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Meryl Streep e Anne Hathaway in una scena di "Il diavolo veste Prada 2", nelle sale dal 29 aprile
Buio in sala, inizia la magia. Guardare determinati film, a casa ma con maggiore concentrazione davanti al grande schermo, può aiutarci a riconoscere emozioni, affrontare situazioni difficili o vedere nuove prospettive, tanto che si parla di un potere terapeutico del cinema. Secondo uno studio (condotto nel 2020 da ricercatori dell’University College London), andare regolarmente al cinema può contribuire a migliorare il benessere mentale e fisico.
Ma perché una pellicola ci coinvolge così tanto? Una prima ipotesi è che noi ci caliamo nella trama ed è come se vivessimo le storie e i sentimenti rappresentati. L’ha spiegato bene Vittorio Gallese, il neuroscienziato del team di Giacomo Rizzolatti che nel 1992 ha scoperto i cosiddetti neuroni specchio. Queste cellule nervose, che si trovano nella corteccia premotoria e in altre aree legate al movimento e alla percezione, si attivano sia quando compiamo un’azione sia quando osserviamo qualcun altro compiere la stessa azione. Sono la base biologica dell’empatia, perché vedere qualcuno piangere può attivare nel nostro cervello circuiti simili a quelli del dolore o della tristezza, mentre osservare una risata può accendere la gioia.
Gallese, in un saggio scritto con lo storico del cinema Michele Guerra, Lo schermo empatico (Raffaello Cortina, 2015), spiega che vedere sul grande schermo personaggi esprimere emozioni permette agli spettatori di sentirsi coinvolti in modo molto realistico. Sono proprio i neuroni specchio a generare risposte simili a quelle che proveremmo vivendo direttamente quella situazione descritta nel film. Il risultato è che ci riconosciamo nei ruoli, ne condividiamo speranze ma anche rabbia e paure, affidando alla finzione cinematografica la possibilità di vivere esperienze che nella realtà ci sono precluse o risultano difficili da elaborare.
Il potere delle storie
Non c’è dubbio che esista un impatto per tutti noi nel guardare un film: è il potere universale delle storie e delle immagini a emozionarci profondamente, farci ridere o rasserenarci. Film intensi come Una battaglia dopo l’altra, Hamnet, Sentimental Value o Sinners - I peccatori, appena premiati con gli Oscar, suscitano infatti vissuti particolarmente forti, ma anche titoli mainstream come l’attesissimo Il diavolo veste Prada 2 - in uscita in Italia il 29 aprile, girato in parte a Milano - riescono a coinvolgere il pubblico.
I vincitori degli Oscar 2026
Anche i film premiati nel 2026 con l’Oscar possono essere interpretati alla luce della cineterapia. Nelle foto che seguono, Gabriella Bottini, docente di Neuroscienze cognitive all’Università di Pavia, spiega come i singoli film stimolino in noi tutti particolari emozioni attraverso la loro trama.
In questi anni è nata una disciplina, la cineterapia, ovvero l’utilizzo delle pellicole come supporto alla psicoterapia. Gli studi sulla sua reale efficacia clinica vanno approfonditi, ma sono in crescita e la film therapy è stata adottata in ospedali, centri di cura e Rsa.
Dal 2013 portare il cinema nei luoghi di cura è la mission di MediCinema Italia, organizzazione no profit ispirata a MediCinema UK, nata in Gran Bretagna nel 1996 per diffondere la settima arte in ambito sanitario a scopo curativo e riabilitativo, coinvolgendo degenti, familiari e caregiver e umanizzando l’esperienza del ricovero. Racconta la presidente, Fulvia Salvi: «Abbiamo lavorato con pazienti anziani affetti da decadimento cognitivo o nei soggetti psichiatrici che recepiscono poco gli stimoli. Un gruppo di donne con tumori ginecologici, curate al Policlinico Gemelli di Roma, riuscivano a gestire molto meglio l’ansia dopo la visione di una serie di pellicole selezionate».
Le ricerche in corso
Anche vedere film sul divano di casa porta stimoli e messaggi a ciascuno di noi. Basti pensare a cult come La vita è bella, un dramma virato in commedia che insegna ad aver fiducia anche quando tutto sembra perduto, o Forrest Gump, che valorizza la diversità presente in ogni persona.
«Che il cinema possa avere una concreta funzione curativa lo dimostra anche una già consistente letteratura scientifica, sebbene manchi ancora una standardizzazione metodologica universale per testare gli effetti della cineterapia», dice Gabriella Bottini, docente ordinaria di Neuroscienze cognitive all’Università di Pavia e responsabile del centro di Neuropsicologia cognitiva dell’ospedale Niguarda di Milano. «Una revisione italiana (pubblicata nel 2022 su Frontiers in Psychology) ha offerto una prima mappa complessiva di come film e contenuti audiovisivi vengano utilizzati come strumento di cura per patologie psichiatriche quali l’autismo, la schizofrenia e in generale per il trattamento dei disturbi di relazione: su 38 studi analizzati, 36 hanno dimostrato un’efficacia significativa di questo intervento. Il potenziale terapeutico delle immagini in movimento è dunque concreto e merita di essere ulteriormente esplorato».
Le neuroscienze indagano
Ma che cosa succede nel cervello? «Le neuroscienze oggi ci consentono di studiare le aree cerebrali che si attivano per effetto dell’esposizione a diverse forme artistiche, tra cui il cinema», continua Bottini. «Per esempio, la variazione del flusso sanguigno a livello cerebrale, la diminuzione di reazioni stressogene e le variazioni dell’attività cardiovascolare sono indicatori fisiologici dell’efficacia della cineterapia».
E quando noi tutti guardiamo un film a casa? Di certo la commedia, come genere, allenta la morsa dello stress, mentre la trama d’avventura regala una scossa di adrenalina. Ma non si possono suggerire pellicole secondo gli stati d’animo, come fossero pillole da prescrivere per le giornate tristi o per i momenti difficili. «Il cinema dev’essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole», diceva il grande regista Sergio Leone. «E per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito».















