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Nel 2030 più di un ottavo della popolazione della Terra sarà formato da donne in menopausa, un miliardo e 200 milioni. Come scrive nel suo libro la ginecologa Raffaela Di Pace, dell’ospedale San Giuseppe di Milano, «non c’è motivo di subire malesseri quando se ne può fare a meno». Per questa ragione risponde agli interrogativi più diffusi nel volume Menopausa in salute, appena edito da Sonzogno (collana Scienze per la vita, a cura di Eliana Liotta, direttrice di BenEssere).


Il volume di Raffaela Di Pace "Menopausa in salute. Le strategie per risolvere ogni sintomo, dalle vampate alla caduta dei capelli" (Sonzogno, collana Scienze per la vita)
«Se ripenso a come vedevo mia nonna quand’ero bambina», dice Di Pace, «mi viene in mente una donna rassegnata ai cambiamenti del tempo, con un ventaglio sempre sottomano per le ondate di sudore che le imperlavano il viso. Oggi ho più o meno la sua età, ma se mi guardo allo specchio non vedo una persona che si avvicina alla vecchiaia. Lavoro intensamente in ospedale e in studio sperando di aiutare le donne in ogni fase della loro vita, ma cerco anche di applicare i consigli e le cure che do a loro alla mia vita. Invece ancora troppe donne rinunciano a curarsi e si intristiscono, perché percepiscono la menopausa come la fine della giovinezza e della femminilità». Un problema che infastidisce riguarda i capelli, a cui è dedicato un capitolo.
Qui è intervista da Laura Settis.
Dottoressa Di Pace, molte donne in menopausa si chiedono perché i capelli si diradino.
«Pelle meno elastica, rughe, occhi e bocca più secchi, capelli più sottili e diradati sono spesso il risultato di un’alterazione dell’equilibrio ormonale, dovuto alla caduta degli estrogeni, gli ormoni tipicamente femminili».
Sembra un invecchiamento improvviso, di colpo…
«Un po’ come durante l’adolescenza, in menopausa si può vivere con un certo disagio il proprio aspetto fisico. Si crea uno scollamento tra l’immagine mentale che conserviamo di noi stesse, spesso ancorata ai nostri 25-30 anni, e quella che incontriamo ogni giorno nello specchio. Ma ci sono molti metodi per intervenire. E il primo è nella mente: accettarsi, imparare a vedere le cose belle del nostro corpo. Poi ci sono anche i trattamenti medici».
Qual è lo snodo ormonale che incide direttamente sui capelli?
«Con la riduzione drastica degli estrogeni, il rapporto con gli androgeni si altera. In menopausa, gli ormoni tipicamente maschili, pur diminuendo anch’essi, diventano relativamente dominanti. È questo sbilanciamento a favorire segni tipici di iperandrogenismo, tra cui la perdita di capelli. C’è un’analogia con l’alopecia androgenetica, la calvizie maschile».


Raffaela Di Pace, ginecologa e sessuologa clinica dell'ospedale San Giuseppe di Milano (gruppo MultiMedica)
Come si presenta l’alopecia femminile?
«L’alopecia nelle donne si manifesta come un diradamento diffuso sulla parte centrale del cuoio capelluto e sulle tempie, non come la calvizie frontale tipica degli uomini. La progressione è lenta e spesso stabile per anni».
Che ruolo hanno gli ormoni sul ciclo di crescita del capello?
«Gli estrogeni prolungano la fase anagen, di crescita, mentre gli androgeni la accorciano e favoriscono la miniaturizzazione del follicolo pilifero».
Quindi con la perdita di capelli femminile c’entrano gli androgeni. Quali sono i principali?
«Sono considerati ormoni maschili, ma sono presenti anche nella donna, che li produce nelle ghiandole surrenali e nelle ovaie. I più noti sono Dhea e testosterone, che grazie all’enzima 5-reduttasi si trasforma diidrotestosterone, il vero composto attivo. Proprio questo derivato ha un’azione potentissima sull’alopecia perché si lega ai recettori degli androgeni (cioè le serrature che permettono all’ormone di penetrare nella cellula) con una forza circa cinque volte superiore rispetto al suo precursore. Inoltre, quest’enzima è molto attivo anche nei follicoli piliferi e quindi può essere responsabile anche della crescita di peli in zone dove normalmente le donne non ne hanno».
Come avviene, biologicamente, il diradamento?
«L’azione degli androgeni, soprattutto del derivato del testosterone, il diidrotestosterone, non viene più contrastata dagli estrogeni, crollati in menopausa. Allora i follicoli piliferi diventano progressivamente più piccoli, finché in certe zone smettono di crescere del tutto».
