Soffro di nevralgia del trigemino da alcuni anni. I farmaci mi aiutano sempre meno e iniziano a manifestarsi effetti collaterali pesanti. Ho sentito parlare di radiochirurgia: per quali pazienti è indicata e quali risultati si possono realisticamente aspettare?
Sabrina C.

La risposta di Pantaleo Romanelli, neurochirurgo, consulente scientifico presso il Centro diagnostico italiano (Cdi) di Milano

La nevralgia del trigemino è una delle forme di dolore più intense in assoluto: scariche improvvise al volto, scatenate anche da gesti quotidiani come parlare o lavarsi i denti. La prima linea di trattamento resta farmacologica ma in una quota di pazienti i farmaci perdono efficacia nel tempo o non sono tollerati.
In questi casi si possono valutare procedure interventistiche. La radiochirurgia stereotassica con sistema CyberKnife è un’opzione non invasiva indicata soprattutto per pazienti con dolore resistente ai farmaci, per persone anziane o fragili, o per chi presenta condizioni che rendono più rischiosa la chirurgia tradizionale, come la decompressione microvascolare.

Una sola seduta
Il trattamento consiste nell’irradiare con estrema precisione un piccolo segmento del nervo trigemino alla base del cranio, senza incisioni né anestesia, in un’unica seduta. L’obiettivo è interrompere selettivamente la trasmissione del dolore, preservando la sensibilità del volto. I dati clinici oggi disponibili sono solidi: su 426 pazienti trattati con un protocollo omogeneo, con follow up medio superiore ai cinque anni e fino a 12 anni, circa il 70% è risultato completamente libero dal dolore e oltre il 90% ha ottenuto un miglioramento significativo. Nei casi di recidiva è possibile valutare un secondo trattamento a dose ridotta, con ulteriore beneficio nel giro di alcuni mesi.

Una scelta personalizzata
Le complicanze sono rare, si tratta principalmente di disturbi sensoriali al viso chiamati parestesie, più comuni nei pazienti sottoposti a un secondo trattamento. Le parestesie vengono descritte come una sensazione fastidiosa sul viso e non costituiscono un vero e proprio dolore. In casi molto rari si possono sviluppare disestesie, molto più fastidiose. Il trattamento nel complesso rimane comunque molto ben tollerato nella grande maggioranza dei pazienti.
È importante sottolineare che la scelta va personalizzata: età, condizioni generali, durata e caratteristiche del dolore, risposta ai farmaci e aspettative del paziente devono essere valutate in un percorso di presa in carico multidisciplinare. La radiochirurgia non sostituisce tutte le altre opzioni, ma rappresenta oggi una possibilità efficace e sicura a lungo termine per una quota ben definita di pazienti.