È una delle migliori atlete italiane dello sci alpino a livello mondiale. Elena Curtoni, 34 anni, valtellinese, si accinge ad affrontare le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 con la determinazione e la passione che da sempre la contraddistinguono. A darle ancora più sicurezza sulle piste sarà l’essersi liberata dalle lenti a contatto, grazie a un recente intervento laser agli occhi che le garantirà di mettere meglio a fuoco non solo il percorso… ma anche il podio. Addio a miopia e astigmatismo, con un nuovo visus naturale di 20 decimi.

Salute e medicina

La chirurgia refrattiva per gli sportivi

La chirurgia refrattiva per gli sportivi
La chirurgia refrattiva per gli sportivi

Che cosa è cambiato per lei nella pratica sportiva dopo l’intervento agli occhi?
«Nello sci vedere bene è fondamentale. In gara la velocità è altissima. Grazie all’intervento mi sono liberata di difetti visivi che mi condizionavano molto: facevo fatica nei cambi di luminosità e non sempre riuscivo a mettere bene a fuoco le porte. Ora posso fare a meno delle lenti a contatto, che per me erano un vero intralcio: con freddo, vento, neve e sbalzi di umidità rischiavano di seccarsi, dare fastidio o addirittura spostarsi durante la gara. Finalmente ho una visione naturale, stabile e nitida in ogni condizione. Un cambiamento che mi ha aiutato a crescere nel mio sport».

Si è sottoposta a un intervento con il laser, giusto?
«Sì, mi sono rivolta ad Angelo Appiotti, oculista specializzato in chirurgia refrattiva, che ha utilizzato la tecnica FemtoLasik con il supporto di un programma studiato appositamente per gli atleti professionisti (Personal sportsman profile, Psp). Questo mi ha permesso di ottenere una vista superiore, estremamente rapida e precisa a ogni cambio di distanza e luce».

Esegue periodicamente il vision training richiesto dopo l’operazione?
«Certo, seguo le indicazioni concordate e continuo con gli esercizi di vision training: è un allenamento costante che mi aiuta a mantenere rapidità di messa a fuoco, percezione del dettaglio e stabilità visiva, caratteristiche fondamentali per il mio sport».

Qual è secondo lei la qualità più importante per una sciatrice o uno sciatore?
«Le qualità necessarie sono tante, ma se devo scegliere direi la combinazione fra tecnica, autocontrollo e capacità di rimanere lucidi sotto pressione. Sulle piste il corpo ti porta giù, ma è la testa che ti fa andare forte».

Quale tipo di allenamento svolge per prepararsi dal punto di vista atletico?
«Alterno il lavoro in palestra - per potenziare forza e mobilità e prevenire gli infortuni – a molti esercizi di propriocezione (la capacità del corpo di percepire la propria posizione e l’equilibrio nello spazio). Inoltre, alleno il core, cioè la parte centrale del corpo (addominali, lombari, glutei), per migliorare stabilità e postura, ed eseguo esercizi specifici per perfezionare il gesto tecnico. Completo il tutto con altri sport dinamici per mantenere reattività e coordinazione».

Sport, come prevenire gli infortuni

I sintomi da non sottovalutare per evitare le patologie da sovraccarico che colpiscono gli atleti illustrati da Fabio Verdoni, responsabile dell'unità operativa di Ortopedia Pediatrica all’ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano, nel programma di Telenova Lo spazio di BenEssere, condotto da Agnese Pellegrini.

Come ha appena detto, conta anche la testa: in che modo allena la mente prima delle gare?
«Uso tecniche di respirazione, routine mentali e visualizzazione del percorso. L’obiettivo è arrivare al cancelletto centrata, calma, con il focus sul “qui e ora”».

Nella sua carriera non sono mancate le cadute e gli infortuni: al ginocchio destro e al piede sinistro nel 2017-2018, e la frattura dell’osso sacro a Sankt Moritz nel 2023. Che segno lasciano? Come si vince la paura?
«Gli infortuni segnano tutti, è inevitabile. Ma lavorare, recuperare e rimettersi in gioco ti fa scoprire risorse nuove. La paura non si elimina: si impara a riconoscerla e trasformarla in consapevolezza».

Parliamo di alimentazione: segue una dieta specifica prima delle gare? Si concede qualche strappo alle regole?
«Seguo una dieta varia e bilanciata, molto vicina alla dieta mediterranea. Prima delle gare privilegio carboidrati complessi per l’energia, proteine magre per il recupero e grassi sani. Gli sgarri? Li gestisco con equilibrio: non sono vietati, basta inserirli al momento giusto».

In passato ha dichiarato che la sua vita non è fatta di sacrifici ma di scelte, in che senso?
«Per me la parola sacrificio implica una rinuncia forzata. Io faccio scelte consapevoli, guidate da un obiettivo e dalla passione. Quando ami qualcosa, non lo vivi mai come un sacrificio».

Non si smette mai di sognare: le vive già in un sogno, ma il prossimo qual è?
«Continuare a migliorare e consolidarmi ad alto livello. E poi, chiaramente, lasciare un segno nel mio sport».

Che cosa si aspetta da se stessa per le Olimpiadi alle porte?
«Di arrivare preparata, consapevole e serena. Voglio poter dire di aver fatto tutto ciò che potevo per meritarmi quel cancelletto».

Lei dice di vivere nel “qui e ora”, ma un progetto personale può confidarcelo?
«Mi piacerebbe continuare a studiare, coltivare interessi personali e trovare un equilibrio tra sport e vita. Il futuro non voglio che sia solo risultati, ma crescita».

La pittura è un’altra sua passione, che deriva anche dagli studi artistici. L’amore per l’arte la aiuta nello sport?
«Moltissimo. L’arte mi allena a osservare i dettagli, a cogliere sfumature e a trovare calma nelle giornate cariche di adrenalina. È una sorta di equilibrio estetico ed emotivo».

In quali momenti della sua carriera si è sentita più fragile, e quando al top?
«Mi sono sentita più fragile durante un periodo di stop per infortunio: ti senti ferma mentre il mondo continua a correre. Al massimo invece quando, dopo tanta fatica, ho sentito che tutto girava nel modo giusto: corpo, mente e cuore sincronizzati. Questo per me è essere al top».•