Per la prima volta nel mondo il numero di bambini e adolescenti obesi (188 milioni) supera quello dei sottopeso (184 milioni), secondo l’ultimo rapporto Unicef. Ed entro il 2050 circa un terzo dei giovani avrà problemi di peso, hanno scritto sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet gli esperti del Murdoch Children’s Research Institute in Australia. Il loro studio rivela che il tasso globale di obesità nella fascia d’età 5-24 anni è triplicato dal 1990 al 2021: segno del «monumentale fallimento» (così lo definiscono) delle politiche sanitarie messe in atto nei vari Paesi.
Anche in Italia la situazione non accenna a migliorare. Secondo l’ultimo rapporto di OKkio alla Salute (il sistema di sorveglianza coordinato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità), nel nostro Paese il 19% dei bambini è in sovrappeso, mentre il 9,8% soffre di obesità. Rispetto alla prima raccolta dati effettuata nel 2008/2009, il sovrappeso sembra in calo di qualche punto percentuale mentre l’obesità, dopo una fase di iniziale decremento, è rimasta tendenzialmente stabile per qualche anno, con un leggero aumento nel 2023.

L’alimentazione scorretta
«L’obesità nei bambini può talvolta avere un’origine genetica o essere secondaria a particolari condizioni endocrinologiche o all’uso di farmaci come i cortisonici, ma nella maggior parte dei casi è riconducibile anche a uno stile di vita scorretto», spiega Danilo Fintini, dell’unità di Endocrinologia e Diabetologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Una conferma arriva anche dai dati dell’Istituto superiore di sanità:
• il 10,9% dei bambini italiani non fa colazione
• il 36,5% la consuma in modo inadeguato
• il 66,9% mangia merende troppo abbondanti
• un bambino su quattro non assume quotidianamente frutta e verdura.
Come se non bastasse, rispetto al periodo pre-pandemico si registra un peggioramento del benessere fisico e psicosociale, una riduzione del tempo dedicato al gioco attivo e alle attività all’aperto (44%) e un aumento del tempo trascorso davanti a un dispositivo elettronico (53%).
Spesso i genitori non sembrano accorgersi della pericolosità di certe abitudini di vita dei figli, altre volte invece sono preoccupati ma non sanno bene come gestire il problema. Per avere informazioni verificate e scientificamente valide, la prima cosa che si può fare è visitare il sito della Società italiana di pediatria o quello della Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica, che mettono a disposizione molti documenti consultabili liberamente online, preparati proprio per fornire informazioni utili ai genitori.
Nel concreto, poi, la questione va affrontata rivolgendosi al proprio pediatra di fiducia: è infatti lo specialista che durante le visite periodiche valuta peso, altezza e circonferenza vita del bambino, per individuare un’eventuale condizione di obesità o sovrappeso.

Il dialogo in famiglia
In questo caso, è necessario affrontare il problema il più precocemente possibile. La prima regola è parlarne in famiglia con un dialogo costruttivo ed empatico, come raccomandano gli esperti della Società italiana di pediatria nella guida per genitori Parlare di peso con tuo figlio. «La collaborazione familiare è essenziale per migliorare peso e immagine corporea nei bambini», si legge nel documento. «Nel rapporto tra genitore e figlio è fondamentale mantenere un equilibrio: è importante evitare sia l’aggressività per ottenere obbedienza, sia l’inerzia nella speranza che il bambino capisca da solo». Un genitore autorevole dà l’esempio con fermezza e coerenza, mantenendo un comportamento equilibrato e misurato, risultando così credibile agli occhi del bambino.
«Si deve prestare grande attenzione alle parole», spiega la pediatra Vita Cupertino del Gruppo di studio adolescenza della Società italiana di pediatria, che ha curato la guida insieme all’endocrinologa pediatra Rita Tanas. «Bisogna evitare di lasciarsi scappare battute infelici come “ti scoppia la pancia” o “non entri più nei pantaloni”: anche se dette in modo scherzoso, possono ferire, fomentare insicurezze e, nei casi peggiori, disturbi alimentari».

