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Pratiche, informali, colorate, le infradito in estate spopolano. Eppure, secondo gli esperti, non è una buona idea indossare quasi tutta la giornata quelle classiche, completamente piatte e in gomma. L’uso accettabile è quello occasionale, per esempio in spiaggia, piscina, palestra, docce e spogliatoi, camere d’albergo. Anzi, in questi contesti le infradito sono raccomandate dall’American Academy of Dermatology per limitare l’esposizione a superfici potenzialmente contaminate, che possono favorire verruche o funghi, come la tinea pedis, il cosiddetto piede d’atleta.
«Le ciabatte fissate soltanto dalla fascetta che passa tra l’alluce e il secondo dito modificano la camminata, perché il piede deve trattenerle continuamente durante il movimento», spiega Niccolò Le Donne, responsabile del servizio di podologia dell’ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano e coordinatore della didattica del corso di laurea in Podologia per l’Università degli Studi. «Per evitare che scivolino via, le dita tendono a contrarsi, mentre l’avampiede viene sollevato più del dovuto». Risultato? Un’andatura meno efficiente, con passi più corti e lenti, come conferma uno studio condotto su 56 adulti (e di recente pubblicato sul Journal of the American Podiatric Medical Association).
Le conseguenze della deambulazione alterata riguardano anzitutto il piede stesso. «Nel tempo possono comparire fasciti plantari, talloniti e problemi nelle aree di inserzione dei tendini, in particolare attorno al calcagno e alla pianta», chiarisce Fabrizio De Marchi, responsabile dell’unità di Ortopedia e Traumatologia dell’Istituto clinico Villa Aprica di Como. «Non a caso, le plantalgie aumentano proprio durante la bella stagione. Ma gli effetti possono estendersi, nel lungo periodo, anche alle gambe, con una maggiore contrazione dei muscoli della parte posteriore, e a ginocchia e colonna, contribuendo all’insorgenza di dolore».
Proposte anche dalle griffe
Quest’anno le infradito sono proposte anche lontano dalle spiagge, non solo nelle collezioni dei marchi low cost, ma anche in quelle delle maison più blasonate, come Bottega Veneta e Miu Miu. Vanno di moda insieme agli altri sandali dal tallone chiuso da un cinturino a punta aperta (open toe) o chiusa (slingback). «La soluzione migliore è un sandalo progettato per garantire stabilità e sostegno», dice De Marchi. «Dovrebbe avere spazio sufficiente per le dita e un lieve rialzo del tallone, compreso tra 1,5 e 2 centimetri, necessario per distribuire meglio i carichi. Importante sarebbe anche la presenza di almeno due cinturini o simili: uno sull’avampiede e uno posteriore, quindi sopra il piede e davanti alla caviglia».
E se proprio non si vuole rinunciare alle infradito per percorrere la strada da casa al mare o per qualche sera d’estate? L’ideale sarebbe orientarsi su varianti con un minimo di rialzo dietro, con tomaia in pelle morbida o in tessuto tecnico traspirante. In ogni caso, da usare solo per passeggiate brevi.
Rischio vesciche e calli
Il sovraccarico e le sue ripercussioni rappresentano la criticità principale delle infradito, ma non l’unica. Un altro problema è il separatore tra alluce e secondo dito. «Contatto continuo, pressione e sfregamento ripetuto possono danneggiare progressivamente la pelle», prosegue il podologo Le Donne. «I piccoli vasi sanguigni diventano più permeabili, il liquido fuoriesce e si accumula nello spazio tra gli strati cutanei superficiali: si forma così la vescica, un “cuscinetto” creato per proteggere i tessuti sottostanti dall’attrito. Se la lesione è più profonda e coinvolge i capillari, la vescica può riempirsi di sangue e assumere un colore rosso scuro. Nel caso la frizione persista, possono comparire anche ispessimenti cutanei, calli e ipercheratosi».
Il piede è, inoltre, completamente esposto all’ambiente esterno: frammenti di vetro o legno, schegge metalliche, piccole pietre o superfici abrasive possono provocare tagli, escoriazioni e traumi che, soprattutto se trascurati, aumentano il rischio di infezioni batteriche, causate principalmente dagli stafilococchi.
A ciò si aggiunge un ulteriore aspetto: irritazioni e allergie, nelle quali i materiali giocano un ruolo importante. Le infradito più economiche sono spesso interamente realizzate in gomma vulcanizzata, cloruro di polivinile (Pvc), etilene vinil acetato (Eva) e poliuretano (Pu), a cui è necessario aggiungere, durante la lavorazione, vari additivi per conferire elasticità, resistenza, colore, tra cui acceleratori della gomma, resine adesive, colle, che possono dare origine a dermatiti in chi è predisposto. Tra gli allergeni più noti c’è il lattice naturale: è necessaria attenzione, nonostante le società allergologiche osservino che, nel caso specifico, le reazioni sono meno frequenti rispetto a quelle generate da altri prodotti a base del medesimo polimero, come i guanti medicali, dato che il contatto con il piede è meno diretto.
Sono, invece, sconsigliate:
• per un utilizzo prolungato, come camminare ore in città, praticare sport, eseguire lavori all’aperto;
• nei casi di piede piatto;
• sovrappeso o obesità, perché il piede tende a cedere verso l’interno;
• ginocchio valgo;
• fascite o tallonite già presente;
• diabete, a causa del rischio di ferite non percepite che, come sottolinea l’American Diabetes Association, possono evolvere in ulcere.
Cautela per anziani e bambini
Particolare cautela è suggerita agli anziani. «Con l’avanzare dell’età, il piede diventa più rigido per i processi artrosici che interessano le articolazioni, perde parte della sua capacità di adattamento alle irregolarità del terreno e spesso presenta deformità, riduzione della forza muscolare e minore sensibilità», rende noto l’ortopedico. «In queste condizioni, che compromettono la stabilità, l’infradito può contribuire ad aumentare il rischio di inciampi e cadute». Uno studio pubblicato su Age and Ageing, che ha analizzato 95 anziani ricoverati per frattura dell’anca conseguente a una perdita dell’equilibrio, ha rilevato che il 63% indossava scarpe prive di un’adeguata fissazione al piede, come le infradito. Perciò gli specialisti raccomandano agli over 65, sia dentro sia fuori casa, calzature dotate di suola antiscivolo, tacco basso e largo, tallone ben contenuto e chiusura adeguata.
Neppure i bambini dovrebbero indossare le flip-flop, soprattutto quando giocano, corrono o vanno in bicicletta. Nei più piccoli legamenti e strutture di sostegno sono ancora particolarmente lassi e queste calzature possono accentuare l’instabilità. Per loro l’American Academy of Pediatrics consiglia scarpe comode, antiscivolo e in grado di favorire una deambulazione sicura.
I segnali che il piede si sta affaticando
Gli specialisti consigliano di prestare attenzione a tre segnali che le infradito stanno affaticando il piede:
• stanchezza o bruciore sotto la pianta del piede dopo una breve camminata;
• tensione ai polpacci o al tendine d’Achille a fine giornata;
• impronte consumate in modo irregolare sulla suola, segno di un appoggio alterato.
Se questi sintomi si ripetono, è preferibile limitare l’uso delle infradito e alternarle a calzature più stabili.









