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Mettete dei fiori nei vostri balconi, per accogliere la primavera e la pace. Quest’anno la giornata internazionale dedicata alla piantumazione dei fiori unisce al messaggio ambientalista il desiderio di non violenza. Il 12 marzo, il Plant a Flower Day, diventa l’occasione giusta per seminare e celebrare i fiori e il loro significato nella nostra vita.
Storicamente l’arte, come il Bouquet di Pace - due mani che reggono un mazzo di fiori -, litografia ideata da Picasso come manifesto per un summit sulla pace a Stoccolma nel 1958, e il movimento pacifista, con lo slogan «mettete dei fiori nei vostri cannoni», hanno legato i fiori alla non violenza.
Rose rosse per te e le altre melodie
Il Flower Power nasce in America negli anni Sessanta contro la guerra in Vietnam. «Dove sono finiti tutti i fiori?», si chiedeva Joan Baez in una famosa canzone folk, che è una denuncia della guerra e del tragico ciclo della vita umana. E proprio quello spirito pacifista irrompe nella scena musicale italiana, coinvolgendo band come Equipe 84, i Giganti, i Ribelli e artisti come Caterina Caselli. Il 1966 è considerato l’anno d’oro del beat.
Ma sarà una canzone, Proposta dei Giganti, conosciuta a tutti come Mettete dei fiori nei vostri cannoni, a fare la differenza. Era in gara nel Sanremo del 1967, l’anno che vide vincitori Iva Zanicchi e Claudio Villa con Non pensare a me, anche se tutti ricordano quell’edizione per la tragica fine di Luigi Tenco. E se Sanremo racconta in qualche modo l’Italia, quest’anno anche Carlo Conti ha precisato come per lui la scelta delle canzoni sia stata come comporre un bouquet di fiori, un paragone calzante visto che il Festival si tiene proprio nella città dei fiori. Fiori protagonisti di canzoni che hanno fatto la storia, da Fiori rosa fiori di pesco di Battisti a Margherita di Cocciante, Rose rosse per te di Ranieri, passando dalla poesia di Gianni Rodari, Ci vuole un fiore che Sergio Endrigo portò al successo facendone un caso nazionale. Rodari, con la sua lingua limpida, suggerisce che per guardare il mondo bisogna guardare ciò che lo fa fiorire, ciò che lo sostiene, ciò che lo fa crescere. Un fiore, appunto.
L’antropologa Zambotti: simboli di armonia
«Simboli universali di pace, armonia e vita, i fiori nei cannoni ri-significano, parola ostica ma gentile», spiega Sara Zambotti, conduttrice di Caterpillar su RaiRadio2 e docente di Antropologia alla Bicocca di Milano. «È la stessa operazione che fanno i bambini quando usano una ciabatta come telefono: prendono la cosa ma le danno tutt’altro significato, così quella cosa diventa altro. Possiamo farlo con tutto e dà molta gioia farlo con gli strumenti comunemente utilizzati per ferire. Se lo chiedeva anche il filosofo Bruno Latour: la violenza sta nel coltello o nell’intenzione di chi lo brandisce? La seconda».
E ancora i fiori secchi nei libri, a memoria di una giornata speciale o un regalo romantico rendendoli eterni.
Lo scrittore Balzano: la letteratura contro la guerra
Al movimento pacifista non si sottrae ovviamente la letteratura, come racconta lo scrittore Marco Balzano, fresco vincitore del premio Manzoni con Bambino (Einaudi): «La Beat Generation era lo specchio del boom economico. La voglia di ripresa e di crescita si sposava a quella anticonformista in senso culturale ed esistenziale e tutto ciò oggi semplicemente manca. Ecco perché non c’è stata più quella ribellione, se escludiamo il gruppo ’63, che però era molto meno ribelle e molto più intellettuale per i componenti che aveva al suo interno come Nanni Balestrini, Umberto Eco o Alberto Arbasino, solo per citarne qualcuno. La narrativa prevede il racconto della crisi, non dell’equilibrio. Quindi è più interessante il racconto della guerra, intesa come stato di crisi. Ogni volta che parliamo di guerra il nostro anelito è la pace. La letteratura è di per sé un inno all’altro e dunque a quiete, pace e amore».
La critica cinematografica Jacobbi: rivedere Mediterraneo
Succede la stessa cosa nel cinema, come conferma Paola Jacobbi, scrittrice e critica cinematografica, candidata al Premio Bancarella con la sua biografia romanzata Luisa (Sonzogno), dedicata a Luisa Spagnoli. «L’ultimo grande film pacifista al cinema è Mediterraneo di Gabriele Salvatores, uno dei nostri premi Oscar. Poi, se guardiamo al cinema internazionale, non si può non citare Hair di Milos Forman, tratto dal musical che definì un’epoca e anche il pensiero di quell’epoca in cui il “no” alla guerra in Vietnam fu il collante di una generazione (e lo abbiamo rivisto raccontare in A complete unknow, il film sugli inizi di Bob Dylan). Di recente sembra che, per parlare di pace, il cinema abbia bisogno di raccontare continuamente la guerra, anzi le guerre. Penso a 1917 di Sam Mendes, film profondamente pacifista anche se ambientato nelle orride trincee della Prima guerra mondiale. E anche a Civil war di Alex Garland o ancora A House full of dynamite di Katherine Bigelow, dove la paura di una guerra (interna o mondiale) fa da monito».
Il conduttore Camurri: la rivoluzione dell’amore
E poi c’è il linguaggio dei fiori, una forma di comunicazione simbolica fiorita nell’Ottocento per trasmettere messaggi ed emozioni in modo segreto. Ogni fiore e colore porta con sé un significato specifico: le rose rosse indicano amore e passione, il bianco purezza, mentre il giallo può simboleggiare gelosia o felicità. I fiori ci accompagnano in tutto il ciclo della nostra vita, dall’inizio alla fine. Dove l’amore è il sentimento più citato.
«La rivoluzione dell’amore è sempre presente, come il sole sopra le nubi che lo offuscano», sottolinea Edoardo Camurri, giornalista, autore e conduttore radiotelevisivo, La vita che brucia (Timeo) il suo ultimo libro. «Bisogna diradare questa foschia partendo da ciascuna e ciascuno di noi, con un coraggioso lavoro su noi stessi: riconoscere la paura che ci abita e avere la forza di dirle addio, sacrificando ciò che abbiamo timore di perdere (sicurezza, controllo, potere) al fuoco del sole dell’amore. Così spunteranno nuovi fiori e vivremo l’amore che ci abita ininterrottamente e che non ha stagioni».
In un momento così triste e delicato per il genere umano, il potere dei fiori potrebbe essere una piccola grande risposta.
«Esercitiamoci a ridefinire le cose: mettiamo della panna montata intorno alle lame, copriamo di musica le sirene della guerra, appendiamo i vestiti sul filo spinato dei tanti confini», conclude Zambotti. «Il significato è in mano nostra, è alla portata di tutte e di tutti ed è molto potente».
E bastava la letizia di un fiore a riportarci alla ragione, proprio come scriveva Alda Merini.









