L’adolescenza dei ballerini e delle ballerine è segnata da disciplina rigorosa, impegno quotidiano e competizione costante. Per molti di loro, che vivono in collegi o case condivise, la figura del maestro diventa un inevitabile modello di riferimento: un adulto presente ma spesso percepito dagli allievi come guida esigente, orientata al risultato e alla perfezione tecnica, più che come figura accudente e rassicurante. Così, può mancare la sensazione di un sostegno emotivo stabile.

Un servizio unico in Italia
La scuola di danza diretta da Eleonora Abbagnato al Teatro dell’Opera di Roma è l’unica in Italia ad aver introdotto un percorso psicologico strutturato e continuativo, rivolto a ragazze e ragazzi tra i 12 e i 19 anni. Si articola in incontri di gruppo ogni due mesi: si tratta di due giornate intensive, supervisionate dagli psicologi del Policlinico Gemelli della capitale, in cui gli allievi possono esprimersi liberamente e trovare uno spazio di ascolto autentico.

Il corpo come elemento figurativo
Nella danza il corpo non è solo uno strumento tecnico, ma un elemento figurativo sempre esposto allo sguardo: dev’essere armonico, leggero, preciso nelle linee. Durante l’adolescenza questo può creare un divario profondo rispetto ai coetanei. Le ragazze si trovano a convivere con un corpo che naturalmente prende forma mentre la disciplina richiede leggerezza e assenza di curve; i ragazzi, al contrario, sentono la pressione verso una muscolatura più definita e una fisicità scolpita. Questa distanza tra ciò che il corpo è e ciò che dovrebbe essere può rendere l’equilibrio psicologico particolarmente fragile.

Formazione e prevenzione
Proprio per rispondere a queste sfide, gli incontri affrontano tutti i nodi più sensibili dell’età evolutiva: educazione alimentare, qualità del sonno, gestione della competizione, regolazione della rabbia e delle frustrazioni. Si lavora anche sui rischi più frequenti per chi danza in giovane età, come l’isolamento emotivo e l’accumulo di tensioni non espresse. Un aspetto particolare è l’uso delle fotografie personali: ogni allievo porta immagini della propria storia, dai momenti con la famiglia ai ricordi condivisi con i compagni di danza, per raccontarsi, riflettere sulla propria esperienza e rafforzare il senso di appartenenza al gruppo.

Quando serve un aiuto individuale
Dal lavoro di gruppo possono emergere bisogni più specifici: a volte sono gli stessi ragazzi a chiedere supporto, altre volte invece sono gli psicologi a individuare difficoltà particolari. In questi casi si attivano percorsi individuali, che possono includere psicoterapia, pratiche di mindfulness o interventi specifici sul rapporto mente‑corpo e sull’alimentazione. La collaborazione costante tra scuola e psicologi permette di intercettare precocemente i ragazzi più esposti e, quando necessario, coinvolgere le famiglie per costruire un sostegno condiviso.

Testo raccolto da Paola Rinaldi