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Alzarsi una o più volte durante la notte per andare in bagno non è un’anomalia. «Accade a circa un terzo degli adulti sopra i trent’anni e a metà delle persone oltre i 65», dice Gianluca Sampogna, urologo e andrologo all’unità spinale unipolare dell’ospedale Niguarda di Milano, e responsabile coordinatore neuro-urologia della Società italiana di urodinamica. «È un fenomeno così comune da sembrare fisiologico, ma può diventare un disturbo quando interrompe il sonno in modo ricorrente o impedisce di riaddormentarsi. In medicina si chiama nicturia: non è una malattia in sé, ma un segnale che qualcosa nel corpo – o nello stile di vita – merita attenzione».
Perché avviene
La nicturia compare per due motivi principali. «Si produce troppa urina durante la notte oppure la vescica non riesce più a trattenerla come una volta», spiega Sampogna. «Spesso i due fattori si combinano».
Con l’età, la produzione di urina tende a spostarsi dalle ore diurne a quelle notturne. «È un effetto dei cambiamenti ormonali e del progressivo rallentamento della funzione renale», continua Sampogna. «Allo stesso tempo, la vescica perde elasticità, i muscoli del pavimento pelvico si indeboliscono e, negli uomini, la prostata tende a ingrossarsi. Tutto ciò contribuisce a quei risvegli notturni che diventano parte della routine».
Non è solo l’età
Anche in età più giovane la nicturia può avere varie cause. Alcune patologie – come il diabete e l’ipertensione – fanno lavorare i reni in eccesso, aumentando la quantità di urina prodotta. Durante la gravidanza, la pressione dell’utero sulla vescica costringe a frequenti visite al bagno. E quando gambe e caviglie si gonfiano, il liquido accumulato durante il giorno viene riassorbito una volta sdraiati, arrivando fino alla vescica: è ciò che succede anche in caso di insufficienza cardiaca o problemi venosi.
Un ruolo particolare lo gioca l’apnea notturna: le pause respiratorie ripetute stimolano la produzione di urina, motivo per cui chi utilizza un apparecchio a pressione positiva continua (Cpap) spesso nota un miglioramento anche del problema urinario.
Fissare una visita
«Svegliarsi occasionalmente non è preoccupante», dice ancora Sampogna. «Ma se succede più di due volte per notte, se si inizia a bagnare il letto o se la frequenza aumenta improvvisamente, vale la pena parlarne con il proprio medico e valutare se fissare una visita specialistica con l’urologo. La nicturia può essere il sintomo di un disturbo sottostante, e non va liquidata come un inevitabile effetto dell’età».
C’è anche un aspetto legato alla sicurezza: alzarsi al buio aumenta il rischio di cadute e fratture, come mostrano diverse ricerche. È prudente, quindi, illuminare bene il percorso verso il bagno, tenere le pantofole a portata di mano e liberare il passaggio da tappeti o ostacoli.
La nicturia non disturba solo il riposo, ma può diventare una trappola per l’insonnia. Dopo il risveglio, non sempre è facile tornare a dormire: la mente si riempie di pensieri, ansie, liste di cose da fare. «Il corpo non si rilassa più», osservano i medici del sonno. Il risultato è un sonno frammentato e poco ristoratore, che a lungo andare influisce su memoria, umore e concentrazione.
Cosa si può fare
Non esiste una soluzione miracolosa, ma una serie di piccoli accorgimenti suggeriti da Sampogna che possono fare la differenza.
• Evitare tè, caffè e alcolici nelle ore serali è il primo passo: oltre a disturbare il sonno, sono diuretici naturali. Conviene anche limitare l’assunzione di liquidi 2-4 ore prima di coricarsi, pur concedendosi qualche sorso se si ha sete o si devono assumere farmaci.
• Anche l’alimentazione conta. Ridurre il sodio aiuta a contenere la ritenzione idrica, mentre alcuni cibi ricchi d’acqua – come anguria, sedano, asparagi o uva – favoriscono la minzione e andrebbero consumati lontano dall’orario di sonno.
• Chi soffre di gonfiore a gambe e caviglie può trarre beneficio da calze a compressione o dal tenere gli arti sollevati nel tardo pomeriggio.
• Per chi ha una vescica iperattiva, gli esercizi per il pavimento pelvico aiutano a rafforzare i muscoli che controllano lo stimolo urinario, riducendo le contrazioni involontarie. In alcuni casi, il medico può suggerire farmaci che modulano la funzione renale o vescicale: non sono adatti a tutti, ma possono essere utili se la nicturia è molto invalidante.









