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Ll mio medico “preferito”? Il cardiologo. Ci vado spesso». Andrea Roncato, 79 anni, popolare attore comico, di recente nelle sale con il film Il Principe della Follia di Dario D’Ambrosi, sposato dal 2017 con Nicole Moscariello, svela il perché della sua grande attenzione per il cuore.
Andrea Roncato, come mai va spesso dal cardiologo?
«Soffro di lievi aritmie, che non mi hanno mai dato problemi o disturbi, ma mi controllo perché credo nella prevenzione».
Come se n’è accorto?
«In realtà, io non l’avevo mai sospettato. Non ho mai sentito battere il cuore in ritardo, non ho mai sperimentato le palpitazioni… Sono una persona che corre, salta, salgo a piedi le scale velocemente e non ho mai percepito il cuore battere forte. Casomai, se devo fare i gradini, mi fanno male le gambe. Sa, alla mia età ho un po’ di artrosi. Invece, è stato il mio cardiologo ad accorgersene…».
E come?
«Con un normale elettrocardiogramma di routine, circa sette anni fa. Poi mi ha prescritto una prova da sforzo, che ha confermato la diagnosi: fibrillazione atriale. Ora prendo dei farmaci e la situazione è sotto controllo, ma se non fossi stato maniaco nell’eseguire controlli di prevenzione non me ne sarei mai accorto, perché appunto non ci sono stati sintomi».
Ha avuto casi in famiglia?
«Forse mia nonna, ma ai suoi tempi non c’erano controlli approfonditi e nemmeno prevenzione. Io però da piccolo avevo un soffio, quindi diciamo che il cuore è un po’ il mio tallone d’Achille».
Oltre ai farmaci, il medico le ha dato qualche raccomandazione?
«È sempre bene curare l’alimentazione, ma nel mio caso non ce n’è bisogno, perché bevo poco vino, non tocco superalcolici, non mangio carne rossa. In tavola a casa mia c’è quasi sempre pesce, mi piace molto la verdura cotta e, se mangio un primo, prediligo gli spaghetti con pomodoro semplice, o addirittura con l’olio e parmigiano. Non rinuncio ai tortellini al sugo o in brodo, eh? Sono il mio piatto preferito. Quando lavoro, sono costretto ad andare al ristorante, ma anche in quel caso sono molto coscienzioso: un po’ di pesce e verdura cotta o un semplice primo piatto».
Fa attività fisica?
«L’anno scorso ho girato otto film, sei quest’anno: vale come attività fisica? Sul set, spesso, iniziamo a girare a mezzogiorno e andiamo avanti fino a notte fonda, stiamo ore e ore in piedi. Quindi, la mia palestra è il set. Anche perché credo che alla mia età uno degli sport migliori sia la camminata: puoi gestirne l’intensità e non sollecita troppo le articolazioni. A essere sincero, però, c’è un altro sport che mi piace…».
Quale?
«Ho scoperto il golf. A maggio scorso è uscito un film, dal titolo Il tempo è ancora nostro, per la regia di Maurizio Matteo Merli, in cui interpreto un maestro di golf che combatte la dipendenza dalla droga del figlio proprio attraverso questa pratica sportiva. E così mi sono appassionato anche io: si tratta di una disciplina che allena il corpo ma anche la mente».
Già, la mente è un altro aspetto importante per il benessere…
«Vero, e io posso dire di essere sereno: ho una moglie che amo e poi ho trovato l’elisir di lunga vita».
Davvero? Vuole svelarcelo?
«Gli animali. Vivere con loro allunga la vita, almeno la mia, spero».
Quanti animali ha in casa?
«Ormai non li conto più. Ho cani, gatti, perfino un tacchino».
Un tacchino?
«Sì, sì, è un vero portento. Di solito, i tacchini vivono otto anni, il mio è arrivato a 14 anni! È stato male, mia moglie Nicole gli ha dato gli integratori ed è tornato come nuovo».
