Associazioni di volontariato ed enti di ricerca, società sportive dilettantistiche e grandi organizzazioni non governative (Ong). Tra gli oltre 90mila enti ammessi dall’Agenzia delle entrate al contributo del 5 per mille c’è tutto il variegato mondo di chi si dà da fare per il bene altrui.
Il principio grazie al quale i contribuenti possono versare a questi enti una parte dell’imposta dovuta al fisco è quello della sussidiarietà fiscale. Si lascia cioè ai cittadini la possibilità di finanziare direttamente attività sociali sul territorio o organizzazioni che comunque ritengono degne di sostegno. Una possibilità che i cittadini mostrano di apprezzare, visto che nel 2025 a firmare sono stati quasi in 18 milioni, una cifra record, il 4,2% in più dell’anno precedente.

Una scelta fra sette categorie
La scelta del 5 per mille non è un obbligo, non comporta ulteriori aggravi e non preclude la possibilità di destinare nella stessa dichiarazione l’8 per mille alle confessioni religiose e il 2 per mille ai partiti politici.

Sia che per fare la dichiarazione fiscale si compili il modello 730, sia che si compili il modello Redditi, sono sette i riquadri in cui si può firmare:
• sostegno degli enti del Terzo settore;
• finanziamento della ricerca scientifica e dell’università;
• finanziamento della ricerca sanitaria;
• finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei bei culturali e paesaggistici;
• sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza;
• sostegno alle associazioni sportive dilettantistiche;
• sostegno degli enti gestori delle aree protette.
Se ci si limita a mettere la firma nel riquadro corrispondente al settore scelto, l’importo verrà distribuito su tutti gli enti di quella categoria, se si vuole finanziare uno specifico ente è invece necessario inserire anche il codice fiscale dell’ente beneficiario. Il discorso non vale per la scelta a favore dei Comuni: si firma e basta, il 5 per mille è attribuito comunque al Comune di residenza del contribuente.

A chi vanno i fondi ogni anno
Se le organizzazioni iscritte negli elenchi dell’Agenzia delle entrate (anno finanziario 2024) sono 90.626, più della metà dei fondi nel 2025 è stata erogata a soli 100 enti. Sono i più noti, anche perché sono quelli che investono di più in pubblicità e in attività di sensibilizzazione. Il 20% delle organizzazioni assorbe il 90% dei contributi, mentre quasi 19mila enti non hanno ricevuto alcuna sottoscrizione e quindi alcun contributo.
Secondo un’analisi dell’Osservatorio conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, le vecchie Onlus (in via di estinzione dopo la riforma del Terzo settore) e gli enti del Terzo settore (Ets), nel 2025 hanno raccolto il 65% dei fondi; la ricerca sanitaria e scientifica ne ha raccolti il 27%; le altre organizzazioni si dividono l’8% rimanente.
Il beneficiario numero uno per importo complessivo ricevuto è, da diversi anni, la Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, primo polo privato italiano per il finanziamento della ricerca oncologica. È stata scelta da oltre 1,7 milioni di contribuenti e ha ricevuto nel 2025 complessivamente 71,7 milioni. La cifra è superiore a quella devoluta dai contribuenti (50,3 milioni) per il meccanismo che ripartisce le somme per le quali non c’è stata indicazione di un ente specifico e quelle inferiori ai 100 euro. Al secondo posto, un altro ente di ricerca sulle malattie oncologiche, la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro. La Fondazione, che è legata a un importante centro oncologico, l’Istituto di Candiolo, alle porte di Torino, è stata selezionata da 275mila contribuenti e ha ricevuto complessivamente oltre 12 milioni di euro. Al terzo posto Emergency, la Ong che si occupa di curare feriti e malati in zone di guerra: 283mila le scelte, oltre 10 milioni ricevuti. Una curiosità: l’ultimo in classifica (tra quelli che comunque hanno ricevuto preferenze) è il Comune di San Bartolomeo Val Cavargna, in provincia di Como, scelto da un solo contribuente, per un importo del 5 per mille pari a un centesimo di euro.

Viene fissato un limite agli importi
Grazie al 5 per mille nel 2025 sono stati distribuiti alle diverse organizzazioni complessivamente 525 milioni di euro, ma va detto che questa cifra è inferiore rispetto a quella teoricamente spettante ai beneficiari. A differenza di quanto avviene per l’8 per mille, infatti, il Governo ogni anno nella Legge di bilancio fissa un limite massimo per l’assegnazione delle risorse; per il 2025 era fissato appunto a 525 milioni. La quota che rimane allo Stato è consistente: nel 2024 il 5 per mille ha raccolto infatti 603,9 milioni; sono stati quindi distribuiti quasi 79 milioni in meno. Negli anni precedenti il divario era stato più contenuto: 28 milioni nel 2023 e appena 4 milioni nel 2022.