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Un altro passo avanti nella lotta per eliminare la crudeltà verso gli animali. Già 23 Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, hanno vietato l’allevamento di animali da pelliccia o ne hanno intrapreso la progressiva eliminazione. Ultima, con una legge votata il 7 novembre scorso, la Polonia, principale produttore in Europa.
Un progressivo smantellamento agevolato anche da un trend globale: la pelliccia non è più di moda. Tanto che le stime economiche parlano di una produzione mondiale in calo dell’85% negli ultimi dieci anni.
La buona notizia per quei visoni, volpi e procioni che ancora trascorrono una breve e misera esistenza in anguste gabbie è che ora si è mosso il Parlamento europeo. Nella seduta dello scorso 27 novembre, infatti, un gruppo di deputati di tutti gli orientamenti politici ha chiesto alla Commissione di introdurre il bando definitivo agli allevamenti di pellicce in tutti i 27 Stati membri, insieme al divieto di importazione e vendita.
«I Paesi che ancora consentono l’allevamento sono Grecia, Ungheria, Svezia e Finlandia», spiega Simone Pavesi, responsabile dell’area Moda animal free della Lega anti-vivisezione, «ma, per coerenza, è molto importante anche il divieto di importazione delle pellicce da Paesi terzi e il loro commercio».
Eliminare la domanda interna contribuisce infatti a ridurre la produzione globale, anche quella di Paesi come la Cina, dove gli allevamenti industriali sono gestiti con metodi particolarmente spietati.
Le gabbie a batteria
Per capire meglio di cosa si parla: per confezionare una singola pelliccia servono mediamente 50 visoni, 40 procioni o cani procione, 14 linci, 12 lupi, 110 scoiattoli, oltre 160 cincillà. Negli allevamenti gli animali sono costretti in gabbie a batteria, che escludono non solo la possibilità di comportamenti naturali ma anche una minima liberà di movimento. Con sofferenze psicologiche e fisiche estreme. Diverse inchieste e studi hanno documentato come la detenzione produca anomalie comportamentali, comprese automutilazioni e cannibalismo. Crudele anche l’uccisione, con metodi quali la gassificazione e le scariche elettriche.
Focolai di malattie
Da non sottovalutare anche gli aspetti sanitari. Gli allevamenti sono infatti spesso focolai di malattie, anche trasmissibili all’uomo, le cosiddette zoonosi. Avverte un recente documento della Federazione nazionale ordini veterinari italiani: «È stato visto che gli allevamenti di animali da pelliccia possono costituire un rischio per la salute animale e quella umana, come è emerso durante la pandemia di Covid 19, quando centinaia di allevamenti di visoni sono stati colpiti dall’infezione virale, trasmettendo all’uomo nuove varianti del virus Sars-CoV-2. L’allevamento di animali da pelliccia ha un impatto ambientale significativo e rappresenta una grave minaccia per la biodiversità autoctona».
Fa notare Andrea Brutti, responsabile settore Tutela fauna dell’Ente nazionale protezione animali: «Oltre all’aspetto della sofferenza degli animali, tutto il processo di produzione delle pellicce ha costi ambientali enormi e stiamo parlando di un’industria in perdita».
Un rapporto pubblicato lo scorso ottobre da un ufficio ricerche indipendente insieme alle associazioni animaliste Eurogroup for Animals, Fur Free Alliance, Four Paws e Humane World for Animals, ha stimato che la produzione di pellicce produce un danno netto alla collettività europea di 446 milioni di euro l’anno. «Gli allevamenti sono in perdita strutturale: il prezzo delle pellicce è inferiore al costo di produzione, ma continuano a beneficiare di ingenti fondi pubblici», spiega ancora Brutti.
Tre quarti dei cittadini contrari
L’appello per il bando definitivo agli allevamenti e al commercio fa seguito a un’interrogazione orale presentata lo scorso 24 settembre da 42 eurodeputati, in cui si sollecitava la Commissione a chiarire i suoi piani per il futuro di questa industria nell’Unione. Un’iniziativa che a sua volta si è fatta forte dell’appello di oltre 1,5 milioni di cittadini europei che nel 2023, con la campagna “Fur Free Europe” (Europa senza pellicce) hanno firmato una petizione per la messa al bando di allevamenti, produzione e commercio delle pellicce. Un sondaggio del 2023 dell’istituto di ricerca Eurobarometro, poi, ha indicato che l’84% dei cittadini ritiene che nel proprio Paese non ci sia sufficiente tutela degli animali allevati.
La Commissione, sensibile agli orientamenti dell’opinione pubblica, si è impegnata a dare risposte. Ma secondo gli organizzatori di Fur Free Europe c’è il rischio che siano presi provvedimenti tampone, come una più rigida regolamentazione di produzione e commercio; provvedimenti non in linea con l’esplicita richiesta di bando totale. Per questo l’organizzazione ha messo online sul suo sito un modulo tramite il quale si può inviare una mail ai Commissari europei chiedendo il rispetto delle richieste avanzate dai cittadini.