In altre parole, lei vive in uno zoo…
«Diciamo che vivo in una fattoria, circondato dal verde, a 20 minuti dal centro di Roma. Gli animali, del resto, sono una passione di famiglia. Mia moglie è presidente del Movimento anti sperimentazione esseri senzienti. Li amiamo davvero: ti offrono calore, amore, ti costringono a essere attivo e, almeno per me, sono una potente medicina. Ogni volta che ho dei momenti no, mi sdraio con i miei cani sul divano, e mi sento pronto per combattere contro un esercito fortissimo!».
Bastano gli animali, per guarire?
«No, ovviamente ci vogliono le medicine, però gli animali aiutano. Così come è importante la volontà, la determinazione e l’amore della famiglia e degli amici: avere qualcuno che ci vuole bene, che ci pensa, aiuta a combattere ogni avversità della vita. Io sono fortunato, perché mi guadagno da vivere facendo il mestiere che più mi piace, e quando vado a lavorare sono felice, mi sento in pace con il mondo. Ecco, anche essere soddisfatti della propria professione contribuisce a star bene. Smettere di essere in attività, non avere più sogni o entusiasmo, fa invecchiare prima e ci uccide. Come diceva un detto popolare: la morte deve trovarci vivi».
Lei ha avuto una vita ricca: ha dei rimpianti?
«Assolutamente no. Non ho rimpianti, perché nella vita ognuno di noi compie azioni positive e altre negative. Si può sempre sbagliare, ma l’importante è avere la volontà di fare meglio. Sbagliare non è negativo, anzi. È dagli errori che si migliora. Quindi, se tornassi indietro, rifarei tutte le cose belle che ho fatto, ma anche tutti gli errori che ho commesso, perché quello che sono adesso lo devo anche agli sbagli».
Lei ha raccontato di aver superato un momento difficile con la droga…
«Sì, ma i giornali ci hanno ricamato sopra. Parlare di sesso, droga e rock and roll fa vendere di più. Ho ammesso di aver frequentato cattive compagnie, dove girava droga. Ma dopo poco tempo mi sono allontanato di mia volontà, perché ho capito che mi stavo soltanto rovinando. L’ho raccontato senza problemi in televisione, pensando di poter aiutare qualcuno che era caduto nella mia stessa spirale. E invece da allora si parla solo di questo, come se fossi ancora un drogato, cosa che invece non è assolutamente vera, e girano ancora online articoli di questo tenore, che servono soltanto per avere dei like».
È vero che suo padre era sacrestano?
«Sì, nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Bologna, e io fino a 30 anni ho vissuto in una casa adiacente alla canonica. Mio padre con il parroco organizzava, vicino Bolzano, le vacanze per le famiglie che avevano difficoltà economiche. Mi ricordo le mie infanzie sempre indaffarato per dare una mano agli altri. In chiesa ho imparato a suonare l’organo (i miei primi soldi li ho guadagnati suonando ai matrimoni) e so a memoria la messa in latino. E questo mi è stato molto utile quando ho dovuto interpretare un parroco che aiutava l’amico commissario a investigare sui delitti misteriosi, nella serie televisiva degli anni Ottanta Don Tonino».
Lei quindi ha assimilato da piccolo sani valori. Oggi nel mondo li ritrova?
«Sempre meno, purtroppo. Vedo tanta cattiveria in giro. C’è poco rispetto per sé stessi e per gli altri, ma anche per il Creato, che stiamo distruggendo, senza pensare che quando noi roviniamo un albero, quell’albero che vediamo non è altro che Dio, che noi adoriamo senza vederlo. Stiamo rovinando il mondo e noi stessi».
E per stare bene, allora, che cosa occorre?
«Vivere in armonia con sé stessi, con gli altri, con gli animali e l’ambiente. Volersi bene e voler bene agli altri. Tenersi in attività, fisica e mentale. E soprattutto fare prevenzione: la medicina ha fatto passi avanti giganteschi, ma qualsiasi malattia, se presa troppo tardi, è difficile da curare, nonostante i progressi della scienza. Il segreto è prevenire».