Quanto è frequente il diradamento nelle donne?
«Non tutte vivono cambiamenti significativi, ma la transizione menopausale è un momento critico per i follicoli piliferi. Una donna su due può avere problemi di capelli nella vita, e tra queste, il 20-30% in menopausa sviluppa proprio l’alopecia androgenetica (nelle donne chiamata anche Female Pattern Hair Loss)».
Perché alcune donne hanno segni più evidenti di altre?
«Il metabolismo ormonale ha un peso determinante. Ma i cambiamenti dei capelli in menopausa non dipendono solo dal calo degli estrogeni, c’è anche una serie di fattori individuali. La genetica ha un ruolo importante perché può influire sul numero e sull’affinità dei recettori per estrogeni e androgeni sulle membrane cellulari dei follicoli piliferi».
Si parla spesso di un paradosso: capelli più radi ma più peli in altre zone. È lo stesso meccanismo?
«In effetti sembra paradossale che, mentre i capelli si diradano, alcune donne vedano crescere peli su mento, labbro superiore, torace e addome. È l’irsutismo, causato sempre dallo squilibrio ormonale in cui gli androgeni diventano dominanti in assenza di estrogeni».
Veniamo alle soluzioni: qual è l’approccio terapeutico?
«Le cure degli effetti causati da un’eccessiva azione degli ormoni maschili possono includere la terapia ormonale sostitutiva (Tos). Aumentando i livelli di estrogeni, la Tos contrasta il disequilibrio creatosi. Se però non basta, vanno aggiunti farmaci che hanno l’obiettivo di ridurre la produzione di androgeni o altri che intervengono bloccando i recettori o l’enzima 5α-reduttasi».
In pratica, da dove si parte più spesso?
«Terapie locali: l’uso di soluzioni topiche di minoxidil stimola la fase anagen nei follicoli piliferi e favorisce la crescita dei capelli. Inoltre, recenti studi hanno suggerito che l’uso topico di inibitori della 5α-reduttasi, come la finasteride e la dutasteride, possa essere efficace nella riduzione della caduta dei capelli anche nelle donne».
E la terapia ormonale sostitutiva? Le donne ancora si chiedono se sia sicura…
«C’è stata una demonizzazione della terapia ormonale in seguito a uno studio che le ha imputato rischi poi smentiti dalle ricerche successive. Nel 2004, e poi ancora nel 2013, due analisi pubblicate su Jama e sul New England Journal of Medicine hanno ridimensionato le paure. La terapia ormonale dovrebbe essere iniziata entro i primi dieci anni dalla menopausa o prima dei sessant’anni alle donne per cui è indicata. Se seguita con buonsenso, resta la strategia più efficace per accompagnare la menopausa con equilibrio, mantenendo viva la salute del corpo e della mente».
Negli Stati Uniti sono stati eliminati gli alert dai foglietti illustrativi…
«È un altro importante passo avanti. Nel novembre 2025 la Food and Drug Administration statunitense ha annunciato la rimozione del black box warning dai foglietti illustrativi di molte terapie ormonali sostitutive per la menopausa: un passaggio considerato storico, perché quel riquadro nero di allerta rappresentava, da oltre vent’anni, l’avvertenza più severa possibile su un farmaco. In concreto, vengono eliminate le avvertenze riguardanti rischio cardiovascolare, cancro al seno e possibile demenza, in virtù di una rivalutazione delle evidenze scientifiche».
La terapia ormonale è sempre efficace per i capelli?
«Non per tutte. La Tos ribilancia i rapporti tra gli ormoni e ripristina parzialmente gli effetti degli estrogeni sui follicoli piliferi, ma la sua efficacia sulla crescita dei capelli non è l’unica soluzione per tutte».
Integratori: hanno senso?
«È importante anche un’integrazione con ferro, biotina e zinco che, se carenti, possono aumentare la perdita dei capelli».
E gli antiandrogeni sistemici?
«Sono farmaci che agiscono come antiandrogeni, quali spironolattone e ciproterone. Però possono spesso dare effetti collaterali, come un rialzo delle transaminasi, e quindi vengono di solito utilizzati per brevi periodi».
Come vede la menopausa?
«Come un’occasione per iniziare a prenderci maggiormente cura di noi, più di quanto non abbiamo fatto negli anni precedenti. È la fase ideale per concentrarci su noi stesse, sulla consapevolezza di quello che siamo diventate, guardando alle cose fatte fino a qui e a quello che ancora vogliamo fare. Tutto questo a patto che non ci facciamo sovrastare dai sintomi e impariamo a governarli».













