PHOTO
A partire dal 3 agosto prossimo la vecchia carta d’identità cartacea non sarà più valida, né come documento d’identità nel territorio italiano, né per l’espatrio. Anche se non è ancora scaduta, va sostituita con la nuova carta d’identità elettronica (Cie). È un effetto del regolamento europeo 1157 del 2019, che ha l’obiettivo di rafforzare la sicurezza dei Paesi membri, diminuendo i rischi di contraffazione dei documenti d’identità. Il ministero dell’Interno raccomanda di non rimandare all’ultimo momento l’appuntamento con gli uffici comunali, per evitare code agli sportelli, anche in vista della riduzione di personale negli uffici per le ferie estive.
Appuntamento per 12 milioni di cittadini
I circa 12 milioni di cittadini che, secondo le stime, ancora utilizzano il vecchio documento e che quindi devono recarsi agli uffici anagrafe del proprio Comune per richiedere la nuova carta, una volta allo sportello potranno fare anche una scelta. L’impiegato fornirà infatti un modulo nel quale si può dichiarare la disponibilità alla donazione degli organi; una scelta facoltativa e che in ogni caso può essere revocata in qualsiasi momento.
Secondo i dati del Centro nazionale trapianti del ministero della Salute, l’anno scorso quasi il 60% dei 6,3 milioni di cittadini che hanno richiesto una nuova carta ha espresso la propria volontà sulla donazione.
Le necessità per i trapianti terapeutici
L’argomento è delicato. Il bisogno di organi e tessuti prelevati post mortem per trapianti terapeutici, spesso l’unico modo di salvare una vita, è da sempre superiore alla disponibilità. Attualmente si contano oltre ottomila pazienti in lista di attesa per un organo. Secondo i dati aggiornati del Sistema informativo trapianti del ministero della Salute, oltre seimila stanno aspettando un nuovo rene, un migliaio un fegato, circa 800 un cuore, oltre 200 un polmone e altrettanti un pancreas, cinque un intestino (va notato che le esigenze di trapianto di rene e fegato sono, in piccola parte, coperte anche da donatori viventi). Riguardo i tempi medi d’attesa, si va da un anno e sette mesi per un fegato ai sei anni e cinque mesi per un pancreas.
Per aumentare la disponibilità di organi, anche nel nostro Paese il legislatore aveva introdotto, con la legge numero 91 del 1999, il principio del silenzio-assenso. Funziona così: dopo essere stati debitamente informati, con una notifica della Azienda sanitaria locale (Asl), in mancanza di una dichiarazione di consenso o dissenso si è considerati donatori. Un principio che non ha mancato di sollevare qualche perplessità. È stato infatti notato che la mancata scelta potrebbe indicare, più che un implicito consenso, una condizione di dubbio e difficili interrogativi esistenziali. Alla norma sul silenzio-assenso non sono però seguiti i necessari decreti attuativi, ed è quindi rimasta finora inattuata.
Italiani tra i più altruisti in Europa
Ma anche senza l’espediente del silenzio-assenso, gli italiani si sono rivelati, in questo ambito, un popolo altruista. Secondo l’Istituto superiore di sanità, rispetto ai Paesi europei con una popolazione paragonabile, l’Italia si colloca al terzo posto per numero di donatori, dopo Spagna e Francia, Paesi in cui però vige il metodo del silenzio-assenso. Nella classifica europea, siamo davanti a Regno Unito (silenzio-assenso) e Germania (consenso esplicito).
Complessivamente, nel Sistema informativo trapianti al 31 dicembre 2025 erano presenti 24.841.250 dichiarazioni di volontà: 16.990.804 consensi (68,4%) e 7.850.446 opposizioni (31,6%).
Va detto che, in caso di assenza di una dichiarazione espressa in vita, i medici sono tenuti a richiedere il consenso al prelievo di organi a scopo di trapianto ai familiari aventi diritto (coniuge non separato, convivente more uxorio o, in mancanza di questi, figli maggiorenni o genitori).
Le altre modalità per esprimersi
Oltre alle scelte dichiarate agli uffici anagrafe dei Comuni quando si rinnova la carta d’identità, la volontà sulla donazione può essere espressa in diversi altri modi. Si può compilare un modulo cartaceo presso le Asl del territorio; oppure compilarne uno fornito dall’Associazione italiana per la donazione di organi (Aido), online se si è in possesso dello Spid o della firma digitale, o in presenza presso una delle sedi dell’associazione. In tutti questi casi la scelta viene registrata nel Sistema informativo trapianti, ed è consultabile in tempo reale dai medici in caso di necessità. Si può inoltre scaricare da Internet il cosiddetto “tesserino blu” del ministero della Salute, documento da stampare e compilare, oppure richiedere una “donor card” alle diverse associazioni di settore. Ma si può anche, semplicemente, dichiarare il proprio consenso o dissenso alla donazione su un foglio di carta, datato e firmato. In questi ultimi casi è necessario custodire le dichiarazioni o le tessere tra i documenti personali ed è, inoltre, opportuno comunicare la propria decisione ai familiari.









