Mi capita ogni tanto di mangiare il gelato e di sentire una fitta ai denti. L’altro giorno mi è successo anche con la granita di caffè. Il mio dentista dice che non mi devo allarmare, ma io vorrei capire se invece ho un problema alla bocca. Grazie se mi darete risposta.
Pietro M., Catania

La risposta di Mario Cappellin, professore di Ergonomia e discipline odontoiatriche presso l’Università di Modena e Reggio Emilia

Gentile Pietro, un piccolo rischio estivo è rappresentato dagli sbalzi di temperatura. Un cocktail con ghiaccio o un gelato possono causare uno shock termico che aumenta la sensibilità dentinale, provocando fastidio e in certi casi dolore. Non è il freddo in sé il problema quanto il cambio di temperatura. Se per esempio a fine pasto beviamo un caffè caldo e subito dopo mangiamo un gelato, i nostri denti possono farsi sentire, soprattutto in chi già soffre di sensibilità dentinale, generando fastidio a livello del colletto, cioè la zona in cui la gengiva incontra il dente. Di solito la fitta passa in pochi secondi, se invece diventa un dolore persistente allora potrebbe essere il segnale di una carie in formazione. Meglio andare dal dentista.
Un attentato al benessere della bocca, d’estate e non solo, sono le bibite gassate e zuccherate, tè freddi, succhi di frutta, cocktail estivi. È normale, soprattutto durante le lunghe giornate in spiaggia, idratarsi spesso con bevande altamente dissetanti, che sono, però, molto ricche di zuccheri, nemici dichiarati dei denti. Per capirci, è come se mettessimo in bocca una caramella.
Inoltre, queste bibite vengono sorseggiate, quindi permangono a lungo in bocca, alterandone il pH e creando un ambiente che favorisce la proliferazione batterica e la formazione di carie.
Come rimediare? Dato che è difficile che ci si lavi i denti sotto l’ombrellone, l’ideale sarebbe bere molta acqua – almeno uno o due bicchieri – dopo aver ingerito la bibita zuccherata.

L’igiene orale nella stagione estiva
D’altra parte, l’igiene orale non deve andare in vacanza. Anche se siamo spaparanzati sulla sdraio, nella borsa da mare spazzolino e dentifricio non dovrebbero mancare.

Benessere

Alito pesante? Prova gli sciacqui con acqua e menta

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Trascurare la bocca è l’errore più comune che si fa d’estate: cambiano le abitudini, siamo lontani da casa e ci scordiamo di lavarci i denti. Ciò favorisce l’accumulo di placca batterica che aumenta non solo il rischio di carie, ma anche di gengivite, un’infiammazione della gengiva caratterizzata da arrossamento, gonfiore e a volte sanguinamento gengivale.
Il kit da portare con sé anche in viaggio ha pochi elementi, ma tutti importanti.
Spazzolino, con setole specifiche adatte alle proprie esigenze (meglio non usare quello che a volte si trova in hotel, perché potrebbe non essere adeguato). Lo spazzolino elettrico è un’ottima soluzione non solo perché pulisce in profondità, ma anche perché è pratico da portare con sé: in un unico astuccio basta un solo spazzolino a cui cambiare la testina, una per ogni membro della famiglia.
Dentifricio, preferibilmente con fluoro.
Filo interdentale oppure scovolino.
Collutorio (se indicato dal dentista).

Smalto più giallo in vacanza?
In estate i denti appaiono più gialli, ma il caldo non c’entra. Molti pazienti me lo fanno notare, ma in realtà è solo una questione di luce. Nella bella stagione stiamo di più all’aria aperta e quindi alla luce naturale: lo spettro solare mette in evidenza il colore reale della nostra dentatura. Con l’illuminazione artificiale invece i denti appaiono più bianchi, ma è solo un effetto ottico.

Per le emergenze contatta il tuo dentista
Il mal di denti può sorprenderci anche in vacanza. In tal caso, se la situazione non può essere risolta con un antinfiammatorio e ci si deve rivolgere a un dentista lontano da casa, è importante farlo mettere in contatto con il proprio specialista di fiducia. Lo scambio di informazioni sul paziente è fondamentale per permettere al medico di avere il quadro clinico della persona e riuscire a gestire l’emergenza nel migliore dei modi, evitando di commettere errori.

 

Testo raccolto da Nicoletta L. Bagliano