«A volte mi chiedo cosa pensino di me mamma, papà e mia sorella. […] Non ci siamo mai capiti. Come se parlassimo lingue differenti. Come mi capita con chiunque, in fin dei conti.
E poi si chiedono perché. Si chiedono pure perché. Perché preferisco la solitudine alla compagnia. Perché mi chiudo nei libri che leggo, perché li faccio diventare i miei mondi. Perché vorrei scrivere per crearne di nuovi.
Ma che ci posso fare se mi sento sempre così fuori posto?

Salute e medicina

I libri, strumenti preziosi per i cervelli atipici

I libri, strumenti preziosi per i cervelli atipici
I libri, strumenti preziosi per i cervelli atipici

La verità è che non ci riesco, ma come glielo spiego?
Come glielo spiego il turbamento che ho dentro? Come glielo spiego quanto riesce a farmi male tutto ciò che arriva sulla mia pelle dall’esterno? Come glielo spiego che una parola pronunciata senza delicatezza può uccidermi? Come glielo spiego che un semplice sguardo riesce a inquietarmi? Come glielo spiego che finisco per isolarmi per proteggermi dagli altri?
Semplicemente, non glielo spiego.
Ecco come finisce ogni mio rapporto. Nel silenzio. Quello che vorrei sentire ogni tanto anche dentro.
Ecco perché sono così arrabbiato.
Ecco perché devo farcela e devo farcela da solo.
Per me. Ma pure per loro.
Ho mal di testa. Vado a stendermi sul letto. Al buio. Solo, come al solito. L’unico rifugio. Ma come glielo spiego?
Un giorno lo scrivo».
Quando ho iniziato a scrivere Meltdown (sopra un estratto, ndr) avevo 42 anni, ed ero in uno dei periodi più bui della mia vita. Di lì a poco avrei intrapreso il percorso lungo il quale avrei preso coscienza della mia neurodivergenza, ed ero animato da quello che credo sia uno dei bisogni primari di ognuno di noi, tanto quanto respirare, mangiare, bere e dormire: sentirsi pienamente compresi.
Ho trovato una casa editrice indipendente, Low, che è nata per dare spazio a voci coraggiose, che raccontano situazioni marginali, storie di periferia e di frontiera, come quella di Marcello.

«Le crisi emotive improvvise»
Il titolo del libro inizialmente era un altro, poi, lungo il viaggio della scrittura, Meltdown mi è sembrato quello perfetto, perché rappresenta una delle manifestazioni più visibili e riconoscibili – crisi emotive improvvise in risposta a un sovraccarico sensoriale, emotivo o cognitivo – nelle persone che vivono determinate condizioni, rispetto alle quali però si ignora spesso tutto ciò che soggiace nel profondo. L’idea del libro era rendere visibili quelle profondità.

\\\"Meltdown. Una vita divergente\\\" è il libro scritto da Michele Bosco per Low, casa editrice indipendente di Piacenza
\\\"Meltdown. Una vita divergente\\\" è il libro scritto da Michele Bosco per Low, casa editrice indipendente di Piacenza

"Meltdown. Una vita divergente" è il libro scritto da Michele Bosco per Low, casa editrice indipendente di Piacenza

Proprio per questo, la mia ambizione era raccontare cosa si prova, concretamente, nella quotidianità: in famiglia, con gli amici, sul lavoro, ma anche nelle situazioni più banali.
Non volevo che fosse una cronaca della mia esistenza, così ho deciso di creare Marcello, il protagonista del romanzo. Per definire i suoi contorni ho attinto alla mia esperienza personale ma, attorno a essa, col potere dell’immaginazione e con gli strumenti della finzione, ho costruito trama e sottotrame, mettendo al centro della scena il protagonista e, intorno a lui, i personaggi che animano l’intreccio.

I conflitti del protagonista
Vittima della sua inadattabilità al mondo, Marcello si rifugia nella scrittura per indagarsi e inscenare sé stesso e le proprie difficoltà, perché possano finalmente incontrare l’interesse di un pubblico che, in prima fila, veda sedute le persone a lui più vicine e care. Scrivere, di conseguenza, diventa il suo modo per comunicare dettato da una pulsione ormai incontrollabile, per arrivare a una vitale consapevolezza non solo per sé, ma anche per dirimere i conflitti del controverso rapporto con sua madre.
Avendo deciso di centrare il romanzo su un’interiorità molto complessa, però, ho scelto una struttura che conferisse instabilità e imprevedibilità alla narrazione, in modo che la storia non solo potesse svelarsi gradualmente, ma soprattutto non finisse vittima di un tema così potente da poterla offuscare. Per questo ho voluto portare il lettore su piani differenti attraverso salti temporali che ne catturassero l’attenzione, fino allo svelamento finale.
Marcello è un uomo buono, lucidamente intelligente e profondamente sensibile. Una sensibilità, la sua, così intensa da diventare avvilente, che lo porta a vivere fin da bambino disagi invisibili eppure invalidanti, e soprattutto una rabbia dalle radici sconosciute. Almeno fino a quando, nella trama della sua complessa esistenza, non per sua volontà, incontrerà uno psicologo altrettanto atipico, che lo aiuterà a trovare le risposte alle domande di una vita.

Troppa confusione sul tema
Non è stato di certo semplice spiegare in modo fruibile ma coinvolgente un argomento tanto delicato. Un argomento del quale si parla e si scrive molto, ma su cui si fa ancora tanta, troppa confusione. Il mio è stato un lavoro lungo, difficile, alla base del quale ci sono stati ricerca e studio, perché la fantasia, in un progetto ambizioso come questo, necessitava di poggiarsi su fondamenta solide.
Seppure il tema in questione, infatti, sia oggi al centro del dibattito mediatico soprattutto grazie ai social, e innescato “in prima persona” dalla comunità neurodivergente, ciò che sembra mancare è un supporto vivo, reale, concreto e funzionale da parte delle istituzioni: tutti hanno il diritto di acquisire quella stessa consapevolezza che per me è stata salvifica, insieme alla scrittura, che alimenta la mia solitudine permettendomi di viaggiare con la fantasia in mondi che ho la libertà di inventare e inscenare. Come quello di Marcello.