Sembra incredibile: un virus che si prende durante l’infanzia, quello della varicella, può contribuire a far venire la demenza quando si diventa anziani. Ma un modo di aiutare il proprio cervello c’è ed è vaccinarsi contro l’herpes zoster. Lo descrive uno dei più vasti studi mai condotti sul legame tra il vaccino e la prevenzione della demenza.
I ricercatori della Stanford University hanno analizzato le cartelle cliniche elettroniche di oltre 100 milioni di persone negli Stati Uniti tra il 2007 e il 2023, e hanno scoperto che chi si è vaccinato contro il virus varicella-zoster ha mostrato un rischio di sviluppare demenza inferiore del 27-33% nei tre anni successivi alla vaccinazione. Il lavoro è stato pubblicato su una rivista prestigiosa, Nature Medicine (ad aprile 2025).

L’infezione silenziosa
L’herpes zoster è causato dallo stesso virus che provoca la varicella nei bambini: il Varicella zoster virus. Dopo l’infezione primaria, il virus resta silente nei gangli nervosi per anni, a volte per decenni. Con l’invecchiamento o in condizioni di stress o immunodepressione, può riattivarsi e causare il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio: vescicole dolorose, bruciori, formicolii e dolori neuropatici.

«Spesso il sistema immunitario riesce a tenere il virus sotto controllo», spiega Pascal Geldsetzer, uno dei ricercatori che ha firmato lo studio su Nature Medicine. «Ma quando la riattivazione è completa, emergono i sintomi e, secondo i dati, anche un possibile aumento del rischio di demenza negli anni successivi». L’indagine ha rilevato che le persone che avevano sperimentato più episodi di herpes zoster avevano un rischio dal 7 al 9% più elevato di sviluppare demenza da tre a nove anni dopo la seconda infezione, rispetto a chi aveva avuto un solo episodio.
Entrambe le versioni del vaccino – quella a virus vivo attenuato (Zostavax) e quella più recente con virus inattivato/ricombinante (Shingrix) – sembrano esercitare un effetto protettivo non solo contro le riattivazioni, ma anche contro il deterioramento cognitivo. Per esempio, nei dati disponibili, coloro che avevano ricevuto due dosi di Shingrix avevano un rischio di demenza inferiore rispetto a chi aveva ricevuto una sola dose di Zostavax.

Il mistero della connessione
Ma come può un virus che provoca vescicole nei bambini interferire con la salute del cervello? Le ipotesi sono diverse.
Una teoria suggerisce che il virus, anche quando non causa sintomi evidenti, si riattivi in modo subdolo colpendo le aree cerebrali implicate nella memoria e nelle funzioni cognitive.
Un’altra spiegazione chiama in causa la risposta infiammatoria dell’organismo: quando il virus riemerge, anche solo parzialmente, il sistema immunitario scatena una tempesta di molecole infiammatorie che, nel tempo, possono avere effetti tossici sui neuroni. «Non è detto che il virus attacchi direttamente il cervello», ha chiarito sul quotidiano The Washington Post Anupam Jena del Massachusetts General Hospital. «Potrebbe essere la risposta infiammatoria, più che l’infezione in sé, a contribuire ai danni neuronali». Oppure, ipotizza Jena, potrebbero essere coinvolti i farmaci antivirali o antidolorifici utilizzati per trattare l’herpes zoster: «Non lo sappiamo ancora. Ma ciò che emerge con forza è che vaccinarsi riduce la probabilità che il virus si riattivi e, di conseguenza, il rischio di danni collaterali sul cervello».
Fino a pochi anni fa, prevenire la demenza significava concentrarsi su dieta, attività fisica, sonno, socialità, stimolazione cognitiva. Ora si aggiunge una nuova possibilità: il controllo delle infezioni virali latenti.

Come si fa in Italia
In Italia, con l’approvazione del Piano nazionale vaccinale avvenuta nel 2017, per i bambini è diventata obbligatoria la vaccinazione contro la varicella, volta a impedire anche il primo incontro con il virus e quindi lo sviluppo, in futuro, del fuoco di Sant’Antonio. Il virus Varicella zoster colpisce infatti solo chi non è stato vaccinato in età infantile.
• Da noi esiste per gli adulti la possibilità di sottoporsi al vaccino specifico, che è in grado di ridurre in maniera molto efficace il rischio di sviluppare lo zoster e la nevralgia post-erpetica, una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia.
• In Italia la vaccinazione è gratuita e raccomandata negli over 65 o nei soggetti a rischio, anche se più giovani.
È indicata sopra i 50 anni di età in chi ha contratto la varicella in età pediatrica. Costa intorno ai 200-300 euro (con una variabilità in base al centro e alla regione che si scelgono). Sotto i 65 è adatto il vaccino ricombinante, non contenente virus vivo, in due somministrazioni per via intramuscolare (la seconda a distanza tra i 2 e 6 mesi).
La vaccinazione copre per la vita. La sua efficacia, misurata da studi clinici randomizzati e controllati, è molto alta: 91% contro l’herpes zoster e 89% contro la nevralgia post erpetica su 16.596 partecipanti di età superiore ai 70 anni. Esiste anche un altro vaccino, con virus attenuato, che si somministra in un’unica dose per via sottocutanea nel muscolo deltoide (nel braccio).