Prima o poi con l’ansia dobbiamo tutti fare i conti. Che sia passeggera, frequente o costante nella nostra vita, è una condizione che attraversa l’esistenza senza eccezioni, dall’adolescenza alla terza età. Il segreto per non soccombere è riconoscerne i segnali e affrontarla con strategie mirate, rivolgendosi a uno specialista se dura troppo nel tempo. E i farmaci attualmente a disposizione sono efficaci e ben tollerati.

«Tutti nella vita in molte circostanze proviamo ansia, la preoccupazione eccessiva per qualcosa che spesso non riusciamo neanche a definire, ma suscita in noi paura e angoscia», spiega Antonio Vita, presidente (area universitaria) della Società italiana di psichiatria e ordinario di Psichiatria all’Università di Brescia. «Lo stato ansioso è caratterizzato da due componenti: una di tipo psichico, che definiamo “attesa apprensiva”, e l’altra invece somatica, legata all’attivazione del sistema neurovegetativo, che provoca sintomi fisici come tachicardia, sudorazione, lieve senso di perdita di equilibrio, tremore, a volte disturbi gastrointestinali».
Fin qui tutto normale, a volte può succedere. Ma se tali manifestazioni durano a lungo, allora scatta l’allarme: «In questo caso parliamo di “disturbo d’ansia”, che ha un impatto sul funzionamento della persona, incidendo in modo pesante sulla sua qualità di vita. E servono cure specifiche».

L’attacco di panico
In Italia i disturbi d’ansia coinvolgono circa il 5-6% della popolazione. Tra questi i principali sono:
• il disturbo di panico,
• il disturbo d’ansia generalizzata (in sigla Gad),
• il disturbo da ansia sociale.
«Il più frequente in assoluto è il disturbo da panico», chiarisce Guido Di Sciascio, presidente della della Società italiana di psichiatria (area territoriale) e direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Asl di Bari. «L’attacco di panico è la prima manifestazione del problema, il momento acuto, in cui la persona, oltre a sintomi fisici come tachicardia, fame d’aria, dolore al petto, vertigini, ha la sensazione di perdere il controllo, quasi di impazzire e spesso anche di morire. A questo segue, nella maggior parte dei casi, una serie di comportamenti di evitamento, dettati dalla paura che l’episodio si ripeta, che hanno un impatto negativo notevole, non solo sulla vita di relazione ma anche su quella lavorativa dell’individuo».

Le cure che funzionano
Le soluzioni ci sono e, nel caso di cure prolungate, prevedono spesso l’associazione di psicoterapia e farmaci. Nell’immediato, però, il trattamento farmacologico è la prima scelta. «In una situazione acuta il farmaco è preferibile per la rapidità di azione, che permette di eliminare i sintomi dell’ansia in tempi ragionevoli», spiega Di Sciascio. «La psicoterapia può essere associata successivamente».
Quali farmaci abbiamo a disposizione? Le molecole più efficaci appartengono a due grandi categorie: gli ansiolitici e gli antidepressivi.
Gli ansiolitici. Le benzodiazepine (come diazepam, lorazepam, alprazolam) sono gli ansiolitici per eccellenza. «Hanno il vantaggio di essere rapidissimi nell’insorgenza dell’azione terapeutica e in pochi minuti migliorano i sintomi, placando l’agitazione e riducendo lo stato di tensione», specifica Vita. «Il loro limite sta nel fatto che non vanno utilizzati a lungo termine, in quanto possono creare dipendenza, non garantendo poi la stessa efficacia nel tempo. Vanno presi per la crisi acuta, al massimo per qualche giorno».
Gli antidepressivi. «Pur essendo molecole messe a punto per curare la depressione, molte hanno anche una indicazione specifica nel trattamento dei disturbi d’ansia, risultando efficaci su pazienti di ogni età», aggiunge Di Sciascio. «Agiscono sul medio-lungo periodo e possono essere utilizzati per mesi, con pochi effetti collaterali». Il riferimento è a quelli di seconda generazione: in sigla gli Ssri e gli Snri. I primi (per esempio, fluoxetina, fluvoxamina, sertralina, citalopram, escitalopram, paroxetina) sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina: bloccano il riassorbimento della serotonina, definita come “l’ormone del buonumore”, aumentandone la disponibilità nel cervello. I secondi sono inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina (tra cui venlafaxina, duloxetina, desvenlafaxina) e agiscono su due neurotrasmettitori, serotonina e noradrenalina.

Dormire bene

Quali molecole aiutano a combattere l’insonnia

Quali molecole aiutano a combattere l’insonnia
Quali molecole aiutano a combattere l’insonnia

Terapie per i senior
Le persone anziane hanno bisogno di un’attenzione particolare. L’ansia può prendere il sopravvento nell’ultima parte della vita, manifestandosi con sintomi fisici (dolori, cefalea, disturbi digestivi) che non vanno confusi con quelli di malattie già presenti. Inoltre, spesso, negli over 70 l’ansia si associa alla depressione e si è più restii a iniziare un percorso psicoterapico. Per questo agire con i farmaci giusti è fondamentale, tenendo conto del fatto che spesso si tratta di pazienti già in cura con altri medicinali per patologie differenti.
«Negli anziani ansiosi gli antidepressivi trovano lo loro massima applicazione», dichiara Antonio Vita. «Lo evidenzia una recente revisione scientifica, pubblicata su Lancet Psychiatry, che ha analizzato ben 19 studi, coinvolgendo pazienti dai 60 anni in su. L’efficacia degli Ssri e, in seconda battuta, degli Snri è stata confermata, mentre le evidenze scientifiche riguardo alle benzodiazepine sono scarse. Non dimentichiamo che queste ultime nell’anziano possono risultare dannose dal punto di vista del funzionamento cognitivo, aumentando anche il rischio di perdita dell’equilibrio e quindi di cadute».

Molecole in arrivo
Le ricerche su nuove opzioni terapeutiche per l’ansia continuano. «Si stanno rivelando efficaci gli antagonisti dell’orexina, ormone implicato nel ciclo sonno-veglia e nella modulazione della fame, come il suvorexant, nati per curare l’insonnia cronica», dice Di Sciascio. «Tra i prodotti allo studio c’è uno spray nasale a base di fasedienolo, che avrebbe un’azione importante sul controllo delle fasi acute di ansia. Da diversi anni si osserva l’azione dei neurosteroidi, in particolare del sistema estradiolo-progesterone, nella modulazione dei disturbi d’ansia. Sono molti anche i lavori scientifici che riguardano l’azione dei farmaci psichedelici: come evidenzia un recente studio su Jama queste molecole potrebbero rappresentare una rivoluzione nel trattamento della depressione, ma anche in quello di alcuni disturbi d’ansia».