Frontiers in Psychiatry), in base ai quali l’esercizio acquatico contribuisce a ridurre ansia e depressione in modo significativo.
«Il nuoto dovrebbe essere insegnato a tutti, fin da piccoli, e non per formare atleti, ma per offrire un’esperienza fondamentale: quella di non temere le onde», sottolinea l’autrice. «Perché chi ha imparato a nuotare sa, in qualche modo, anche come affrontare la vita e le sue avversità. Come ricorda il filosofo francese Gilles Deleuze, non si impara a nuotare imitando dei gesti, ma “reggendo l’urto dell’onda”. È così che le lezioni di nuoto diventano, inevitabilmente, lezioni di vita: si impara a nuotare solo nuotando, come si impara a vivere solo vivendo».
Il dorso, lo stile della fiducia
Il primo ostacolo da superare è il momento dell’ingresso in acqua. «Nel tuffo il corpo si stacca da terra, attraversa l’aria ed entra nell’acqua: in quel momento il rumore del mondo si spegne di colpo, le preoccupazioni restano fuori», dice Barbero. «A livello simbolico, tuffarsi è dunque un modo per interrompere la continuità con la nostra storia personale, con le sue voci, i suoi pesi, le sue urgenze. Il tuffo è un gesto libero perché crea un intervallo in cui la quotidianità smette di imporsi e resta sospesa, anche solo per un istante».


Il saggio "L’arte di nuotare. Dell’acqua e del respiro" (Il Mulino), di Carola Barbero, docente di Filosofia del linguaggio al dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino
L’esperienza psicofisica del nuoto cambia in base agli stili. «Il crawl, per esempio, è la tecnica basata sul ritmo e sull’energia: richiede coordinazione continua, controllo del respiro e fluidità», dice Barbero, «mentre il dorso è lo stile dell’abbandono e della fiducia: col viso rivolto verso l’alto e il corpo sostenuto dall’acqua, cambia completamente la percezione dello spazio e del rapporto con il mondo, ci si sente trasportati, alleggeriti, quasi riconciliati con ciò che ci circonda».
E la rana? «Ha qualcosa di più meditativo e silenzioso. È uno stile più raccolto, quasi contemplativo: i movimenti simmetrici e il recupero sott’acqua creano una sensazione di continuità calma e profonda». Il delfino (o farfalla), infine, «è un movimento che richiede forza e controllo totale del corpo. È probabilmente lo stile più vicino all’idea della sfida e del superamento di sé».











