L’iniziativa del “caffè sospeso” napoletano (dove paghi il caffè che bevi al bar e ne lasci un altro già pagato per chi non se lo può permettere) è approdata nel mondo della sanità. Si chiama Visita sospesa, ideata dall’impresa sociale Welcomed: non solo un gesto benevolo, ma un vero e proprio progetto solidale, per dare un aiuto concreto alle famiglie a basso reddito, che non sono in grado di affrontare i costi delle cure di cui hanno bisogno.

In pratica, chi può pagare la visita medica lo fa, ma gli utili vengono reinvestiti in un fondo a favore dei meno abbienti, grazie al quale le persone in difficoltà potranno farsi visitare e curare gratuitamente. Un circolo virtuoso che ha lo scopo di rendere più equo l’accesso ai percorsi terapeutici, soprattutto se si tratta di bambini.

Il poliambulatorio nato nel 2015
«Quando è nata la nostra impresa, nel 2015», racconta Giulia Di Donato, amministratrice delegata di Welcomed, «l’idea era quella di creare a Milano un poliambulatorio con tariffe calmierate, accessibile a bambini, adolescenti e famiglie. Presto ci siamo resi conto, però, che molti non potevano pagare comunque le visite. A quel punto, verso la fine del 2016, abbiamo fatto partire l’iniziativa Visita sospesa: tutti gli utili che derivano dalle tariffe dei solventi, tolto il costo dei nostri medici, confluisce in un fondo destinato a erogare le medesime prestazioni, ma in totale gratuità, alle persone in difficoltà socioeconomiche».

Giulia Di Donato, amministratrice delegata di Welcomed, l’impresa sociale milanese promotrice dell’iniziativa Visita sospesa
Giulia Di Donato, amministratrice delegata di Welcomed, l’impresa sociale milanese promotrice dell’iniziativa Visita sospesa

Giulia Di Donato, amministratrice delegata di Welcomed, l’impresa sociale milanese promotrice dell’iniziativa Visita sospesa

 

Come funziona? Le famiglie o i pazienti bisognosi di aiuto vengono segnalati da un ente che opera sul territorio: scuola, ospedale, associazione, parrocchia. L’utente presenta il suo reddito Isee, e se è al di sotto degli ottomila euro entra in totale gratuità nel progetto.
Non ci sono due liste d’attesa distinte: il medico non sa se ha di fronte un paziente solvente o meno. Il percorso è lo stesso, la differenza sta in chi paga. In caso di gratuità paga il fondo, negli altri casi paga direttamente l’utente. Un progetto ambizioso, che negli anni si è ampliato, andando a coinvolgere varie zone del capoluogo lombardo, con tre sedi di riferimento.

Boom di accessi per i bambini
«La maggior parte delle richieste che ci arrivano riguarda i bambini», dice Raffaella Damonte, specialista in chirurgia pediatrica e direttrice sanitaria di Welcomed. «Negli ultimi anni abbiamo avuto un boom di accessi legati a problemi di salute mentale (neurodivergenze, Adhd, autismo), che necessitano di un intervento multidisciplinare. Inoltre, molti dei nostri piccoli pazienti sono in sovrappeso oppure obesi, perché le fasce più fragili della popolazione spesso si alimentano in modo scorretto. Tra gli adulti, i più “gettonati” sono i settori dell’oculistica e della ginecologia».
Il progetto Visita sospesa vuole essere una risposta alternativa alle lunghe liste d’attesa della sanità pubblica. «Parlando di Milano, i tempi di attesa per una prima visita in neuropsichiatria infantile arrivano anche a due anni», precisa Di Donato. «Un periodo troppo lungo per un bambino con un disturbo dell’apprendimento o dello spettro autistico: perdendo la finestra riabilitativa non si perdono solo competenze, ma anche la possibilità di raggiungere dei miglioramenti nei tempi corretti».

La maggior parte delle richieste di visite gratuite riguarda i bambini, che attendono il loro turno giocando
La maggior parte delle richieste di visite gratuite riguarda i bambini, che attendono il loro turno giocando

La maggior parte delle richieste di visite gratuite riguarda i bambini, che attendono il loro turno giocando

Il fattore tempo è alla base della prevenzione. «Grazie ai nostri screening oculistici nelle scuole», aggiunge Damonte, «abbiamo individuato molte problematiche nei primi anni della scuola primaria e trattare gratis la maggior parte dei bambini. Anche per quanto riguarda i disturbi dell’apprendimento giocare d’anticipo è fondamentale: una dislessia o una discalculia certificata in prima elementare sarà gestita in modo più efficace rispetto a una diagnosi fatta in terza».

Gli specialisti sono ospedalieri
I medici coinvolti nel progetto sono circa 120. «Operano in tre ambiti: medicina, psicologia e riabilitazione», spiega Di Donato. «Sono quasi tutti ospedalieri, per una scelta precisa: nella nostra struttura la presa in carico è a 360 gradi. In caso di bisogno maggiore, che va oltre una semplice visita, il medico potrà continuare a seguire il paziente sul territorio. Gli specialisti non lavorano full time, ma ci dedicano una parte del loro tempo, regolarmente remunerata – anche se a una cifra più bassa rispetto agli studi privati – garantendo ai pazienti una continuità terapeutica, che non potremmo offrire se ci rivolgessimo a dei volontari». A essere sospesa, e quindi gratuita, non è solo la prima visita, ma anche il percorso terapeutico che segue, che in certi casi può durare anni.
«I nostri medici lavorano in équipe, soprattutto se si tratta di bambini con necessità specifiche», prosegue Di Donato. «Mi riferisco, per esempio, alla neuropsichiatria infantile – che copre il 70% delle richieste del progetto – in cui oltre al medico operano il logopedista, lo psicologo, lo psicomotricista. La nostra è anche un’azione multiluogo, nel senso che non si esaurisce in ambulatorio, ma si occupa dell’intero nucleo famigliare, interpellando spesso gli insegnanti, gli assistenti sociali, i pediatri: tutti gli attori, insomma, che fanno parte della vita del bambino».