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Liliana Dell'Osso, docente di Psichiatria all'Università di Pisa e past president della Società italiana di psichiatria
Scrivere può essere uno strumento prezioso per le persone neurodivergenti, perché offre un modo più accessibile e meno faticoso per dar forma ai propri pensieri. Con il termine neurodivergenza si indica infatti un funzionamento del cervello diverso da quello considerato “tipico”: una variante della mente che può includere condizioni come lo spettro autistico, la dislessia o il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). Questo differente modo di pensare e percepire il mondo porta spesso a guardare le cose da prospettive non ovvie, con modalità originali, talvolta innovative e creative, ma anche con difficoltà nella comunicazione e nella gestione delle emozioni.
Se parlare è difficile
Per molte persone neurodivergenti esprimersi a voce richiede uno sforzo maggiore. Il pensiero può essere fatto più di immagini che di parole, le idee affiorano tutte insieme e metterle subito in frasi ordinate non è facile. Parlare significa anche rispettare tempi rapidi, modulare il tono, sostenere lo sguardo e cogliere le reazioni di chi ascolta. La paura di sbagliare, di non essere compresi o giudicati può bloccare le parole. Per questo, scrivere, disegnare o comunicare tramite messaggi risulta spesso più naturale del parlare.
Raccontarsi
La scrittura ha un valore speciale perché non impone velocità né prestazioni immediate. Chi scrive può fermarsi, tornare indietro, cancellare e ricominciare. Le emozioni non sono travolte dalla fretta, ma trovano tempo e spazio per emergere. In questo senso la scrittura può “vicariare” la voce che non riesce a uscire, soprattutto quando l’ansia rende difficile esprimersi a parole.
Emozioni più gestibili
Mettere su carta ciò che si prova aiuta a dar forma a emozioni confuse e a ridimensionare quelle troppo intense. Vederle scritte le rende più comprensibili, inoltre scrivere è un atto solitario: non c’è uno sguardo esterno che giudica e questo riduce l’ansia prestazionale. Le emozioni vengono spostate dalla mente al foglio, alleggerendo il sovraccarico emotivo interno.
Per sé o per gli altri
Esiste una differenza importante tra la scrittura privata e quella rivolta ai lettori. Scrivere per sé stessi, come in un diario o in appunti sparsi, serve a capirsi: il testo può essere disordinato, imperfetto, emotivo. Scrivere per gli altri, invece, è un atto comunicativo che richiede di costruire un ponte tra il proprio mondo interno e l’esterno. Entrambe le forme sono preziose: la prima aiuta a conoscersi, la seconda a farsi capire.
Un primo passo possibile
Per chi è neurodivergente e vuole iniziare a scrivere, il consiglio è partire da qualcosa di molto piccolo e sicuro. Pochi minuti, solo per sé, senza aspettative: una frase su come ci si sente, una lista di parole sparse. Anche distruggere il foglio alla fine può far parte del processo. L’obiettivo non è scrivere bene, ma scrivere senza ansia. Non raccontare tutto, ma aprire uno spiraglio: spesso è da lì che nasce la possibilità di entrare in relazione con il mondo.
Testo raccolto da Paola Rinaldi













