Marilyn Monroe avrebbe compiuto cento anni l’1 giugno 2026. In queste settimane sarà ovunque senza esserci. Al Mudec di Milano si terrà la mostra dedicata alle sue foto “Beyond the icon” (A Centennial Tribute by Guess), fino al 24 giugno. Ma la celebrazione è globale, da Zurigo a Parigi. Londra le dedica “Marilyn Monroe: A Portrait” alla National Portrait Gallery (4 giugno–6 settembre 2026), l’Academy Museum di Los Angeles espone centinaia di oggetti e materiali d’archivio in “Marilyn Monroe: Hollywood Icon” (31 maggio 2026 - 28 febbraio 2027). Per non parlare dei libri e dei social.
La star non è un ricordo sbiadito, è un simbolo vivo. Il cosiddetto “effetto Marilyn Monroe” è diventato un argomento di punta (trending topic per usare il gergo dei social network) su TikTok, quando una studentessa americana di psicologia, Mikaela Wilson, ha postato un video in cui raccontava come «Marilyn potesse andare in giro e fare le sue commissioni completamente inosservata o, indossando le stesse identiche cose, potesse accendere il suo personaggio e la gente si avvicinava, la riconosceva e lei era improvvisamente sotto i riflettori, una stella».
L’effetto Marilyn Monroe sembra indicare che essere attraenti non è tanto una questione di caratteristiche fisiche. Anche Norma Jeane Mortenson, questo il nome all’anagrafe, aveva dei difetti (o meglio, caratteristiche considerate tali secondo gli stereotipi di bellezza veicolati dai mass media), tra cui cellulite, un ventre non piatto e arti poco tonici. La seduttività che esprimeva era in buona parte una questione di linguaggio non verbale, la capacità di modulare la propria presenza, passando da una dimensione anonima a una carismatica. Si potrebbe parlare di presenza scenica: postura, movimenti, espressioni facciali e un tono della voce in grado di veicolare l’immagine di sicurezza, spavalderia e fascino che vengono immediatamente percepiti dagli altri.

Marilyn lo aveva capito fin da ragazza quando, a 18 anni, aveva cominciato a lavorare come modella. Un personaggio da set fotografico e cinematografico dal quale era in grado di entrare e uscire a piacere.

Il linguaggio del corpo
La psicologa Wilson indica qualche atteggiamento tipico per riprodurre il Marilyn Monroe effect:
• avere un linguaggio del corpo aperto (per esempio, non stare in disparte in una stanza, o non fissare il telefono tutto il tempo);
• tenere una postura con mento alto e spalle indietro;
• stabilire un contatto visivo con le persone;
• non muoversi in modo agitato;
• sorridere.
Allo stesso modo, la voce morbida e quasi sussurrata della diva, memorabile l’intonazione di auguri per il 45° compleanno del presidente Kennedy al Madison Square Garden, contribuiva a creare un effetto di ammiccante intimità. Ma la seduttività di Marilyn, i suoi successi cinematografici e la sua vita glamour tra la Casa bianca, star dello sport e scrittori famosi, raccontano solo la metà della storia; che è invece fatta anche di tormenti, delusioni, abuso di alcol e psicofarmaci. Fino alla tragica morte, sola nella sua abitazione di Los Angeles, a 36 anni, per eccesso di barbiturici.

Un bisogno di piacere
«Marilyn usava la seduzione per il suo disperato bisogno di piacere, di legare a sé gli altri per non essere abbandonata», spiega Paola Pizza, psicologa della moda, già docente all’università di Firenze e ora coordinatrice didattica del Master in Psicologia della moda e dell’immagine di Esr Italia. Per una donna che passò l’infanzia tra famiglie affidatarie e orfanotrofi sentirsi desiderata era quasi una questione di sopravvivenza. «La mancanza di una relazione affettiva genitoriale la portava a cercare continuamente di piacere agli altri», dice ancora Pizza. «La sua maschera di seduzione non era dunque qualcosa di autentico, ma copriva la sua vulnerabilità. E forse il suo fascino derivava anche un po’ da questo, dalla fragilità che si intuiva dietro la facciata. Ma viveva con sofferenza questa condizione di ambiguità: da una lato usava la bellezza, ma dall’altro si sentiva non riconosciuta come attrice».
Nel libro Il coraggio di piacersi (FrancoAngeli), Pizza suggerisce cosa fare per riscoprire la propria autentica bellezza, con una premessa: «Il fascino nasce da dentro di noi, l’aspetto fisico può contribuire, ma ciò che ci rende attraenti è ciò che abbiamo dentro. Perché ci sia seduzione ci vuole un’armonia interna, per piacere agli altri bisogna prima di tutto piacere a se stessi. Marilyn, con il suo sguardo ammiccante, con cui agganciava gli altri, incarnava un modello convenzionale di seduzione, ma c’era ben poco del suo sé autentico».

Come aumentare il proprio appeal
Tra autoconsapevolezza e moda, qualche suggerimento tratto da Il coraggio di piacersi, della psicologa Paola Pizza, per riscoprire la propria bellezza e aumentare il proprio fascino.
Iniziamo liberando la nostra fantasia. Il gioco seduttivo è un elemento costruttivo dei rapporti interpersonali. L’importante è il gioco, non il risultato.
Guardiamo dentro di noi piuttosto che fuori. È dentro di noi che sta il nostro valore. Trasformiamolo in uno stile da indossare che ci renda unici, senza preoccuparci troppo degli altri.
La perfezione è molto lontana dalla seduzione. Giochiamo anche con i nostri difetti, trasformandoli in punti di forza: «Io sono così e te lo faccio vedere».
Amiamo il nostro corpo e coccoliamolo per come è. Superiamo con l’ironia il timore di esporci e la vergogna.
Scegliamo abiti e accessori che ci valorizzano ed esprimono la nostra unicità.
Osiamo con i colori e con gli accessori: è un ottimo modo per comunicare le nostre emozioni.