Che i cani siano dotati di una notevole capacità di apprendere si sa. Primo animale ad essere addomesticato, già nel Paleolitico, il canis familiaris è diventato il miglior amico dell’uomo anche perché in grado di comprenderne i comandi. E ogni proprietario di un cane conosce la reazione del quadrupede a frasi come: «Andiamo al parco». Ma quello che ha dimostrato una nuova ricerca, pubblicata dalla prestigiosa rivista Science, è qualcosa di più.

Se il linguaggio, o almeno quello fatto di parole, è una facoltà esclusivamente umana, di alcune complesse abilità cognitive necessarie alla comunicazione linguistica sembra siano dotati anche gli amici a quattro zampe, o almeno alcuni tra loro.

La scoperta straordinaria
I bambini di un anno e mezzo, nella loro brama di apprendere, riescono a capire e ricordare il significato delle parole anche se non vengono loro insegnate. Possono imparare quale oggetto è designato da una determinata articolazione di suoni solo assistendo a conversazioni tra adulti. Per fare questo, devono monitorare lo sguardo e l’attenzione di chi parla ed estrarre le parole da apprendere da un flusso continuo di discorso. La sorprendente scoperta di un gruppo di ricercatori del dipartimento di etologia dell’Università Elte di Budapest è che lo sanno fare anche alcuni cani.
I ricercatori, tra cui c’è l’italiana Claudia Fugazza, spiegano che oltre alla capacità di apprendere azioni, per esempio «seduto» o «andiamo», comune alla specie canina, un gruppo molto ristretto di cani ha la capacità di apprendere i nomi degli oggetti. Questi cani, che gli etologi definiscono Gifted word learner dogs (Gwl), cioè dotati di capacità di apprendere parole, possono imparare rapidamente, giocando con i loro proprietari, centinaia di nomi di nuovi giocattoli. Quello che finora non si sapeva era che, proprio come gli esseri umani di 18 mesi, i cani plus dotati sono in grado di imparare nuove parole, nello specifico nomi di oggetti, ascoltando conversazioni. I processi socio-cognitivi alla base dell’apprendimento linguistico tra piccoli umani e cani super intelligenti potrebbero essere quindi simili.

L’esperimento con i giocattoli
Per dimostrare che alcuni cani possiedono tali facoltà sono stati condotti due esperimenti. Protagonisti, oltre i cani, i loro padroni, altre figure familiari, e giocattoli come oggetti di gomma o pupazzi. In un esperimento, i cani capaci di apprendere parole sono stati messi alla prova in due differenti situazioni. Nella prima i proprietari coinvolgevano i cani in un gioco con due nuovi giocattoli che ripetutamente venivano nominati. Nella seconda i cani assistevano passivamente a una conversazione riguardante i giocattoli tra il proprietario e un’altra persona conosciuta (un estraneo sarebbe stata una distrazione), per esempio «questo è Teddy» o «vuoi che ti dia Teddy?».
In ciascuna delle due situazioni, i cani hanno potuto ascoltare il nome di ogni nuovo giocattolo per un totale di circa otto minuti. I giocattoli sono stati quindi posti in un’altra stanza insieme ad altri giocattoli abituali. I proprietari hanno poi chiesto ai cani di recuperare uno dei nuovi giocattoli usando il suo nome (per esempio, «Puoi portare Teddy?»). Il risultato: sette cani su dieci hanno mostrato di aver imparato i nomi in entrambe le condizioni. Lo stesso esperimento condotto con cani non Gifted word learner ha mostrato un’incapacità di individuare i giocattoli giusti.
Ma non è tutto: i cani dotati di capacità di apprendimento delle parole hanno superato un altro dei passaggi chiave dei processi cognitivi primari.

Esemplari rari
Nel secondo esperimento, infatti, i ricercatori hanno introdotto una nuova sfida: i proprietari hanno mostrato ai cani dei nuovi giocattoli e poi li hanno messi in un contenitore, dando un nome solo quando i cani non li potevano più vedere. In questo modo si introduceva un distacco temporale tra la vista dell’oggetto e l’ascolto del nome. Nonostante questa discontinuità, la maggior parte dei cani ha in seguito mostrato di aver imparato con successo le nuove denominazioni.
Secondo Fugazza, che all’Elte è ricercatrice senior, «questi risultati suggeriscono che i cani Gifted word learner possono utilizzare in modo flessibile una varietà di meccanismi diversi per apprendere nuove denominazioni di oggetti».
Lo studio indica che la capacità di apprendere anche solo da un discorso ascoltato potrebbe basarsi su meccanismi socio-cognitivi condivisi tra le specie, invece che essere legata esclusivamente al linguaggio umano.
Va detto che i cani dotati di questa capacità di apprendimento sono molto rari e le loro capacità riflettono probabilmente una combinazione di predisposizioni individuali ed esperienze educative.
Lo studio pubblicato su Science ha coinvolto cani già noti ai ricercatori per avere un vasto vocabolario di nomi di oggetti. Non si parla di razze in senso biologico, ma in ricerche precedenti casi simili sono stati osservati soprattutto in cani di razza border collie, storicamente usati nello studio delle abilità cognitive canine.
«Questi cani rappresentano un modello eccezionale per esplorare alcune delle capacità cognitive che hanno permesso agli umani di sviluppare il linguaggio», dicono i ricercatori. «Studi futuri dovrebbero continuare a indagare quali sono esattamente i meccanismi che permettono ai cani di imparare i nomi e in cosa differiscono dai meccanismi de​​​​​i bambini piccoli».