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Nei pazienti oncologici le alterazioni dello stato nutrizionale sono altamente prevalenti e la malnutrizione è considerata una malattia nella malattia, con cui si stima convivano 33 milioni di persone in Europa (con patologie croniche e oncologiche).
I pazienti, in particolare durante le terapie, possono manifestare la perdita dell’appetito dovuta ad alterazioni dei segnali biochimici, insieme a una sintomatologia che può compromettere la normale assunzione alimentare, come, ad esempio, l’infiammazione del cavo orale, la diarrea, il vomito, il dolore, le occlusioni intestinali o il malassorbimento. In aggiunta, il tumore innesca un’infiammazione sistemica alimentata da citochine e specifici fattori di derivazione tumorale coinvolti in una serie di processi metabolici, che portano alla perdita di massa muscolare.
Nonostante una crescente consapevolezza dell’importanza della nutrizione clinica presso i centri oncologici, l’approccio alla gestione nutrizionale in Italia è ancora eterogeneo, e non sempre la gestione e il supporto nutrizionale sono adeguati. Di fatto, nella pratica clinica, la malnutrizione è spesso sotto-diagnosticata, poco considerata e, di conseguenza, insufficientemente trattata.
Il cibo fa parte della terapia
In accordo con le più recenti linee guida e raccomandazioni, è necessario garantire sistematicamente a tutti i pazienti oncologici la presa in carico nutrizionale, avviando il counseling e, quando necessario, la terapia nutrizionale anche per prevenire l’instaurarsi di una franca malnutrizione.
Chi si occupa di nutrizione, ma non ha adeguata formazione in ambito clinico e, in particolare, oncologico, confonde la prevenzione primaria con l’intervento nutrizionale necessario in fase di trattamento, o si lascia guidare da credenze non corrette, come, per esempio, che vadano evitati gli zuccheri o altri nutrienti perché il tumore si nutre degli stessi, o che il digiuno durante le terapie sia utile a contrastarne gli effetti collaterali, contribuendo al disorientamento del paziente e al peggioramento del quadro nutrizionale e, quindi, della prognosi.
Per cercare di risolvere questo problema, la chiave è la collaborazione tra le società scientifiche e le associazioni di pazienti che promuovano percorsi di formazione condivisi tra tutte le figure sanitarie coinvolte nella cura dei pazienti, cosicché si riesca a comunicare in modo chiaro e i pazienti divengano sempre più informati sul tema del supporto nutrizionale e consapevoli del fatto che esso rappresenta un loro diritto caratterizzante la qualità delle cure.
Gli autori dell’articolo sono due specialisti del Policlinico San Matteo di Pavia: Riccardo Caccialanza, direttore della struttura complessa di Dietetica e Nutrizione clinica, e Paolo Pedrazzoli, direttore del dipartimento oncologico.
Le ricette
Di seguito, i link ad alcune ricette tratte dal libro Il cibo come alleato, che unisce scienza e gusto nella lotta contro il cancro. Realizzato dalle Aziende sanitarie di Parma e dalla Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia con il supporto di Academia Barilla, propone 22 semplici ricette studiate per migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici, tra benessere e piacere della tavola.


Il volume nasce dalla collaborazione tra esperti di nutrizione, oncologia e cucina e viene distribuito gratuitamente presso l’Oncologia del Policlinico San Matteo di Pavia e l’Oncologia medica di Parma ed è anche consultabile online sul sito delle Asl parmensi.
• Sformato di cavolo cappuccio rosso
• Fusilli con pesto di pomodorini, mandorle e basilico
• Risoni al limone con gamberi
• Trofie al pesto genovese, patate e fagiolini
• Crema di zucca
• Zuppa di cereali e legumi
• Flan di parmigiano profumato al limone con salsa di carote
• Biancomangiare







