La medicina estetica, se praticata con rigore, è perfettamente coerente con la definizione di salute dell’Organizzazione mondiale della sanità, che non la riduce all’assenza di malattia ma la intende come benessere fisico, mentale e sociale. Anche per questo, il vero successo di un trattamento non sta nella trasformazione, ma nella naturalezza. La medicina estetica però dovrebbe aiutare le persone a sentirsi meglio con sé stesse, non a inseguire modelli irraggiungibili. Per questo bisogna informarsi, scegliere con attenzione e affidarsi solo a professionisti qualificati.

La medicina estetica non è un passatempo, né un campo di sperimentazione fai-da-te. È una disciplina a tutti gli effetti, regolata da competenze cliniche, formazione e protocolli di sicurezza. Come ha ricordato in un’intervista a Panorama della Sanità Emanuele Bartoletti, presidente della Società italiana di medicina estetica (Sime) e direttore della Scuola quadriennale di Medicina estetica della Fondazione Fatebenefratelli di Roma, è necessario distinguere tra professionisti preparati e un sottobosco di operatori improvvisati: «La medicina estetica “vera” è una cosa seria e deve essere affrontata con rigore, perché riguarda la salute delle persone, non soltanto l’aspetto esteriore». Ecco, dunque, un piccolo vademecum, elaborato con il contributo degli esperti, per orientarsi con consapevolezza e ottenere risultati naturali senza rischi.

1. Verificare sempre il medico
Il primo passo è accertarsi che chi esegue il trattamento sia laureato in medicina e iscritto all’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), consultabile online. Non esiste una specializzazione universitaria in medicina estetica, ma esistono scuole accreditate e master universitari che formano medici competenti. Le società scientifiche riconosciute, come Sime, Agorà, Sies e Sicpre, offrono corsi e aggiornamenti continui per garantire standard elevati di qualità e sicurezza. Diffidare sempre di chi non mostra titoli verificabili o curriculum trasparente.

2. Scegliere solo strutture autorizzate
Un trattamento medico, anche se estetico, deve essere eseguito in ambienti sanitari idonei, dove siano rispettate le norme igieniche e di sicurezza. Gli ambulatori e i centri autorizzati sono elencati sui siti delle Regioni e devono disporre di apparecchiature certificate, protocolli di emergenza e un direttore sanitario. «È fondamentale», sottolinea Bartoletti, «che la medicina estetica venga praticata in strutture adeguate: non nei saloni di bellezza o in studi improvvisati, ma in spazi controllati e riconosciuti».

3. Diffidare delle offerte eccessive e della pubblicità aggressiva
Prezzi troppo bassi o pubblicità insistenti dovrebbero insospettire. In medicina non esistono sconti miracolosi: materiali di qualità, dispositivi certificati e personale esperto hanno costi che non possono essere stracciati. Un medico corretto rilascia sempre un preventivo chiaro e completo, indicando prodotti e dosaggi, e non promette risultati immediati o effetti permanenti. La Sime invita a considerare ogni scelta estetica come un investimento sulla salute, non come un affare di marketing.

4. Chiedere chiarezza e continuità
Prima di ogni intervento è importante sapere chi eseguirà realmente il trattamento, quali materiali verranno impiegati e quali risultati sono realistici. La trasparenza è il primo segno di professionalità: un medico serio illustra con calma le fasi della procedura, gli eventuali effetti collaterali e i tempi di recupero. La medicina estetica non si esaurisce con una singola seduta: ogni procedura prevede un follow-up medico, controlli e, se necessario, piccole correzioni. È dunque essenziale che il professionista sia stabilmente reperibile, pronto a intervenire in caso di necessità. Diffidare di chi si sposta continuamente tra studi o città diverse: la continuità di cura è parte integrante della sicurezza del paziente.

5. Informarsi e scegliere con consapevolezza
Secondo la Sime, in Italia operano oltre duemila medici estetici formati in scuole accreditate o master universitari, che svolgono il loro lavoro con etica e competenza. A loro si affiancano però figure non qualificate – dai cosiddetti “botox bar” ai corsi aziendali di poche ore – che rappresentano un rischio concreto per la salute pubblica. Bartoletti è drastico: «Invitiamo i pazienti a contattare sempre l’Ordine dei medici della propria provincia per verificare la formazione del professionista. È un gesto semplice che può fare la differenza».