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Scatolette, crocchette o pappe fatte in casa, ciò che mettiamo nella ciotola di cani e gatti riguarda la loro salute, ma anche l’ambiente. L’impatto è indicato da diverse ricerche.
Uno studio recentemente pubblicato su Global Environmental Change indica che la produzione mondiale dei soli alimenti secchi per animali è associata a circa l’1% delle emissioni di CO2 delle produzioni agricole globali. E un’indagine uscita sul Journal of Cleaner Production nel gennaio scorso stima che gli alimenti industriali per cani rappresentino tra il 2,3% e il 3,7% delle emissioni di gas serra del comparto alimentare del Regno Unito, pari allo 0,9-1,3% delle emissioni complessive del Paese (dove vivono circa 15 milioni di cani, in Italia siamo a circa 9 milioni).
Attenzione a carenze ed eccessi
Una soluzione per ridurre impatto ambientale e sprechi è quella delle pappe fatte in casa, utilizzando gli avanzi di cucina. Una tradizione che però non va molto d’accordo con le indicazioni degli esperti.
«Può sembrare una soluzione sostenibile, ma non rappresenta necessariamente la scelta migliore né dal punto di vista nutrizionale né da quello sanitario», spiega Valentino Bontempo, ordinario di Nutrizione e alimentazione animale all’Università degli Studi di Milano. «Gli avanzi domestici sono spesso sbilanciati rispetto ai fabbisogni degli animali in termini di minerali e vitamine e, se utilizzati come unica fonte alimentare, possono favorire carenze o eccessi nutrizionali. Una semplice dieta basata su carne e riso, per esempio, può provocare carenze di calcio».
Il rischio è inoltre quello di nutrire cani e gatti con cibi troppo grassi, che favoriscono l’obesità, soprattutto in animali sedentari, e quello, più grave, di somministrare sostanze che per l’animale sono velenose. «Per esempio, il cioccolato», prosegue Bontempo. «La teobromina e la caffeina contenute nel cacao sono metabolizzate da cani e gatti molto più lentamente che dall’uomo, diventando tossiche. Tra gli ingredienti più comuni, poi, ci sono cipolla e aglio, che a dosi elevate possono indurre anemia emolitica, e l’uva, che può dare problemi renali».
Altri alimenti da evitare sono il porro e l’erba cipollina, i dolcificanti contenenti xilitolo, le ossa che possono scheggiarsi provocando lesioni gastrointestinali.
«Una dieta preparata in casa può essere corretta», dice l’esperto, «ma dev’essere formulata tenendo conto di tutti i nutrienti». Insomma, può anche andar bene ma meglio concordarla con un veterinario esperto in nutrizione.
Che cosa cercare nell’etichetta
Molti dei prodotti pronti che diamo ai nostri cani e gatti valorizzano sottoprodotti della filiera alimentare umana (classificati sulle etichette come “carne e derivati”) come cuore, polmoni, fegato, che sono nutrienti di elevata qualità e aiutano a ridurre sprechi ed emissioni.
Alcuni prodotti hanno un alto contenuto di queste frattaglie e ne indicano le percentuali (per esempio: “manzo 60%, di cui 20% cuore, 10% polmone…”). I prodotti a buon mercato ne hanno quantità più basse. Anche se questo non indica necessariamente una qualità scarsa. Inoltre, non tutti i produttori riportano in etichetta la specificazione delle percentuali di ogni componente. Il minimo di legge per una scatoletta “con manzo” è del 4%; il resto può essere composto da altri residui come cotenne e cartilagini, oltre a oli, cereali, scarti di frutta e verdura.
In termini di sostenibilità ambientale, comunque, non è solo il contenuto a fare la differenza. «La sostenibilità si ottiene adottando un approccio più ampio che coinvolga l’intera filiera produttiva», conclude Bontempo. «Oggi molte aziende del settore stanno investendo in strategie per ridurre la propria impronta ambientale senza compromettere la qualità nutrizionale e la sicurezza degli alimenti».
Tra gli aspetti più rilevanti, vi sono:
• il reperimento responsabile delle materie prime, privilegiando ove possibile fornitori e filiere più vicini ai siti produttivi;
• l’adozione di sistemi per il risparmio energetico e di fonti rinnovabili, come gli impianti fotovoltaici;
• la riduzione del peso e del volume degli imballaggi;
• l’utilizzo di materiali maggiormente riciclabili;
• la scelta di materie prime ittiche provenienti da filiere gestite in modo sostenibile;
• lo sviluppo di fonti proteiche alternative, come insetti, alghe o proteine ottenute mediante processi innovativi.
Prodotti vegani per Fido ma non per il micio
Si è vegani, di solito, per un motivo etico: non si mangiano carne e prodotti di origine animale per evitare sofferenze ad altri esseri viventi. Ma se si è proprietari di un cane o di un gatto, come li si può alimentare? Anche se di solito non si trovano sullo scaffale del supermercato, gli alimenti vegani formulati per il cane esistono. Si possono trovare nei negozi specializzati in pet food o facendo una ricerca on line. Sono alimenti che utilizzano come fonti alternative di proteine quelle di vegetali come lenticchie, fagioli, lupini dolci, patata e quinoa. Per garantire un apporto completo e bilanciato di nutrienti i prodotti migliori sono inoltre addizionati con vitamine come la A, la D, la B12, e altri composti organici come la taurina, la L-carnitina e gli omega 3.
«Il discorso è diverso per il gatto, che essendo un carnivoro stretto, necessita di nutrienti di origine prevalentemente animale», spiega Bontempo. «Sebbene siano disponibili anche prodotti vegani destinati ai gatti, la loro formulazione è molto più complessa e il loro utilizzo richiede particolare cautela e supervisione veterinaria».









