PHOTO
Vytautas Zelnys
Nel piccolo villaggio di Rukai, in Lituania, cresce un albero che ha attraversato quattro secoli di storia: la quercia di Laukiai, proclamata “Albero europeo dell’anno” 2026 al termine di una votazione che ha coinvolto 16 Paesi.
Non è soltanto un antico esemplare botanico, ma un simbolo vivo del rapporto tra natura e comunità, capace di custodire nel tempo memoria, identità e appartenenza. Nel corso degli anni, questa quercia è diventata un punto di riferimento per gli abitanti del villaggio, accompagnando la vita di intere generazioni e rafforzando un legame fatto di cura, rispetto e riconoscimento reciproco. Proprio per questo, la comunità ha scelto di celebrarla con momenti dedicati, trasformando la sua presenza in un’occasione condivisa di incontro e valorizzazione del territorio.
La competizione nata nel 2011
Il concorso Albero europeo dell’anno, nato nel 2011 sull’esempio di un’iniziativa già consolidata nella Repubblica Ceca, premia ogni anno alberi che si distinguono non tanto per dimensioni o bellezza, quanto per la loro storia e per il significato che rivestono all’interno delle comunità locali. Nel tempo, il progetto è cresciuto coinvolgendo sempre più Paesi europei, fino ad arrivare agli attuali 16 partecipanti, ciascuno dei quali seleziona un albero rappresentativo da candidare alla fase finale. La scelta del vincitore avviene attraverso una votazione pubblica online, che permette ai cittadini di tutta Europa di partecipare attivamente. L’organizzazione del concorso è affidata alla European Landowners’ Organization, in collaborazione con la Environmental Partnership Association e altri partner impegnati nella tutela dell’ambiente e del paesaggio.
Pilastri silenziosi che attraversano il tempo
Oltre alla competizione, queste realtà promuovono attività di sensibilizzazione dedicate alla conservazione degli alberi secolari, sottolineando il loro ruolo fondamentale negli ecosistemi. Gli alberi monumentali contribuiscono infatti a migliorare la qualità dell’aria, a trattenere l’acqua nel suolo, a proteggere la biodiversità e a offrire habitat per numerose specie animali, diventando al tempo stesso custodi della memoria storica dei luoghi.
La cerimonia di premiazione si è svolta a Bruxelles il 24 marzo, occasione in cui è stato ribadito il valore simbolico e ambientale di questi alberi, veri e propri “pilastri silenziosi” capaci di attraversare i cambiamenti del tempo mantenendo una presenza stabile nel paesaggio. La loro crescita lenta e continua rappresenta un esempio di resilienza e invita a riflettere sull’importanza di un rapporto più equilibrato tra uomo e natura.
Al secondo posto il melo slovacco
Accanto alla quercia di Laukiai, anche gli altri alberi premiati raccontano storie significative. Al secondo posto si è classificato un melo selvatico di circa centocinquant’anni situato in Slovacchia, nel villaggio di Žiar, che nel tempo ha resistito a condizioni climatiche difficili diventando un simbolo di forza e continuità. Al terzo posto si trova invece un olmo bianco in Polonia, noto per la sua caratteristica inclinazione verso l’acqua, che lo ha reso negli anni un luogo di incontro e socialità per la comunità locale.
Nel 2024 aveva vinto l’ulivo millenario sardo
Guardando alle edizioni precedenti, nel 2025 il titolo era stato assegnato a un faggio situato nelle colline di Dalkowskie, in Polonia, diventato nel tempo un punto di aggregazione culturale grazie a eventi, incontri e attività partecipate.
Anche l’Italia è presente nella storia del premio con l’ulivo millenario di Luras, in Sardegna, che nel 2024 ha conquistato il terzo posto. Con un’età stimata tra i tremila e i quattromila anni, questo albero è considerato uno degli olivi più antichi d’Europa e rappresenta un potente simbolo di resistenza e continuità.
Il concorso Albero europeo dell’anno dimostra come gli alberi non siano semplici elementi del paesaggio, ma veri e propri testimoni del tempo, capaci di raccontare storie e di rafforzare il legame tra le persone e i luoghi in cui vivono. In un’epoca segnata da cambiamenti rapidi e spesso destabilizzanti, queste presenze silenziose ricordano l’importanza della cura, della memoria e della sostenibilità, offrendo un modello di equilibrio tra natura e comunità.