Il buon esempio
Invece che focalizzare il discorso sull’aspetto estetico e sul dimagrimento, consigliano gli esperti, bisogna far capire al bambino che l’eccesso di peso è un problema di salute e che può essere affrontato ponendosi degli obiettivi realistici e facilmente raggiungibili, come fare delle belle passeggiate a passo svelto in compagnia. È poi fondamentale che tutta la famiglia dia il buon esempio, cercando di migliorare il proprio stile di vita per motivare il bambino e accompagnarlo nel suo percorso.
«Quando un bambino deve cambiare regime alimentare, lo deve fare tutta la famiglia», suggerisce l’endocrinologo Fintini. «Se un bambino è in sovrappeso, spesso può bastare una riduzione di zuccheri e grassi, come quelli assunti con cibi “fuori pasto”, ma nei casi di obesità può essere necessaria un’alimentazione ipocalorica associata a un maggiore livello di attività fisica, seguiti in ambito medico-specialistico. I bambini e gli adolescenti dovrebbero dedicare almeno 30-60 minuti al giorno al movimento libero, ridurre la sedentarietà a meno di tre ore al giorno e svolgere attività sportiva almeno due volte a settimana».

Consigli utili per la dieta
Le indicazioni per correggere l’alimentazione vengono date dal pediatra che, nei casi più complessi, può indirizzare il bambino e la famiglia a un centro specializzato che offre un nutrizionista dedicato. In generale, come spiegano gli esperti della Società italiana endocrinologia e diabetologia pediatrica, sono tre le parole d’ordine.
• Ritmo. La giornata dev’essere scandita da cinque pasti:
1. prima colazione
2. merenda della mattina
3. pranzo
4. merenda del pomeriggio
5. cena.
Bisogna evitare di mangiare quando si svolgono altre attività, soprattutto quando si è davanti a uno schermo perché favorisce l’alimentazione inconsapevole.
• Quantità. Molti pensano che i bambini debbano mangiare più degli adulti per via della crescita, ma non è così: il fabbisogno calorico è inferiore e per questo non devono essere forzati a mangiare quando non ne hanno più voglia.
• Qualità. È preferibile dare ai bambini cibi a bassa densità energetica, privilegiando l’assunzione di piatti preparati in casa rispetto a quelli industriali. La scelta dev’essere varia e bilanciata.
Ci sono poi alcuni suggerimenti pratici che si possono seguire in cucina. Innanzitutto, è meglio preparare primi piatti con sughi poco elaborati, a base di verdure o di ortaggi oppure una zuppa di legumi. Come secondo piatto scegliere preferibilmente tra carni bianche, pesce, formaggi magri (come ricotta, stracchino, primo sale) o uova. Il pasto va completato con verdura e frutta, che con poche calorie e un alto contenuto di fibre aumentano il senso di sazietà. Per condire si può usare un filo d’olio extravergine, insaporendo i cibi con erbe aromatiche o aceto.
Vanno evitate le merende ipercaloriche a base di spuntini dolci o salati, così come i succhi di frutta, le bevande zuccherate o alcoliche. Come spezza-fame è meglio scegliere uno yogurt magro, un paio di fette biscottate integrali, frutta fresca, frullati di frutta o ortaggi (come finocchi, carote, ravanelli e sedano). Inoltre, è bene tenere pronte in frigorifero macedonie di frutta fresca di stagione, preferibilmente di vario colore, in quanto i diversi colori assicurano varietà nell’apporto di micronutrienti e antiossidanti.

