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Paola Formica
Da qualche settimana ho notato che quando piego l’anulare della mano destra poi faccio fatica a riportarlo in posizione. Fa uno scatto ed è abbastanza doloroso. Quali rimedi ci sono per questa condizione? Si può risolvere con un tutore o è necessario l’intervento chirurgico?
Luisa B., Pomigliano d’Arco
La risposta di Laura Frontero, specialista di Chirurgia della mano presso le sedi Humanitas Castelli di Bergamo e San Pio X di Milano
Il dito a scatto, o tenosinovite stenosante dei tendini flessori (o del tendine flessore, nel caso del pollice), è una patologia infiammatoria che provoca dolore e limitazione del movimento delle dita.
I tendini delle dita passano nel canale digitale, che è composto da una serie di pulegge, che a loro volta dobbiamo immaginare come degli anellini: quando piego il dito il tendine si muove, ma resta all’interno del canale. Quando il tendine s’infiamma, aumenta di volume e sfrega contro le pulegge, aumentando così l’infiammazione. Quando l’aumento di volume dovuto all’infiammazione è troppo, il tendine ha una dimensione tale da non riuscire più a passare attraverso la puleggia alla base del dito, per cui si verifica il tipico movimento a scatto.
Prima il dolore, poi il blocco
Nella prima fase della malattia il paziente prova solo dolore, a cui andando avanti si aggiunge il tipico scatto, fino ad arrivare all’effettiva impossibilità di piegare o estendere completamente il dito. Il dito a scatto, per questo motivo, è una patologia che ha conseguenze immediate sulla qualità della vita. Al risveglio, per esempio, il paziente potrebbe trovarsi con un dito che resta chiuso, e per aprirlo dovrà aiutarsi con l’altra mano. Azioni anche banali, come tagliare le verdure o tirare su e giù le tapparelle, provocano un forte dolore. E aprire il dito, una volta che resta bloccato piegato risulterà sempre particolarmente doloroso. Inoltre, nelle fasi più avanzate, il dito potrebbe non piegarsi più, restando fermo in posizione leggermente flessa, oppure non riuscire più ad aprirsi, restando bloccato in chiusura.
Per diagnosticare la tenosinovite stenosante non sono necessari esami: è una diagnosi è clinica, pertanto sarà sufficiente la visita dallo specialista di chirurgia della mano per confermare la diagnosi e valutare quale sarà il trattamento più indicato in base allo stadio.
La fisioterapia post operatoria
Nelle fasi iniziali possiamo ricorrere a trattamenti conservativi, come i tutori, o, in fase più acuta, alle infiltrazioni di cortisone. Quando non si ottengono i benefici sperati o quando la patologia è già in uno stadio più avanzato è necessario l’intervento chirurgico che risulta essere risolutivo. Si tratta di un’operazione mininvasiva, in anestesia locale, di circa cinque minuti. Il chirurgo effettua una piccola incisione alla base del dito e da lì apre la prima puleggia da cui passa il tendine. A seguito dell’operazione viene interrotto è il meccanismo che fa persistere l’infiammazione e il dito riprende la sua normale mobilità.
Dopo l’intervento il paziente non dovrà bagnare la mano per un paio di settimane, per permettere all’accesso chirurgico di rimarginarsi ma, già dall’indomani, potrà riprendere a guidare e a eseguire le abituali attività quotidiane leggere.
Sono in genere indicate, nel periodo post operatorio, un paio di sedute di fisioterapia con un terapista della mano, per recuperare al meglio la funzione del dito e ridurre al minimo l’infiammazione post operatoria, che si va a sommare all’infiammazione già presente in questa patologia a carico dei tendini.









