Camillo Benso, conte di Cavour, primo presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia, decise di devolvere il proprio patrimonio tramite testamento non soltanto ai familiari, ma anche ai più fedeli collaboratori e, soprattutto, alla “città patria”, Torino: donò un fondo per costruire un asilo pubblico in uno dei quartieri all’epoca più marginali, Porta Nuova.
Per non parlare di Giuseppe Verdi che stilò una lunga lista di persone e di istituti beneficiari, tra cui l’opera pia Casa di riposo dei musicisti di Milano, alla quale donò settemila lire di rendita e «tutti i diritti d’autore sia in Italia che all’estero di tutte le mie opere».
Ma anche Enrico de Nicola, primo presidente della Repubblica italiana, offrì i propri averi, tra l’altro per l’Albergo dei poveri. La solidarietà è una tradizione italiana, che affonda le proprie radici nel passato, ma guarda al futuro: negli ultimi cinque anni (2020-2024), sono cresciute di 16 punti percentuali le Organizzazioni non profit che hanno ricevuto almeno un lascito in denaro o in beni mobili (dal 61% al 77%) ed è aumentato anche il valore economico sul totale delle raccolte fondi, con quasi sette italiani su dieci (67%) protagonisti attivi di una donazione nel corso della vita. Emerge da una ricerca promossa dal Comitato Testamento solidale, sotto la direzione dell’Istituto Walden Lab. Lo studio è stato condotto a luglio 2025 su un campione di mille italiani dai 25 anni in su.

Celebrità al servizio degli altri
 

Come fare
Fare testamento solidale significa lasciare i propri beni, o anche solo una parte, a uno o più enti benefici. Non è necessario che si tratti di ingenti patrimoni, perché per sostenere il lavoro quotidiano di associazioni impegnate nelle più importanti cause umanitarie e scientifiche anche un piccolo contributo può fare la differenza.
Si può fare testamento in qualsiasi momento:
• esiste quello scritto di proprio pugno, testamento olografo;
• quello fatto redigere da un notaio alla presenza di testimoni, testamento pubblico;
• si può consegnare in deposito al notaio un testamento in busta chiusa, testamento segreto.
Ognuno di questi testamenti produce effetto solo al momento dell’apertura della successione e ha lo stesso valore. Si può modificare il testamento, annullarlo o sostituirlo in qualsiasi momento.
Affinché il lascito sia valido, è necessario indicare chiaramente l’organizzazione beneficiaria. Fare testamento vuol dire avere la certezza che sia rispettata la propria volontà perché permette di disporre, secondo legge, dei beni o di parte di essi in maniera inequivocabile. Si può lasciare:
• una somma di denaro, azioni, titoli d’investimento;
• un bene mobile, come un’opera d’arte, un gioiello o anche un arredo;
• un bene immobile, come un appartamento;
• la polizza vita.

Se non ci si esprime
In base all’ordinamento italiano, chi fa testamento può disporre liberamente della parte di beni che non rientri nella quota riservata per legge agli eredi definiti “legittimari”: il coniuge o la persona unita civilmente e i figli, gli ascendenti. Chiunque, dunque, può donare tramite testamento solo una parte della propria eredità, definita “quota disponibile”, in favore ad esempio di organizzazioni impegnate in attività benefiche.
In assenza di testamento, il patrimonio viene devoluto ai parenti a partire da quelli più vicini, via via fino a quelli più lontani sino al sesto grado di parentela. Qualora non vi siano parenti entro il sesto grado e non vi sia una disposizione testamentaria, l’eredità si devolve a favore dello Stato.
Secondo le stime di Fondazione Cariplo, a causa della costante diminuzione del tasso di natalità, il numero di famiglie italiane senza eredi passerà da circa 62mila a quasi 424mila nel 2030. Inoltre, sempre per quell’anno, si calcola che sarà stato trasferito un quinto della ricchezza netta del nostro Paese, stimata in oltre 9.500 miliardi di euro. Al netto di quanto riservato agli eredi legittimi, esiste dunque una parte rilevante di ricchezza (oltre 129 miliardi di euro) che tramite testamento potrebbe essere devoluta ad altre destinazioni, tra cui gli enti del Terzo settore.

I racconti dei donatori
Nove italiani su dieci dichiarano di pensare al futuro molto o abbastanza spesso, ma non è un pensiero rassicurante. C’è soprattutto la paura di contrarre gravi malattie (66%), ed è forse per questo che, anche nel 2025, resta in cima alla lista delle cause prescelte la ricerca medico-scientifica (45%).
È il caso di Genoveffa, detta Iole, calabrese che vive a Livorno. Quando a una giovane alunna della sorella, anche lei insegnante, fu diagnosticata una leucemia, ha capito l’impegno dell’Associazione contro le leucemie (Ail). Da qui la decisione del lascito solidale. «Ci tengo però a dire una cosa: non ho scelto di donare per sentirmi dire grazie», spiega. «Le buone azioni hanno bisogno di una piccola spinta per arrivare lontano e voglio pensare che il mio lascito faccia percorrere un bel po’ di chilometri al bene che ho voluto fare».
Di parere simile Francesco Galante, una bella casa a Roma e una carriera da diplomatico, che aveva adottato Nicola. «Vent’anni insieme», ricorda Francesco, «finché Nicola muore per un tumore cerebrale, una forma curata per quanto possibile, ma letale. La sua perdita per me è stata devastante». Così, la decisione: «Pensando alle ragioni della malattia di Nicola ho deciso di destinare un lascito alla Fondazione Umberto Veronesi, perché ne conosco l’impegno a favore della ricerca scientifica». Negli ultimi decenni la ricerca oncologica ha fatto passi da gigante, e oggi molti tumori sono superabili, soprattutto se presi nelle fasi iniziali. Ma ha bisogno di essere sostenuta, come ha fatto Francesco.
«In un momento in cui il futuro appare incerto e le preoccupazioni crescono, gli italiani continuano a dimostrare un profondo senso di responsabilità collettiva», commenta Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento solidale e presidente della Lega del Filo d’oro. «La fiducia riposta nel terzo settore e la propensione alla donazione sono segnali importanti: ci ricordano che, anche di fronte alla paura, prevale la volontà di costruire una società più giusta, solidale e sostenibile».