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Il trittico del designer Andrea Olivari ammirato all'ultima Milano Design Week: «Segui il tuo cuore», «Usa il cervello» e «Fidati del tuo istinto». Foto di Carmine Conte.
Sempre più spesso il design va oltre la sua funzione di strumento per progettare oggetti, spazi e servizi capaci di migliorare la vita quotidiana, e diventa linguaggio emotivo e veicolo di consapevolezza. Ed è proprio all’interno di questa dimensione ibrida, sospesa fra estetica e introspezione, che si colloca il lavoro di Andrea Olivari, designer e artista digitale autore del progetto Blooming Imperfection - Relationships in Progress, presentato al quartiere Portanuova a Milano nel corso dell’ultima Design Week: una serie di installazioni open air di grandi dimensioni che hanno reso visibili concetti astratti che riguardano la sfera psicologica, invitando il pubblico a interrogarsi sul significato delle emozioni e delle relazioni umane nella società contemporanea.
Fame emotiva: se la riconosci puoi imparare a controllarlaL’itinerario tra le installazioni
Noto per la sua ricerca visiva che unisce tecnologia, intelligenza artificiale e immaginari simbolici, per la prima volta a Milano Olivari ha trasformato le sue opere in oggetti fisici, che hanno dato forma e sostanza a una poetica finora confinata alla video art: al centro dell’esperienza, in questo caso, c’era il concetto di “Essere Progetto”, che significa accettare che il percorso conti più del risultato, e che l’incompiuto e l’errore non siano fallimenti ma parti essenziali della vita, della crescita e della costruzione di legami autentici.
«La natura dell’anima non vive se non ha un corpo», osservava nel primo secolo a.C. il grande poeta e filosofo latino Tito Lucrezio Caro. Oggi, a distanza di più di duemila anni, Olivari sembra fargli eco con le sue opere visionarie. L’itinerario artistico presentato nell’ambito del Fuorisalone 2026 prendeva infatti le mosse da un trittico raffigurante tre organi in 3D - un cuore, un cervello e uno stomaco - da cui si diramava un tracciato a terra che guidava i visitatori verso altre creazioni posizionate lungo il tragitto. I tre organi erano collocati sopra dei piedistalli che riportavano frasi motivazionali - Follow your heart (“Segui il tuo cuore”), Use your brain (“Usa il tuo cervello”), Trust your stomach (“Fidati del tuo stomaco”) - per richiamare l’attenzione su quelle massime di buon senso che, se fossimo più attenti ai segnali che il corpo ci invia ogni giorno, ci aiuterebbero a vivere meglio.
Inoltrandosi lungo il percorso, s’incontravano le opere della serie “Cervelli del corpo umano”, una ricerca con cui Olivari indaga gli organi come luoghi emblematici dell’esperienza emotiva e percettiva.


La mente fiorita
Nell’installazione Your Brain When You Believe in Yourself (“Il cervello quando credi in te stesso”) l’organo spiccava nello spazio non solo per la scala XXL, ma per la forza simbolica, perché il cervello - tradizionalmente associato alla razionalità e al controllo - è stato trasformato dall’artista in un oggetto simile a un terreno fertile: dalla sua superficie sbocciavano fiori spontanei e colorati, manifestazione visibile di un processo invisibile, l’atto del credere in sé stessi. La fioritura è diventata così la metafora di un potenziale creativo che si attiva ogni qualvolta l’individuo riconosce le proprie capacità, e sceglie di farvi affidamento.


Le farfalle dell’amore
In My Stomach When I’m With You (“Il mio stomaco quando sono con te”) il protagonista era invece lo stomaco, sede dell’istinto e della reazione immediata che precede e spesso supera la razionalità. L’organo si presentava ricoperto da una moltitudine di farfalle, segno visibile di uno stato interiore che si ispira all’espressione “avere le farfalle nello stomaco”: quella sensazione di leggero stordimento che compare in presenza della persona amata. Perché l’amore - suggerisce Olivari - non nasce nel pensiero, ma da una risposta viscerale che sfugge a ogni logica e arriva ad abbracciare l’innamoramento come esperienza totale, che attraversa la carne prima della mente, e rende l’essere umano indifeso ma anche vivo.


Palpiti delicati
L’opera dal titolo It’s Okay to Be Fragile (“Essere fragile va bene”) richiamava infine l’attenzione sul cuore, “luogo” simbolico dell’esperienza affettiva. Olivari lo ha immaginato come un contenitore di porcellana, materiale che evoca la delicatezza e la fragilità, con la superficie attraversata da crepe. Questi solchi sottili erano resi ben visibili da pennellate di vernice dorata ispirate alla tecnica giapponese del kintsugi, che trasforma la frattura in memoria suggerendo che ciò che si è spezzato non deve essere cancellato ma va ricucito e valorizzato. Lo stesso accade al cuore quando viene ferito: non torna a essere “come prima”, ma diventa altro, più consapevole, più forte nella sua nuova forma. In questo senso, l’installazione racchiudeva l’invito a riconoscere il diritto alla vulnerabilità, troppo spesso negato da una società che esige performance e perfezione a ogni costo.
Il pubblico poteva interagire con le opere del percorso ascoltando le narrazioni prodotte da Gabriele Agostinelli, autore e responsabile editoriale del podcast Bazar Atomico, e inquadrando il Qr code presente accanto a ogni installazione, che consentiva di generarne in pochi secondi una versione digitale personalizzata, da conservare o da postare.
Anche grazie a questa interattività, Blooming Imperfection - Relationships in Progress non è stata solo una scommessa artistica, ma si è trasformata in un dispositivo di benessere che ha permesso alle persone di immergersi in un’esperienza in cui lo spazio esterno è diventato specchio del mondo interiore. È in occasioni come queste che l’arte si rivela strumento di cura, e non perché offra risposte, ma perché porta allo scoperto le domande. In un tempo che tende a semplificare la complessità, anche quella emotiva, le creazioni di Andrea Olivari ci ricordano che vivere significa, prima di tutto, imparare ad abitare dentro le nostre imperfezioni.







