Nel 2026 non poteva esserci debutto migliore per Nicola Savino: la conduzione di Tali e quali, quattro appuntamenti in prima serata su Rai 1 cominciate il 9 gennaio. Musica e imitazioni. Praticamente un vestito su misura. «Ammetto che sono pazzo di gioia».

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Stili di vita e farmaci per abbassare la pressione

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Simpatia innata, occhi furbi e mille voci tutte in un solo Savino, da vent’anni accanto a Linus con l’ascoltatissimo programma quotidiano Deejay chiama Italia, in onda la mattina su radio Deejay.
Il microfono lo conquista dopo essere stato per anni dall’altra parte, come fonico per Amadeus, Fiorello e tanti altri («ci siamo divertiti moltissimo»). Autore televisivo di grandi successi, da Zelig alle Iene, passando dal Festivalbar, («quando sei dentro non ti accorgi ma è stato un momento magico, sono stato fortunato»), e infine conduttore di diversi programmi televisivi, Le Iene, Quelli che il calcio, L’isola dei famosi, Il Giovane Old, fino al game 100% Italia, solo per citarne alcuni.
Ora Tali e quali, un’occasione che sembra un regalo: «Le imitazioni sono da sempre la mia grande passione insieme alla musica». A differenza di Tale e quale show, qui non si tratta di vip che possono essere più o meno bravi nel cantare e nell’assomigliare (grazie al trucco) al cantante, ma di gente comune, anche se veri “professionisti” nell’omaggiare i loro idoli. E il trucco è solo pittorico, nessuna protesi. «Abbiamo fatto una ricerca capillare in tutta Italia e il livello, come vi sarete accorti, è impressionante».
Una giuria, con i veterani Alessia Marcuzzi e Cristiano Malgioglio, e una new entry, Massimo Lopez.

Nella prima puntata anche Carlo Conti seduto in giuria. Generoso.
«Molto. Si è divertito tantissimo perché poteva lanciarsi in commenti da giurato, abbiamo rivisto il Carlo Conti degli spettacoli con Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni».

Una parola per descriverlo?
«Io dico sempre che Conti è un ottimizzatore. È uno che cerca e trova l’uovo di Colombo».

È vero che lei si emoziona per le imitazioni fatte bene?
«Tutte le belle imitazioni nuove che vedo, per me sono come delle scoperte scientifiche, non scherzo! Quando vedo una nuova “molecola” nel gesto o nella voce, anche una cosa piccola ma giusta mi emoziono sempre. Quando c’è una buona imitazione si finisce sempre per imitare l’imitatore, piuttosto che l’imitato».

Lei è stato uno dei primi a fare Cristiano Malgioglio. Adesso invece è quasi una disciplina olimpica…
«Sì, sono stato uno dei primi. Cristiano mi è riconoscente, anche se in onda mi bullizza – ride -, ma lui ha un grandissimo senso dello spettacolo. Anche se a dire la verità qui in studio ce ne sono tre di Malgioglio. Oltre a me e all’originale c’è anche Massimo Lopez che lo imita».

Quali sono i suoi cavalli di battaglia?
«Malgioglio, il mitico Galeazzi che mi ha portato tanta fortuna e Renato Zero».

L’imitazione è una maschera?
«Sicuramente sono più coraggioso e cinico se imito qualcuno».

Tra poco farà anche il DopoFestival di Sanremo, dal 24 al 28 febbraio, per la quarta volta. Pronto al viaggio all’inferno?
«Questa volta a differenza delle altre, dove volevo sempre stare defilato - infatti alloggiavo a Bordighera -, voglio godermelo. Tuffarmi in mezzo ai sosia e alle signore che fermano tutti nelle strade».

Che cambiamento. Niente più ansia?
«Diciamo che la cosa buona della mia ansia è che dopo un po’ mi stufa… Mia mamma era una donna ansiosa e me l’ha trasmessa sicuramente per eccesso d’amore. Il suo mantra era: mi raccomando, stai attento. I genitori e l’ambiente ti influenzano, ma è giusto ribellarsi».

Ha sofferto di pavor nocturnus, disturbo del sonno tipico dell’infanzia dove ci si sveglia di colpo con urla e agitazione. Le succede ancora?
«Ogni tanto, ma raramente, magari quando sono molto stressato. Mi svegliavo perché intuivo una presenza, vedevo ombre o figure che si avvicinavano. L’analista dice che potrebbe essere per il trauma che ho subito a sette mesi quando ero ricoverato in ospedale e l’infermiera per togliermi la flebo mi tagliò per errore insieme al cerotto il dito mignolo della mano. Ma non siamo certi che questa sia la causa».

Una cosa impressionante. È riuscito a superare il trauma?
«C’è voluto un po’ di tempo ma ci sono riuscito. Non è stato facile».

Suo padre, indirettamente, invece le ha donato l’amore per la radio…
«Mi piace pensarlo. Mio papà lavorava per l’Eni ed era spesso lontano. Ma da ogni viaggio mi portava una radio. E forse io di notte quando ascoltavo tutte quelle voci lontane speravo di trovare anche la sua. Poi da grandi abbiamo recuperato, per fortuna. Siamo stati vicini».

La radio è la sua regola?
«Alla quotidianità della radio devo la mia stabilità, il mio centro. Adesso vado anche in radio a piedi».

Un presente da salutista?
«Senza esagerare. Ho cominciato a camminare per i problemi di pressione alta e così ho preso qualche accorgimento naturale, anche se sempre sotto controllo medico».

Li condivida.
«Aumento dell’attività fisica. Oltre alla palestra cerco di fare dieci chilometri al giorno a piedi. Anche quando ho degli appuntamenti, calcolo il tempo in modo da arrivarci a piedi. Milano è molto “camminabile”. E poi ho ridotto il sale e cerco di mangiare molta avena. Confesso che però in viaggio porto sempre un diuretico (mi si alzasse di colpo la pressione…) che fortunatamente non uso mai, ma sapere di averlo mi tranquillizza”».

Ha una bella famiglia. Si sente fortunato?
«Moltissimo. Mia moglie Manuela e mia figlia Matilda mi tollerano - ride -, ma mi hanno sempre sostenuto e fanno il tifo per me».