«Dopo la danza puoi fare qualsiasi mestiere». Ne è assolutamente certa Eleonora Abbagnato, una vita per la danza e la famiglia, «rispetto, disciplina, fatica ma anche tanta felicità». La felicità che già dimostrava a soli tre anni quando passava ore al giorno a scrutare le allieve in sala prove a Palermo nella scuola di danza proprio sopra il negozio della madre. Quella felicità che l’accompagnerà lungo tutta la sua bellissima carriera, facendole superare delle prove difficili soprattutto all’inizio, quando a soli 11 anni Roland Petit, uno dei massimi coreografi e ballerini del Novecento, le fece prendere il volo scegliendola per interpretare Aurora bambina nella sua versione de La Bella addormentata nel bosco.

Psicologia e neuroscienze

Perché è importante il sostegno emotivo ai giovani artisti

Perché è importante il sostegno emotivo ai giovani artisti
Perché è importante il sostegno emotivo ai giovani artisti

Poco dopo quello spettacolo, l’attendeva un sogno che sembrava inarrivabile, l’Opéra di Parigi.

Lontano da casa e così giovane.
«I miei genitori e mia madre in particolare sono stati molto bravi a lasciarmi andare. Non è stato facile per loro e neanche per me, ero davvero piccola. Ogni tanto mi prendeva una malinconia profonda, chiamavo casa e mia madre mi diceva sempre: “Vuoi tornare a casa? Ti vengo a prendere?”. Mai! Volevo rimanere a Parigi e imparare il più possibile, ma che fatica…».

A proposito di fatica, nel documentario che la racconta, Una stella che danza, lei ha rivelato di essere stata soprannominata, quando era a Parigi, “petite mafieuse” (piccola mafiosa).
«Allora era così, oggi sarebbe uno scandalo. Quando si è piccoli non si ha la percezione esatta di certe parole. Poi, crescendo, ci si accorge di quanto possano ferire».

Niente però l’ha fermata dal diventare la prima ballerina italiana dell’Opéra di Parigi e poi étoile.
«È vero – sorride –, sono stati anni pieni di soddisfazioni, dove i sacrifici sono stati ampiamente ripagati. Anni dove ho avuto la possibilità di incontrare delle figure fondamentali per il mio lavoro e per la mia crescita personale».

A proposito di incontri fondamentali. Lasciamo per un attimo la danza e passiamo all’altro grande amore: suo marito, Federico Balzaretti, calciatore e ora dirigente sportivo. È vero che vi ha fatto incontrare il vostro parrucchiere?
«Confermo. Continuava a dirmi che io e lui la pensavamo allo stesso modo, sulla famiglia, sulla vita. Ha insistito e così alla fine ci siamo incontrati».

Eleonora Abbagnato è stata la prima (e finora unica) italiana a ottenere il prestigioso ruolo di étoile del Balletto dell'Opéra di Parigi. Dirige il Corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma e anche la Scuola di danza. La foto è di Adolfo Franzò.
Eleonora Abbagnato è stata la prima (e finora unica) italiana a ottenere il prestigioso ruolo di étoile del Balletto dell'Opéra di Parigi. Dirige il Corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma e anche la Scuola di danza. La foto è di Adolfo Franzò.

Eleonora Abbagnato è stata la prima (e finora unica) italiana a ottenere il prestigioso ruolo di étoile del Balletto dell'Opéra di Parigi. Dirige il Corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma e anche la Scuola di danza. La foto è di Adolfo Franzò.

Ci aveva visto giusto.
«Io credo che se non avessi incontrato Federico non mi sarei mai sposata, ero abituata alla mia libertà, a fare tutto di testa mia. Poi lui stava anche crescendo da solo le sue due bambine, Lucrezia e Ginevra».

E invece nel 2026 saranno 15 anni di matrimonio. E sono arrivati anche i vostri due figli, Julia e Gabriel. Come funziona una famiglia così allargata?
«Siamo molto organizzati! Ho liste, orari, segno tutto. Non ci siamo mai accavallati. Abbiamo sempre dato più importanza alla qualità che alla quantità del tempo trascorso insieme. Quando ci siamo conosciuti, Federico mi disse che le sue figlie erano la cosa più importante della sua vita. Io non mi sono spaventata, anzi. A me i bambini sono sempre piaciuti. Abbiamo cresciuto le sue figlie nello stesso modo dei nostri. Si vogliono molto bene tra di loro e questa è la più grande soddisfazione per un genitore».