Il supporto psicologico
Per intraprendere correttamente questo cambiamento può servire il supporto psicologico. «Bisogna intervenire fin dall’inizio per comprendere il vissuto del bambino rispetto al proprio corpo e individuare le dinamiche emotive che lo portano a mangiare in modo errato», dice Chiara Carducci, psicologa del Bambino Gesù di Roma. «Spesso l’eccesso di peso è legato a comportamenti disfunzionali in famiglia o a particolari condizioni psicologiche che vanno indagate, come l’eccessiva impulsività dovuta all’Adhd, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività».
Il ruolo dello psicologo può essere poi cruciale per motivare il piccolo paziente a intraprendere il percorso di cura, aiutandolo a superare ansie e timori. «Si deve lavorare anche sull’accettazione della nuova immagine corporea, perché molti bambini continuano a vedersi obesi anche dopo il dimagrimento», continua l’esperta. «A oggi non è ancora disponibile lo psicologo di base gratuito, sebbene se ne parli da tempo, ma esistono comunque procedure di supporto a costo del ticket nelle aziende sanitarie locali, diverse a seconda del contesto territoriale».

I farmaci anti-fame
Questo accade soprattutto quando il corpo va incontro a rapidi cambiamenti, eventualità sempre più frequente con l’avvento dei nuovi farmaci anti-obesità, sbarcati sul mercato italiano da poco più di un anno. Sono i cosiddetti agonisti del Glp-1 (semaglutide, liraglutide), che con una iniezione sottocutanea alla settimana riducono l’appetito e aiutano a controllare il peso. Stando agli studi condotti finora, gli effetti avversi sono limitati (principalmente sintomi gastrointestinali come nausea, vomito, stipsi e diarrea) e possono essere controllati modulando il dosaggio.

«Questi farmaci, prescrivibili da tutti i medici, anche dal pediatra, possono essere utilizzati sopra i 12 anni di età, quando i risultati ottenuti modificando lo stile di vita non fossero sufficienti», spiega Fintini. «Gli studi clinici hanno dimostrato una perdita di peso che arriva fino al 20% dopo un anno di trattamento, ma in situazioni di vita reale si raggiungono risultati un po’ più contenuti».
Colpisce la capacità dei farmaci nel migliorare il rapporto dei ragazzi col cibo, come evidenziato da una ricerca del Karolinska University Hospital di Stoccolma: lo studio, condotto su oltre mille adolescenti con meno di 16 anni, ha dimostrato che assumendo i farmaci anti-obesità diventa più facile attenersi ai pasti, limitare gli spuntini e ridimensionare le porzioni, con una conseguente riduzione dei conflitti in famiglia motivati dal cibo.
Va detto che c’è un tema di costi, con una spesa mensile che oscilla tra i 220 e i 623 euro al mese, non rimborsabile dal Ssn come molti auspicano. Forse in futuro sarà diverso, considerato che l’obesità è stata riconosciuta come malattia cronica e sono stati stanziati 5 milioni di euro in cinque anni.

Chirurgia ultima spiaggia
Se la terapia farmacologica non è sufficiente e il paziente ha un indice di massa corporea superiore a 50 (oppure superiore a 40 con altre malattie associate, come ipertensione o ipercolesterolemia), l’ultima opzione è la chirurgia bariatrica. Il Bambino Gesù è l’unico centro in Italia a eseguire interventi di questo tipo in età pediatrica: nel 2024 sono stati effettuati 63 interventi, circa 450 tra il 2019 e il 2024. La tecnica più utilizzata è la sleeve gastrectomy, che prevede una riduzione di circa il 60-70% dello stomaco, limitando la quantità di cibo ingeribile e favorendo la perdita di peso. L’intervento è in convenzione con il Servizio sanitario nazionale e non prevede alcuna spesa per le famiglie.
«La chirurgia bariatrica è estremamente efficace», spiega Francesco De Peppo, responsabile della Chirurgia pediatrica della sede di Palidoro del Bambino Gesù. «I pazienti perdono fino a 60 chili in un anno e nel 75-80% dei casi il risultato si mantiene nel tempo. Tuttavia, non si tratta di una soluzione “miracolosa” in cui il risultato arriva da solo: è essenziale un percorso multidisciplinare e un reale cambiamento dello stile di vita per garantire il successo dell’intervento nel lungo periodo».