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Harrison Ford ha dovuto rinunciare al ruolo di presentatore degli Oscar 2025 per l’herpes zoster, nome scientifico del fuoco di Sant’Antonio. All’attore, 82 anni, è stata diagnosticata la malattia, dolorosa e contagiosa, e così ha dovuto declinare l’invito.
«Si è notato un aumento della patologia nella popolazione adulta dopo la pandemia», dice Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano e professore associato di Igiene all’Università degli Studi. «Il vaccino, a cui fino a ora accedevano in pochi, è una risorsa importantissima per prevenire un problema sempre più diffuso».
Il virus della varicella
Il fuoco di Sant’Antonio è l’infezione di uno o più nervi causata dal Varicella-Zoster (Vzv), lo stesso virus che provoca la varicella nei bambini. La persona guarisce ma il microrganismo rimane silente nel tessuto nervoso e può riattivarsi anche a molti anni di distanza dall’episodio di malattia esantematica. «La peculiarità sta nel fatto che il virus della varicella viene eliminato in ogni parte del corpo, a conclusione dell’infezione, tranne che in alcuni distretti», continua Pregliasco. «Il microrganismo rimane latente nei gangli nervosi dorsali adiacenti al midollo spinale e nel ganglio alla base del cranio». In determinate situazioni si riattiva e si traduce in una manifestazione cutanea acuta, caratterizzata da arrossamento e comparsa di vescicole, soprattutto su torace e addome.
«Si stima che una persona su dieci avrà almeno un episodio di herpes zoster in età adulta», scrivono gli esperti dell’Istituto superiore di sanità. «Pur non essendo pericoloso per la vita, può essere molto doloroso. La vaccinazione riduce il rischio di svilupparlo mentre l’avvio della cura in tempi rapidi può accorciare i tempi dell’infezione e ridurre la possibilità che si verifichino complicazioni».
La profilassi
Con l’approvazione del Piano nazionale vaccinale avvenuta nel 2017, per i bambini è diventata obbligatoria la vaccinazione contro la varicella, volta a impedire anche il primo incontro con il virus e quindi lo sviluppo, in futuro, del fuoco di Sant’Antonio. Il virus Varicella-Zoster colpisce infatti soltanto chi non è stato vaccinato in età infantile.
Esiste per gli adulti la possibilità di sottoporsi al vaccino specifico, che è in grado di ridurre in maniera molto efficace il rischio di sviluppare il fuoco di Sant’Antonio e la nevralgia post-erpetica, una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia. In Italia la vaccinazione è gratuita e raccomandata negli over 65 o nei soggetti a rischio, anche se più giovani, ma è indicata sopra i 50 anni di età per chi ha contratto la varicella in età pediatrica: L’immunizzazione costa intorno ai 200 euro.
«Dal 2021 è disponibile un nuovo vaccino ricombinante, più specifico e completo, contro l’herpes zoster», dice Pregliasco. «Si tratta di un vaccino non contenente virus vivo, adatto a essere somministrato per via intramuscolare alle persone oltre i 50 anni d’età e alle persone più giovani con un rischio di malattia elevato, non avendo controindicazioni nelle persone con il sistema immunitario indebolito. Si esegue in due somministrazioni (la seconda a distanza tra i due e i sei mesi) e copre per tutta la vita. La sua efficacia, misurata da studi clinici randomizzati e controllati, è molto alta: 91% contro l’herpes zoster e 89% contro la nevralgia post-erpetica su 16.596 partecipanti di età superiore ai 70 anni».
Esiste anche un altro vaccino, con virus attenuato, che si somministra in un’unica dose per via sottocutanea nel muscolo deltoide (nel braccio).
Le precauzioni
Chi ha l’herpes zoster è contagioso e può trasmettere il virus a quanti nella loro vita non hanno mai contratto il virus o non si sono vaccinati. «La malattia, al contrario della varicella che si trasmette per via respiratoria, è contagiosa per contatto diretto con le vescicole», continua Pregliasco. «Nell’arco di una settimana compaiono le croste e, trascorsi i sei giorni, non si è più contagiosi».
Le difese basse
All’origine di una riattivazione del virus in forma di fuoco di Sant’Antonio si ritiene ci sia un improvviso abbassamento delle difese immunitarie, che può a sua volta essere dovuto a:
• severo stress psico-fisico;
• determinati trattamenti farmacologici;
• patologie che colpiscono il sistema immunitario;
• eccessiva esposizione ai raggi solari;
• età avanzata.
I sintomi
La principale manifestazione dell’herpes zoster è uno sfogo cutaneo doloroso, somigliante a una placca allungata, ricoperta di vescicole, che compare in genere su un lato del corpo, più di frequente del torace o dell’addome, ma che può presentarsi ovunque, viso e occhi compresi. «Pur non essendo una condizione che mette a rischio la vita del paziente, può essere particolarmente dolorosa e lunga, protraendosi anche per due-quattro settimane», dice Pregliasco. Ecco nel dettaglio i sintomi caratteristici dell’infezione:
• presenza di un’area cutanea eritematosa dalla forma allungata, simile a una fascia, e ricoperta di vescicole pruriginose e piene di liquido, come quelle della varicella;
• dolore forte, bruciante e lancinante;
• mal di testa;
• febbre;
• brividi;
• dolori di stomaco;
• spossatezza.
«Il fuoco di Sant’Antonio presenta un 5% di ricadute sulla totalità dei pazienti colpiti e una buona quota di questa percentuale, circa il 10%, sperimenta mialgie e dolori che proseguono anche per un anno o due», precisa il professore. «I dolori, per i pazienti che fanno parte di questa piccola percentuale, sono traducibili in una sensazione di frustata nell’area interessata dello sfogo cutaneo, perché le radici dei nervi colpiti sono quelli sensitivi. I più sfortunati sono quelli in cui il virus si annida nella zona del trigemino (la più grande terminazione nervosa all’interno del cranio) e peggiora ancora nel ganglio oculare, in cui il dolore raggiunge livelli altissimi».
Le terapie indicate
Nella maggior parte dei casi, per riconoscere lo zoster è sufficiente la visita, con l’osservazione dell’eruzione cutanea, che ha solitamente caratteristiche ben distinguibili. In certi casi, se i sintomi non sono chiari, per esempio se non è presente alcuno sfogo sulla pelle oppure è molto più esteso del previsto, il medico può prescrivere alcuni esami di laboratorio. Il più comune è la ricerca nel sangue degli anticorpi IgM, quelli che il corpo produce immediatamente per contrastare l’agente virale. Si può comunque anche cercare direttamente il virus in un campione di liquido prelevato dalle vescicole.
La terapia per questo tipo di patologia prevede l’utilizzo iniziale di farmaci antivirali, che contribuiscono a bloccare la proliferazione del virus e accorciare così il decorso della malattia. «Qualora il caso trattato venga interessato da forti mialgie post-erpetiche, si può arrivare a usare anche antidepressivi preciclici e antidolorifici, per superare la fase acuta del dolore», dice Pregliasco.
Si possono applicare creme o gel antinfiammatori sulle lesioni eritematose per alleviare il prurito. Può essere utile indossare indumenti larghi e fare un bagno con acqua fresca, avendo comunque cura di mantenere l’eruzione cutanea sempre pulita e asciutta per limitare il rischio di sovra-infezioni batteriche.









