C’è una giovinezza in ogni età della vita ed è questa che dovremmo coltivare. Anche quando ci guardiamo allo specchio. Non possiamo fermare il tempo, ma possiamo fare pace con la stagione che ci appartiene. In senso lato, è la scelta compiuta da Ulisse quando respinge l’offerta di Calipso, che vorrebbe concedergli una vita eterna e senza vecchiaia. Anche nel film kolossal di Christopher Nolan, Odissea, ispirato al poema omerico e campione d’incassi in tutto il mondo, l’eroe greco alle lusinghe della ninfa preferisce la ripartenza alla ricerca di Itaca, dove lo aspettano Penelope e il figlio Telemaco.
Accettare le imperfezioni degli anni che avanzano, oggi, sembra diventato più difficile. Lo dice l’enfasi con cui la pubblicità propone stili di vita giovanili e lo dicono i social network che, sostenuti dagli algoritmi, sommergono chi giovane non lo è più di istruzioni per ritornare a esserlo, contribuendo a rafforzare l’idea che l’età sia una sciagura.

Il risultato è che rincorrere modelli impossibili di gioventù rende più ansiosi e insoddisfatti, come mostrano gli studi. I trattamenti estetici, incluso il lifting, non dovrebbero illuderci che si può negare il tempo, ma accompagnarlo, in modo che la persona riesca sempre a sentirsi coerente con l’immagine di sé.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 sulla rivista The Gerontologist ha rilevato che una percezione positiva del proprio corpo che invecchia è associata a un migliore benessere psicologico e a una minore incidenza di ansia e depressione. Al contrario, come riportano altre ricerche, gli interventi di medicina estetica e di chirurgia plastica diventano problematici se snaturano i lineamenti e se sono motivati dall’inseguimento di un ideale irrealistico.

Rigenerare la pelle del viso
«Credo che il nostro obiettivo, come medici, non sia l’estetica artefatta, ma soprattutto esaltare la giovinezza propria di ogni età della nostra vita», dice Antonino di Pietro, direttore dell’Istituto dermoclinico Vita Cutis di Milano, fondato in collaborazione con il gruppo ospedaliero San Donato. «Per farlo, io propongo metodiche che non alterino i tratti del viso, ma che aiutino il processo naturale di rigenerazione della pelle».
Anche la migliore chirurgia plastica si sta orientando verso questa direzione. Sempre più specialisti parlano di well-aging anziché di anti-aging: l’obiettivo non è spianare tutte le rughe, ma dare un aspetto fresco e armonioso.

Tra normalità e patologia
«Attenzione a considerare la trascuratezza come qualcosa di positivo o pensare che siccome s’invecchia si deve per forza essere brutti», tiene a sottolineare Stefano Federici, professore di Psicologia generale all’Università di Perugia e studioso del rapporto tra corpo, identità, disabilità e salute, «ma certamente la cura per il proprio aspetto fisico può diventare esasperata e quindi patologica. Molte malattie psichiatriche, del resto, sono comportamenti normali portati all’eccesso».
Quand’è allora che si supera il confine tra il giusto riguardo per come si appare e l’esagerazione? Risponde Federici: «Quando il corpo diventa la trasposizione di una sofferenza di altra natura, che non si è mai affrontata. A chi si concentra in maniera ossessiva nella propria apparenza, devo chiedere: come mai tanta solitudine, tanta fragilità?».

Fare i conti con la longevità
Rossana De Beni, già professoressa di Psicologia all’Università di Padova e presidente della Società italiana di psicologia dell’invecchiamento, ha appena dato alle stampe Vivere a lungo, vivere bene (Città Nuova), un manuale divulgativo su come affrontare la terza età a testa alta e cuore leggero. «Il problema dell’invecchiamento», dice, «nasce da una novità grandiosa: la longevità. Fino a qualche decennio fa la vita media è stata molto più breve e non siamo attrezzati, mentalmente e culturalmente, a sperimentare il nostro declino così a lungo».

La buona notizia è che l’età avanzata non è solo declino o rinunce. «Molti importanti studi longitudinali hanno confermato una cosa che sembra paradossale: all’aumentare degli anni tende ad aumentare anche il senso di benessere», dice ancora De Beni. «Questo si spiega col fatto che, se da una parte declinano alcune risorse cognitive, per esempio la memoria episodica e la memoria di lavoro, dall’altra migliora la regolazione delle emozioni e aumenta la capacità di selezionare esperienze emotivamente significative. Ci può essere inoltre un nuovo senso di libertà: quando ci rendiamo conto che il tempo che ci resta è limitato, possiamo accoglierlo come un dono e sentirci liberi dalla prestazione, dalla rincorsa dell’effimero, per concentrarci su ciò che è importante».
Non si tratta però di qualità che spuntano dal nulla a una certa età. «Valori come la socialità, l’amicizia, gli affetti, vanno coltivati durante il corso della vita», spiega la psicologa. «Numerosi studi mostrano come la solidarietà, la gratitudine, la compassione, mantengono gli anziani di buon umore e in salute».