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Foto Ufficio stampa Rai
Francesca Fialdini è una delle figure più eleganti e sensibili della Rai. Dal 2019 conduce Da noi… a ruota libera, il talk domenicale della rete ammiraglia, accompagnando il pubblico tra storie di vita e grandi emozioni. Su Rai 3 è anche alla guida di Fame d’amore, il programma con cui affronta il tema dei disturbi alimentari e del disagio giovanile.
Tra prevenzione, un rapporto sereno con il cibo e il legame terapeutico con la montagna, a BenEssere racconta la ricerca di equilibrio e serenità interiore.
Francesca Fialdini, lei come cura il suo benessere mentale?
«Con la montagna. Ho iniziato fin da bambina, perché i miei genitori mi ci portavano spesso, e questo legame, fatto di passione e benessere, continua ancora oggi. Con il tempo è diventata per me quasi una forma di meditazione. Non pratico yoga, ma cammino in montagna: ho bisogno dell’altezza, dell’altitudine. È come se arrivare in cima mi desse la sensazione di poter toccare il cielo con un dito e mi fa sentire libera. Non è una sfida con me stessa o con ciò che mi circonda, ma un modo per stare meglio dentro il mondo che ho intorno e anche dentro di me».
Ha delle mete preferite, magari dove ama tornare spesso?
«Sicuramente i sentieri delle Alpi Apuane, che sono le mie montagne; la Tambura, il Monte Altissimo, la Pania. Poi le Dolomiti, dove torno sempre molto volentieri, perché oltre al paesaggio meraviglioso, qualcosa di unico al mondo, per me sono anche un luogo del cuore, visto che ho iniziato a sciare proprio lì. Ultimamente frequento molto anche la zona di Madesimo e la Valtellina, in Lombardia».
Preferisce camminare da sola o in compagnia?
«Sempre in compagnia. La montagna da soli può dare anche un certo brivido, ma secondo me è meglio viverla con qualcuno accanto. È un po’ come essere in cordata, se non arrivo io, arrivi tu. Non ho mai fatto vere scalate, però lo spirito è quello. La montagna per me va condivisa. Non c’è bisogno di parlare per forza, si può stare anche in silenzio, ognuno con i propri pensieri, senza perdere la propria individualità. In estate riesco a frequentarla meno perché lavoro di più e devo concentrarmi sulla scrittura e sullo studio, in inverno invece cerco sempre di ritagliarmi qualche giorno per tornarci».
Cosa non manca mai nel suo zainetto?
«Il cioccolato fondente. Nello zaino ho sempre acqua e cioccolato. E poi porto sempre con me il telefono, perché mi piace fotografare tutto. Da bambina desideravo tantissimo una macchina fotografica, ma ero troppo piccola e mio padre mi diceva sempre: “Fotografa con la mente”. Ogni tanto provo ancora a farlo, ma non ci riesco più come allora. I ricordi più vivi che ho risalgono proprio a quel periodo. Oggi mi faccio aiutare dal telefono, scatto molte fotografie per ricordare i momenti, i paesaggi, tutto ciò che mi colpisce».
Quante ore cammina di solito?
«Circa cinque ore, ma con passo tranquillo. Non è una gara, non faccio agonismo. Cammino per vivere un’esperienza».
Ci sono momenti in cui la montagna è stata particolarmente salvifica per lei?
«La montagna cura molte ferite. Quando ho perso una cara amica, Elisabetta, camminare in montagna mi ha aiutata molto. È come la musica, ti porta a rivivere momenti condivisi con chi non c’è più».
Consiglierebbe la camminata nella natura come forma di terapia contro lo stress?
«Assolutamente sì. Il contatto con la natura, che sia una passeggiata in un parco, nei boschi o in montagna, è molto rigenerante. Credo che dovrebbe essere valorizzato anche a scuola, magari come parte dell’educazione fisica, con momenti dedicati alle escursioni. I ragazzi devono imparare a conoscere e rispettare l’ambiente, ma anche a fermarsi e osservare la natura. È un’esperienza che non fa bene solo al corpo, ma anche alla mente».
Lei è una grande sostenitrice del fatto che il benessere mentale influisca su quello del corpo: ha mai avuto un disturbo magari provocato dallo stress?
«Non è una cosa grave, intendiamoci. Ho avuto per qualche tempo, ma ora non più, l’angioedema, un gonfiore improvviso causato dall’accumulo di liquidi nei tessuti più profondi di alcune parti del corpo, soprattutto labbra, palpebre, viso, mani o gola. Nel mio caso è stata una reazione scatenata da qualcosa che bevevo o mangiavo. Però nei periodi di maggiore stress tendeva a manifestarsi più facilmente».
Quando le è successo per la prima volta?
