Mentre leggete questo articolo, proprio oggi in Italia una donna sta ricevendo una diagnosi di cancro al seno. Ogni anno, si contano circa 57mila nuovi casi, vuol dire che a una donna su otto nell’arco della propria vita tocca convivere con il tumore. Se è una malattia sempre più curabile, si deve alle innovazioni terapeutiche ma anche alle campagne di informazione che spingono ai controlli. Ed è nata proprio per diffondere la cultura della prevenzione Komen Italia, con sede operativa dal 2000 presso il Policlinico universitario Gemelli di Roma. Coinvolgendo duemila volontari, in quasi 26 anni l’associazione è riuscita a raccogliere 35 milioni di euro per offrire gratuitamente a oltre 282mila donne esami diagnostici anche grazie ai Villaggi della salute, organizzati durante le Race for the Cure e durante le tappe della Carovana della prevenzione. In più, borse di studio, progetti di ricerca e la creazione di spazi per terapie complementari come Qi gong e mindfulness. Dal 2025 la presidente di Komen è la chirurga senologa del Gemelli Alba Di Leone.

Presidente, il vostro evento simbolo è la Race for the Cure, a maggio.
«Esatto. È la più grande manifestazione in Italia e nel mondo per sensibilizzare alla lotta ai tumori del seno, una maratona di donne con la maglia rosa che si svolge a Roma da 26 anni nel mese di maggio (lo scorso anno con più di 150mila partecipanti) e poi in varie città. L’evento è sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica: può iscriversi chiunque sul nostro sito».

Vogliamo ricordare quanto è importante la diagnosi precoce?
«Quando, tramite la mammografia, si individua il nodulo prima che si renda evidente alla palpazione, le percentuali di guarigione sono superiori al 95% e con terapie meno invasive. Questa è la prevenzione secondaria, ma la primaria è un altro caposaldo: adottare uno stile di vita sano può ridurre di un terzo il numero di casi di tumore del seno ogni anno».

Tumore al seno, l’importanza della diagnosi precoce

Gli screening di massa e la regolarità negli esami strumentali consentono di arrivare a una sopravvivenza del 98% per le donne colpite da cancro alla mammella. Ne parla nel programma di Telenova condotto da Agnese Pellegrini, Lo spazio di BenEssere, Viviana Galimberti, coordinatrice della collaborazione interdisciplinare con il Dipartimento biomolecolare oncologia presso la divisione di Senologia dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano.

Poi c’è la prevenzione terziaria.
«Si aiuta ogni donna che si è già ammalata di un tumore del seno a non ammalarsi di nuovo e a ridurre gli effetti dei trattamenti. Circa il 43% delle pazienti non aderisce alle cure e, dopo i cinque anni dalla diagnosi, il 30% rifiuta un'estensione al trattamento anti-ormonale, che è dedicato alle donne a più alto rischio. Molto importante è ascoltare i bisogni delle donne e cercare di mitigare gli effetti collaterali dei trattamenti. La nostra esperienza ci dice che le terapie integrate migliorano l’aderenza alle cure».

Che cosa vuol dire esattamente terapie integrate?
«Sono risorse terapeutiche complementari. Komen Italia, nel 2019, ha riqualificato una terrazza in disuso al Gemelli, creando il Centro per i trattamenti integrati in oncologia. Tra le cure gratuite proposte, ci sono consulenze nutrizionali, programmi di allenamento, percorsi specifici di riabilitazione motoria, di prevenzione e trattamento del linfedema post operatorio e delle cicatrici, agopuntura e riflessologia plantare, percorsi di sostegno psicologico, arteterapia, musicoterapia e scrittura creativa, Qi gong e mindfulness. Il Centro mette anche a disposizione, gratuitamente, lo sportello di consulenza legale per donne che a causa di un tumore del seno si trovano a dover fronteggiare problematiche di tipo lavorativo e previdenziale».

C’è qualcosa di simile in altre città?
«Sì, c’è Donne al centro, uno spazio polifunzionale presso l’ospedale Bellaria di Bologna e, appena inaugurato, il Centro Komen Italia di terapie integrate presso l’unità di Radiodiagnostica a indirizzo senologico del Policlinico di Bari».

Komen Italia si impegna anche a colmare il gap nella prevenzione tra Nord e Sud.
«Durante lo scorso ottobre, mese per la sensibilizzazione sui tumori del seno, abbiamo realizzato 13 Villaggi della salute proprio nelle Regioni dell’Italia centro-meridionale e insulare. Grazie alle nostre unità mobili e ai tanti volontari abbiamo allestito questi spazi in cui vengono offerte consulenze specialistiche ed esami diagnostici gratuiti, ma anche altre attività, come lezioni agli studenti».

Offrite anche la mammografia?
«Certo, le attività di prevenzione secondaria riguardano l’offerta gratuita di mammografie, ecografie mammarie e visite cliniche specialistiche».

Lo scorso ottobre avete anche illuminato di rosa il Colosseo…
«È un segno, è un simbolo. Ma ci tengo a dire che Komen Italia si impegna per sensibilizzare alla prevenzione tutti i giorni dell’anno, non soltanto con le singole attività. Con le scuole organizziamo eventi rivolti ai ragazzi su attività fisica e alimentazione. Ogni giorno cerchiamo di avvicinare le donne che, per mille motivi, da quelli culturali a quelli economici, mettono da parte la prevenzione, collaborando quindi con le Caritas e le case di accoglienza, per intercettare i bisogni delle donne senza fissa dimora. Inoltre, da molti anni abbiamo un programma per le detenute nelle carceri e da due anni, collaborando con Fondazione Severino, lo abbiamo reso un progetto nazionale: proprio lo scorso 7 novembre è stato siglato l’accordo con i ministeri della Salute e della Giustizia».

Che cos’è invece la Carovana della prevenzione?
«Unità mobili ad alta tecnologia offrono a domicilio visite e consulenze gratuite sui principali tumori femminili a oltre 282mila donne, situazioni di fragilità sociale, in 17 Regioni italiane. Lo facciamo in collaborazione con il Policlinico Gemelli e numerosi presidi sanitari su tutto il territorio nazionale».

Quest’anno, testimonial della vostra campagna sono state le tre Grazie raffigurate nel capolavoro L’Allegoria della primavera di Sandro Botticelli. Perché l’arte?
«L'arte e la bellezza contribuiscono a ridurre gli stati d'ansia e depressione che spesso accompagnano la malattia oncologica e migliorano sia la capacità di recupero, sia la qualità della vita del paziente. Un capolavoro artistico cambia la vita, perché parla della vita. Come fa del resto la prevenzione. Per questo, la prevenzione è il nostro capolavoro».