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Può succedere che il medico prescriva la cardioaspirina o l’aspirinetta. Sono farmaci a base di acido acetilsalicilico e hanno lo stesso obiettivo: 100 milligrammi del principio attivo sono sufficienti a rendere il sangue più fluido del normale in modo che si eviti la formazione di coaguli nelle arterie, cioè i trombi, che possono causare un infarto.
È una delle cure possibili quando si soffre di trombosi, che è la prima causa di morte e di grave invalidità nei Paesi industrializzati. Ci sono gli antiaggreganti piastrinici e ci sono gli anticoagulanti, con formulazioni di nuova generazione. L’importante è seguire le indicazioni del medico e aderire alle terapie proposte, abbinando alla chimica quel cambio indispensabile delle abitudini se sono sbagliate. «Le malattie da trombosi colpiscono il doppio dei tumori, ma si possono evitare almeno in un caso su tre», dice Lidia Rota Vender, fondatrice e presidente dell’Associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardiovascolari onlus (Alt).
La trombosi è provocata dalla formazione in un’arteria o in una vena di un trombo, ossia un coagulo di sangue che può rallentare o bloccare il flusso sanguigno, oppure rompersi liberando emboli che, trasportati dal sangue, raggiungono organi lontani dal punto in cui si sono formati, causando eventi anche gravi come l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale e l’embolia polmonare. «Eppure questi eventi potrebbero non accadere, se tutti conoscessero quali sono i fattori che rendono più esposti e scegliessero di ridurli o eliminarli», continua Rota Vender. «Chi fuma ha arterie infiammate: aumentano fibrinogeno e omocisteina nel sangue, cresce il rischio di trombosi. Alcune situazioni aumentano la tendenza del sangue a coagulare: la gravidanza, il parto e le settimane seguenti, gli interventi chirurgici, le ingessature, le malattie infettive soprattutto se con febbre molto alta, l’immobilizzazione forzata per un trauma. Una singola mutazione genetica non è in grado di causare trombosi, ma ha un peso se intervengono fattori multipli. Il colesterolo e i trigliceridi sono complici pericolosi quando si mantengono a livelli elevati e a lungo nel tempo».
Fare periodicamente i prelievi di sangue aiuta a identificare fattori che potrebbero, nel tempo, danneggiare le arterie. «Il medico può richiedere un doppler delle carotidi, che fotografa lo stato di salute delle arterie», spiega l’esperta. «L’esame aiuta a prendere provvedimenti per rallentare l’inizio o la progressione dell’aterosclerosi, che a lungo andare può causare trombosi, ictus cerebrale, ma anche infarto, perché le carotidi sono lo specchio di quanto avviene anche nelle arterie coronariche, che provvedono a nutrire il cuore, e in tutte le altre arterie del nostro organismo. L’esame permette di evidenziare la presenza di placche aterosclerotiche anche solo iniziali, che nel tempo possono arrivare a chiudere l’arteria causando un ictus cerebrale».
Ma ecco un dizionario di termini molto noti, collegati alla trombosi.
Trombosi arteriosa
Formazione di un trombo all’interno di un’arteria, che porta dal cuore alla periferia sangue ricco di ossigeno e nutrienti. Provoca infarto, ischemia, sofferenza o morte di cellule che da quel vaso non ricevono più nutrimento.
Trombosi venosa
Formazione di un trombo in un ramo del sistema venoso che riporta il sangue ormai povero di ossigeno e nutrienti dalla periferia al cuore. Può dare sintomi meno drammatici rispetto alla trombosi arteriosa, a meno che non si liberino emboli da trombo originario, che possono arrivare al polmone provocando embolia polmonare con infarto polmonare.
Trombo
Coagulo di sangue che si sviluppa all’interno di una arteria o di una vena ostacolando la circolazione del sangue. Può verificarsi:
• nelle arterie (coronarie, carotidi, tutte le arterie in tutti gli organi, anche nell’alluce);
• nelle vene;
• all’interno del cuore (come nei casi di malattie delle valvole del cuore o di aritmie).
«Se riconosciuti per tempo, i trombi possono essere trattati in maniera efficace», assicura la specialista. «La ricerca ci ha messo a disposizione farmaci e tecniche efficaci capaci di prevenirla e di curarla se si verifica, anticoagulanti, antiaggreganti, trombolitici in situazioni ospedaliere, tecniche chirurgiche in casi selezionati». In genere, i trombi venosi si formano più lentamente di quelli arteriosi e hanno conseguenze meno eclatanti ma ugualmente subdole, perché possono liberare emboli.
Embolo
Frammento di coagulo che si è formato in un’arteria o in una vena o dentro il cuore. Viaggia nella circolazione e arriva in organi lontani dal punto in cui si è creato causando infarto, ictus, embolia polmonare, embolia arteriosa periferica.
Placca aterosclerotica
È una parte della parete dell’arteria che si infiamma a causa di insulti multipli: la sua presenza altera turbolenze nel flusso del sangue che contribuiscono ad aumentare la dimensione della placca. Spiega la specialista: «Il sangue forma sulla placca coaguli di sangue che possono progressivamente estendersi o ingrandirsi, o liberare emboli che viaggiano nelle arterie fino a chiudere una o più di una. Le cellule che da quella arteria prendevano nutrimento e vita si spengono e muoiono e la funzione che quelle cellule governavano cessa».
Flebite
È una trombosi venosa con una componente infiammatoria evidente.
Sindrome post flebitica
È la conseguenza di trombosi venose ripetute o non ben curate che causano insufficienza venosa cronica. L’arto si gonfia, è dolente, compaiono ulcere difficili da risolvere, che spesso si infettano, le caviglie sono gonfie, la cute intorno al malleolo diventa scura, la gamba pesante, spesso si verificano trombosi venose profonde sovrapposte.
Arteriopatia periferica o malattia delle vetrine
Malattia infiammatoria delle arterie chiamata aterosclerosi: sulle pareti delle arterie infiammate tendono a formarsi placche aterosclerotiche. Deve il suo nome al fatto che il paziente accusa il dolore improvviso durante il cammino, si ferma davanti a una vetrina aspettando che passi.
Infarto
Quello miocardico è la conseguenza della chiusura totale o parziale di uno o più rami delle arterie coronariche in modo improvviso e acuto oppure in modo cronico e progressivo. Si tratta sempre di una trombosi arteriosa che si manifesta con sintomi diversi nella donna rispetto all’uomo. L’infarto può verificarsi anche in altri organi, come milza, rene, polmoni, intestino e retina.
Ictus. Danno al cervello con comparsa improvvisa di un deficit neurologico causato dalla chiusura (ictus ischemico) o rottura (ictus emorragico) di un’arteria cerebrale. In entrambi i casi, spesso il responsabile è un trombo.
Ischemia
Parziale o totale assenza del flusso sanguigno in un organo. Può dipendere da varie cause come compressione di vasi sanguigni, aterosclerosi, trombi, emboli.
Embolia polmonare
È la conseguenza dell’ostruzione completa o parziale di uno o più rami dell’arteria polmonare, a causa di un embolo. È la complicanza più temibile della trombosi venosa.