«Lo ricordo bene, ero a casa di mia madre. Una mattina mi sono svegliata e sono andata in cucina per fare colazione. Lei mi ha guardata e mi ha chiesto che cosa fosse successo alle mie labbra, perché erano molto gonfie. Sembrava quasi che durante la notte avessi fatto il filler. Mi sono spaventata e sono andata subito dal medico, che ha capito immediatamente di cosa si trattasse e mi ha prescritto cortisone e antistaminici».
Dopo il primo episodio le è capitato ancora?
«Sì, alcune volte anche in maniera importante, perché si gonfiava anche la gola e la bocca si è deformata. Ho cercato di approfondire il perché accadesse ma anche il dermatologo è potuto arrivare fino a un certo punto e non è riuscito a trovare una causa specifica. Non si trattava di un’allergia da contatto data da qualche crema che è senz’altro più facilmente intuibile o un’allergia di origine alimentare».
Ha individuato qualcosa che lo scatena più spesso?
«Ho notato che spesso mi accadeva durante la notte anche quando bevevo un bicchiere di vino rosso a cena e, soprattutto, quando ero molto stanca o stressata. Quando queste condizioni si combinavano, era più facile che si manifestasse».
Come ha convissuto con questo problema?
«Ho imparato con il tempo. Portavo sempre con me cortisone e antistaminico, ma ho sempre cercato di usarli solo quando era davvero necessario. I piccoli episodi li ho gestiti con il ghiaccio e un po’ di pazienza».
A parte il cortisone, ha usato integratori che l’aiutavano?
«Assumo vitamina D insieme alla vitamina K, ma non per l’angioedema: soffro di osteopenia, una condizione in cui le ossa iniziano a diventare meno dense e più fragili del normale. Si è manifestata di recente e per questo ho cercato di intervenire subito, per evitare di arrivare all’osteoporosi».
Come ha scoperto l’osteopenia?
«È successo circa due anni fa, in modo del tutto inatteso. Nel giro di poco tempo mi si erano rotti due denti e il mio dentista, che è molto scrupoloso, mi ha consigliato di fare una Moc per controllare la densità ossea e capire se ci fosse qualche problema alla base. Da quell’esame è emerso un inizio di osteopenia, quindi una certa fragilità delle ossa, che va tenuta sotto controllo. Gli integratori sono una forma di prevenzione importante, anche perché non sono ancora in menopausa e sappiamo che dopo la situazione può peggiorare. Probabilmente gli incidenti a Ballando con le Stelle, dove ho avuto una piccola frattura all’osso del piede e una frattura scomposta a due costole, sono dovuti anche a quello».
Ha mai seguito delle diete?
«In realtà solo per un breve periodo. Durante l’adolescenza il mio corpo è cambiato all’improvviso, da molto magra sono cresciuta rapidamente e mi sono ritrovata con forme che prima non avevo. All’inizio non è stato semplice, perché era come guardarsi allo specchio e vedere un’altra persona. Verso i 18 anni ho cercato di fare un po’ più di attenzione a quello che mangiavo, ma senza seguire una dieta vera e propria. Quando uscivo da scuola e andavo a pranzo da mio padre, per esempio, chiedevo a mia zia di prepararmi solo un primo piatto, magari pasta o riso, e rinunciavo al secondo o al dolce. Non era una privazione, semplicemente un modo per regolarmi un po’. In quel periodo il mio corpo, che stava cambiando, aveva spesso fame e ho cercato di trovare un equilibrio. Da allora però, non ho mai creduto molto alle diete, mi sono sempre sembrate difficili da seguire e poco adatte a me».
Ha una routine di benessere?
«Mi prendo molta cura della pelle, perché la mia è delicata e piuttosto sottile e tende facilmente ad arrossarsi o a essere soggetta ad allergie e macchie. Per questo devo fare molta attenzione sia quando mi trucco a casa sia quando mi truccano al lavoro. Uso quasi sempre make up anallergici, altrimenti rischio gonfiori o piccole irritazioni, soprattutto sulle palpebre. Anche per struccarmi scelgo prodotti il più possibile delicati e di origine vegetale, privi di sostanze irritanti come il nickel. Utilizzo un latte detergente e poi applico sempre creme molto idratanti e a volte i sieri. Poi, una o due volte alla settimana faccio anche una maschera a luce led».
Per il corpo?
«Devo stare molto attenta ai nei, ogni anno faccio la mappatura e uso sia al mare che in montagna protezioni molto alte. Ho anche una vera e propria passione per le creme corpo e mi concentro così tanto nell’applicarle che mi convinco che rendano la mia pelle liscia e setosa».
E davvero fanno miracoli?
«No, ma mi piace pensarlo».















