Negli ultimi anni diversi osservatori e studiosi hanno sollevato la questione del diritto al cibo come diritto umano fondamentale da garantire non solo nei Paesi in via di sviluppo, ma anche nelle società avanzate come la nostra, dove fenomeni di insicurezza alimentare colpiscono sempre più fasce della popolazione.
L’aumento dei prezzi dei generi alimentari sta trasformando le abitudini a tavola delle famiglie italiane e spinge sempre più persone verso l’insicurezza nutrizionale. Lo attesta il rapporto Povertà e insicurezza alimentare in Italia, curato dall’Osservatorio insicurezza e povertà alimentare (Oipa) del consorzio Cursa, che riunisce università e centri di ricerca, con il contributo di Fao e Istat. Dagli studi emerge che molti nuclei familiari non riescono più ad accedere a diete sane a causa dell’inflazione alimentare e della stagnazione dei salari.
Tra il 2021 e il 2025 i prezzi dei generi alimentari in Italia sono aumentati del 26,8%, con un’impennata particolarmente marcata per frutta e verdura (+32,7%), rendendo l’accesso a cibi freschi e nutrienti sempre più difficoltoso per chi ha un reddito medio-basso.

La spesa per una famiglia costa 4.900 euro l’anno in più
Secondo i dati Istat riportati nel rapporto, la spesa necessaria per adottare una dieta raccomandata - che include alimenti di qualità e sufficienti quantità di frutta e verdura - è salita del 24% a livello nazionale: da circa 1.690 euro pro-capite nel 2018 a 2.130 euro nel 2023. Per una famiglia tipo (2,3 persone) questa crescita si traduce in circa 4.900 euro l’anno di spesa alimentare, con aumenti più pronunciati nel Sud del Paese (+27% tra il 2022 e il 2023).
La tendenza ha conseguenze concrete sulle abitudini alimentari: solo il 43% degli italiani segue un modello riconducibile alla dieta mediterranea, e tra i giovani dai 15 ai 24 anni l’adesione scende al 32,8%. Un italiano su tre dichiara di mangiare poca frutta e verdura.

I food desert in molte aree urbane
Il quadro è aggravato dalla persistenza di fenomeni come i food desert, aree urbane e rurali dove l’offerta di alimenti freschi è limitata o costosa.
La ricerca rileva inoltre un paradosso sempre più evidente: malnutrizione e sovrappeso aumentano insieme. Più di un bambino su cinque convive con l’obesità, e la quota sale a quasi uno su tre nelle aree più svantaggiate.

In Italia la Costituzione non menziona esplicitamente il diritto a un’alimentazione adeguata, anche se la giurisprudenza e le norme vigenti riconoscono valori connessi alla dignità umana, alla salute e alla protezione sociale che rendono l’accesso al cibo un obiettivo fondamentale. È urgente comprendere meglio le cause profonde dell’insicurezza alimentare e adottare politiche che garantiscano l’accesso al cibo e un’alimentazione adeguata, nutritiva e culturalmente accettabile, a tutti.