Gabriel ha seguito le orme del padre calciatore, mentre Julia, 14 anni, ha seguito la sua strada. Malata di danza proprio come la mamma?
«Mi viene da dire “purtroppo” quando me lo chiedono. Del resto, me la sono sempre portata con me. Ha sempre voluto vedere gli spettacoli, anche tutti i giorni! Le dico sempre: “Non voglio che tu soffra. Non deve mai succedere”. Lasciarla andare? Intanto non va da nessuna parte - ringhia amorevole - e la tengo qui con me. È molto seria e determinata, un po’ mi ci rivedo».

Danzare è anche una grande fatica fisica. Gioie e dolori.
«Ci si logora negli anni, nonostante le tante attenzioni. Io soffro di dolori alla schiena e alle anche. Per tutti quei movimenti o posizioni en dehors, in fuori. Dolori cronici».

Come si curano?
«Soprattutto fisioterapia e pilates. Anche il supporto di un osteopata è fondamentale per lavorare su schiena, bacino e caviglie».

Oltre ovviamente la forma fisica, la magrezza è sempre un tema che ritorna nella danza. Lei dal 2015 è direttrice del Corpo di ballo dell’Opera di Roma e dall’agosto 2022 della Scuola di danza: come affronta il benessere delle sue allieve e dei suoi allievi?
«Anche sull’esperienza delle cose che venivano dette a me e che vorrei non si ripetessero mai più, ho affiancato al ballo una disciplina del benessere: a scuola offriamo il supporto degli psicologi dell’ospedale Gemelli. Mai sottovalutare anche il più piccolo dubbio o disagio. Da giovane, lontana da casa, soffrivo di attacchi d’ansia che fortunatamente sono molto migliorati con la gravidanza».

Appena riesce la ritroviamo sui palchi di mezza Europa. Qual è il suo metodo personale per tenersi in forma?
«La sbarra continua a essere la mia pillola quotidiana di benessere. Il mio allenamento personale. Non riuscirei mai a stare senza questo esercizio. Quando ballo dimentico tutto. E poi sicuramente staccare e prendermi delle pause con la mia famiglia».

In cosa consistono le vostre pause?
«Tassativo tutto agosto si sta insieme a Ibiza. Non transigo, quello è il nostro toccasana. E poi quando riusciamo almeno un altro viaggio durante l’anno. Viaggiare per lavoro non vale».

Parigi le è rimasta nel cuore dopo i trent’anni all’Opéra?
«Per me Parigi è casa, infatti ho tenuto anche il mio appartamento a Montmartre. Mi piace sempre tornarci, ho i miei posticini, i miei amici e poi a Parigi non ci si annoia mai. Per non parlare dei contratti di lavoro. L’artista in Francia è molto tutelato».

Nella sua vita c’è poco spazio per la noia... Gli incontri che ha fatto sono stati tutti speciali. Che ricordo ha di Carla Fracci?
«Devo anche a lei la mia determinazione ad andare a Parigi. Era una donna piena di carisma e di rispetto. Beppe Menegatti, suo marito, mi scelse per la Fedra. Lei era diversa da tutte le altre, aveva sempre la consapevolezza dell’essere artista. Con me è sempre stata molto gentile e affettuosa. È rimasta l’icona della danza italiana, sentiamo sempre la sua mancanza».

Nella sua vita professionale ci sono tante contaminazioni importanti. È salita più volte sul palco di Sanremo, sotto varie vesti, e nel suo documentario troviamo anche Claudio Baglioni e Vasco Rossi con cui ha collaborato.
«Ciascuno ha la propria poesia e mi sento solo fortunata. Sono felice di avere fatto anche Amici, Maria è una donna molto generosa ed è un modo per far conoscere la danza al di fuori dei soliti circuiti. Non dimentichiamoci che la danza in televisione c’è sempre stata, la facevano anche Fracci e Nureyev. Un pezzo di cuore però lo riservo a Pippo Baudo: mi portò in tv a 11 anni e da allora siamo sempre stati in contatto».

Lei è un’organizzatrice nata. Sta già lavorando al prossimo evento importante?
«Sto già lavorando al più importante degli eventi. Una bellissima festa a Palermo per i nostri quindici anni di matrimonio il 13 giugno prossimo».

La macchina organizzativa della premiata ditta Abbagnato-Balzaretti è partita con lo stesso rigore di sempre…
«Sì!».