Non è il tempo che fa passare il dolore; è il dolore a far passare il tempo», dice il cantante Roberto Vecchioni, che insieme alla moglie Daria Colombo e alla figlia Francesca ha presentato a Palazzo Marino a Milano la Fondazione Vecchioni, creata per diffondere il grande tema della salute mentale che coinvolge sempre di più giovani e giovanissimi.
«La Fondazione nasce per ricordare Arrigo, figlio mio e di Daria, che ha combattuto per 17 anni contro il suo disturbo bipolare finché poi, nell’aprile di tre anni fa, non facendocela più si è suicidato», continua l’autore di brani entrati nella storia della musica italiana, come Samarcanda, Luci a San Siro, Chiamami ancora amore. «Un ragazzo straordinariamente unico che si trovava a vivere con una barriera tra lui e quel mondo dal quale non si è mai sentito capito». Vecchioni descrive così la situazione che si trova a vivere non solo chi soffre di un disturbo mentale, ma anche chi a queste persone è affettivamente e sentimentalmente legato e si relaziona nella quotidianità, cercando di assottigliare, per quanto sia possibile, l’invisibile confine tra loro e tutto ciò che li circonda.

Daria Colombo, moglie di Roberto Vecchioni, con la loro figlia Francesca
Daria Colombo, moglie di Roberto Vecchioni, con la loro figlia Francesca

Daria Colombo, moglie di Roberto Vecchioni, con la loro figlia Francesca

La strage di giovani
A confermare l’urgenza di creare realtà che parlino, a vario titolo, di salute mentale, sono i numeri: secondo fonti dell’Organizzazione mondiale della sanità, oggi un adolescente su sette al mondo (tra i 10 e i 19 anni) convive con la malattia mentale. L’Istituto superiore di sanità mette in luce come in Italia il suicidio, tra i 15 e i 29 anni, sia la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. Cifre in linea con quelle di altri Paesi, visto che nell’Ue più di 11 milioni di persone soffrono di disturbi mentali e il 13% sono giovani, bambine e bambini.
Già prima del 2021 si registrava un incremento di minori con disturbi neuropsichiatrici: ansia, depressione, disturbi dell’umore, comportamenti autolesivi, disturbi del comportamento alimentare e del sonno, abuso di alcol e sostanze e ritiro sociale. Dopo il Covid c’è stato un incremento dell’intento suicidario del 147%.
Questi dati allarmanti mettono in luce quello che, secondo la Fondazione Vecchioni, è uno dei problemi più importanti ma al contempo anche più difficili da risolvere: la vergogna che sentono i pazienti, le istituzioni e persino i presidi ospedalieri quando si tratta di affrontare in maniera costruttiva quella che a tutti gli effetti deve essere considerata una malattia, e che, come tale, dovrebbe essere trattata.
Da tutto ciò emerge l’urgenza di un intervento culturale sulla società. «Come famiglia, abbiamo patito un sistema inadeguato che ci ha fatto sentire soli e senza strumenti», dice Colombo, presidente della Fondazione Vecchioni. «Risulta essenziale abbattere lo stigma. Se non si interviene sui giovani spiegando loro che la malattia non è un marchio del quale vergognarsi e che possono e devono chiedere aiuto, il rischio è quello di trovarsi di fronte a numeri se possibile ancora più alti di suicidi. Un intervento deve essere fatto anche sui presidi territoriali, che sono assolutamente insufficienti. C’è bisogno di supporti psicoterapeutici puntuali, di un numero maggiore di strutture che sappiano come accogliere le persone che vivono il disagio. Ci vuole molto più personale sanitario e, naturalmente, ci vogliono più medici preparati e appassionati che riconoscano quelle che sono delle vere e proprie malattie. Medici che le sappiano curare nel modo adeguato, sperando che trovino la cura giusta in tempo».

Aiutare anche i genitori
Infine, occorre intervenire anche nei confronti delle famiglie, troppo spesso lasciate sole, indipendentemente dalla loro posizione sociale e culturale, perché la salute mentale riguarda tutti e la malattia si abbatte sulle diverse categorie, più con sfumature differenti nel caso di genere o etnia; differenze che impongono di intervenire anche con investimenti sulle strutture e con azioni di carattere culturale diverso, che parlino persino un linguaggio pop: non è un caso che il primo progetto in cantiere della Fondazione Vecchioni sia legato alla musica e alla sinergia con Radio Italia e il Comune di Milano attraverso l’evento Radio Italia Live, che si svolge ogni anno in primavera in Piazza Duomo nel capoluogo lombardo. «È un’iniziativa che vuole essere un palcoscenico per urlare soprattutto ai più giovani che la malattia mentale riguarda un’intera generazione e che come tale non deve essere più motivo di vergogna», conclude Vecchioni.

Come dare sostegno
“Insieme, per la salute mentale” è il claim che identifica la Fondazione Vecchioni perché il contributo di ciascuno può fare la differenza, sia attraverso una semplice donazione a partire da 2 euro, sia parlando con chi ancora non è convinto che la malattia mentale sia una malattia come tutte le altre. Per sostenere la neonata fondazione con un bonifico: Iban IT27I0306909606100000412002, causale “Donazione Fondazione Vecchioni ETS”. Il codice fiscale per il 5x1000 è 98001340151.