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La fibrillazione è un’aritmia, ovvero un’alterazione del normale ritmo del cuore. In condizioni normali, il muscolo cardiaco si contrae in modo regolare e coordinato per pompare il sangue. Durante una fibrillazione, invece, il cuore riceve impulsi elettrici caotici e disorganizzati: il muscolo, anziché contrarsi in modo efficace, freme (o, appunto, fibrilla), perdendo la sua normale capacità di pompa. Bisogna distinguere tra fibrillazione atriale e ventricolare, queste due forme condividono il termine “fibrillazione” ma definiscono patologie e scenari clinici completamente diversi.
Concentriamoci quindi sulla fibrillazione atriale che è l’aritmia più frequente nella popolazione anziana e non causa quasi mai un arresto cardiaco immediato. Tuttavia, se trascurata, riduce la qualità della vita, aumenta il rischio di scompenso cardiaco e può aumentare di ben cinque volte il rischio di ictus cerebrale.
Fattori di rischio
La fibrillazione atriale è raramente congenita (cioè presente dalla nascita), sebbene possa esserci una predisposizione familiare. È infatti, quasi sempre, una patologia acquisita. I fattori di rischio sono ben noti: l’età avanzata (il rischio aumenta significativamente dopo i 65 anni), l’ipertensione arteriosa, l’obesità, il diabete, la sindrome delle apnee notturne e uno stile di vita scorretto, in particolare l’abuso di alcol e il fumo.
Prevenzione
Le recenti linee guida cardiologiche sottolineano che la correzione degli stili di vita può significativamente ridurne il rischio di insorgenza. Mantenere il peso forma, svolgere regolare attività fisica, seguire una dieta bilanciata e tenere sotto stretto controllo la pressione arteriosa sono passi decisivi per prevenire la comparsa dell’aritmia.
Gli esami
L’esame cardine è l’elettrocardiogramma (Ecg). Tuttavia, poiché l’aritmia a volte va e viene (forma parossistica), un singolo elettrocardiogramma potrebbe non individuarla. In questi casi ricorriamo all’Ecg holter, che registra il ritmo per 24 ore o più. Oggi, un grande aiuto nello screening precoce arriva anche dalle nuove tecnologie, come gli smartwatch validati per uso medico, in grado di segnalare anomalie del ritmo.
I sintomi
Spesso la fibrillazione atriale è completamente silente. Molti pazienti non avvertono alcun cardiopalmo (il “cuore in gola”) o affanno, e scoprono di avere una fibrillazione atriale in modo del tutto casuale durante una visita di routine. Proprio per questo motivo, lo screening detto opportunistico, per esempio la semplice abitudine di misurarsi il battito dal polso, è fortemente raccomandato per tutti gli over 65. Se all’automisurazione il battito risulta irregolare è sempre bene approfondire con una visita cardiologica.
Cura
Il trattamento moderno si basa su tre pilastri.
• Prevenzione dell’ictus: utilizzo di farmaci anticoagulanti per fluidificare il sangue ed evitare la formazione di coaguli negli atri.
• Controllo dei sintomi: impiego di farmaci antiaritmici o beta-bloccanti per rallentare il battito o ripristinare il ritmo normale.
• Gestione delle patologie associate: curare ipertensione, diabete e sovrappeso. Spesso i farmaci, uniti a un buono stile di vita, garantiscono un’ottima qualità di vita, ma non sempre riescono a bloccare le crisi aritmiche a lungo termine.
L’ablazione
Se i farmaci non sono efficaci o sono mal tollerati, l’opzione più moderna è l’ablazione transcatetere. Attraverso dei sondini inseriti dalle vene dell’inguine fino alle camere cardiache, il cardiologo va a disattivare (con calore o freddo) le microscopiche aree del cuore che generano i cortocircuiti. Ha percentuali di successo elevate, offrendo spesso una remissione completa dei sintomi. Tuttavia, la malattia rimane una condizione cronica legata all’invecchiamento del cuore, che richiede comunque controlli periodici ed è soggetta a recidive.
Testo raccolto da Angese Pellegrini











